INTELLIGENZA EMOTIVA NEI BAMBINI: COS’È E COME SVILUPPARLA

INTELLIGENZA EMOTIVA NEI BAMBINI: COS’È E COME SVILUPPARLA
L’intelligenza emotiva nei bambini è la capacità di percepire, capire, usare e gestire le emozioni, proprie e altrui, e si sviluppa gradualmente nei primi anni di vita attraverso le relazioni quotidiane. Non è un tratto fisso con cui si nasce, ma un insieme di abilità che maturano con l’età e che adulti, scuola e famiglia possono aiutare a crescere, con effetti misurabili sul benessere, sui rapporti con i coetanei e sull’apprendimento.
Che cosa significa intelligenza emotiva nei bambini
L’idea di intelligenza emotiva nasce in ambito scientifico con il lavoro di Peter Salovey e John Mayer, che la definiscono come una forma di intelligenza vera e propria, fatta di abilità che si possono misurare. Nel cosiddetto modello delle abilità, l’intelligenza emotiva è la capacità di percepire le emozioni, di usarle per facilitare il pensiero, di comprenderle e di gestirle in sé stessi e negli altri. È questa la definizione che la ricerca usa quando vuole valutare quanto un bambino sappia davvero leggere e maneggiare il mondo emotivo, e si distingue dalle definizioni più ampie e divulgative diffuse a partire dagli anni Novanta da Daniel Goleman, che includevano anche tratti di personalità e motivazione.
La differenza non è solo accademica. Quando l’intelligenza emotiva viene intesa come abilità, la si misura con prove di prestazione, non con questionari su come ci si descrive. In uno studio su 141 adolescenti, per esempio, l’intelligenza emotiva è stata valutata con un test in cui i ragazzi dovevano risolvere problemi emotivi, lungo le branche del percepire, comprendere e gestire le emozioni, e punteggi più bassi risultavano associati a maggiori difficoltà relazionali (Kahn et al., 2016). Per i bambini il principio è lo stesso: contano le abilità che si vedono in azione, non le etichette.
Le componenti dell’intelligenza emotiva secondo Salovey e Mayer
Il modello delle abilità descrive quattro componenti che, nei bambini, compaiono in sequenza e si appoggiano l’una sull’altra.
- Percepire le emozioni: riconoscere le espressioni del viso, il tono di voce e i segnali del corpo, nei volti degli altri e dentro di sé. È la base che compare per prima.
- Usare le emozioni: lasciare che un’emozione orienti l’attenzione e il pensiero, per esempio capire che la rabbia segnala qualcosa di importante o che la curiosità aiuta a esplorare.
- Comprendere le emozioni: dare un nome ai sentimenti, cogliere le cause e prevedere come un’emozione può trasformarsi in un’altra, per esempio dalla delusione alla tristezza.
- Gestire le emozioni: regolare ciò che si prova e si esprime in modo adeguato alla situazione. È l’abilità più matura e quella che si consolida più tardi.
Nei bambini queste componenti non sono tutte presenti fin dall’inizio. Uno studio su 329 bambini tra gli 8 e i 12 anni ha misurato proprio le due abilità di base del modello, la percezione e la comprensione delle emozioni, usando una prova basata sull’interpretazione di scene tratte da film, segno che già a quest’età queste capacità sono valutabili in modo strutturato (Alvarado et al., 2020). La gestione delle emozioni, intesa come abilità specifica, è descritta in modo più approfondito nella pagina dedicata alla regolazione delle emozioni nei bambini, mentre la capacità di accorgersi e dare un nome a ciò che si prova è approfondita nella pagina sulla consapevolezza emotiva. L’intelligenza emotiva è la cornice che tiene insieme queste abilità in un quadro unico.
Come si sviluppa l’intelligenza emotiva nello sviluppo del bambino
L’intelligenza emotiva non arriva tutta in una volta, ma segue lo sviluppo cognitivo e linguistico. Nei primi anni il bambino impara a riconoscere le espressioni di base, gioia, paura, rabbia, tristezza, e a collegarle a ciò che accade intorno. Con la comparsa del linguaggio inizia a dare un nome agli stati d’animo e, più avanti, a capire che persone diverse possono provare emozioni diverse nella stessa situazione. La capacità di gestire e regolare ciò che si prova arriva per ultima e continua a maturare per tutta l’adolescenza, di pari passo con lo sviluppo delle aree del cervello coinvolte nel controllo.
Per questo è importante avere aspettative realistiche. Un bambino piccolo che fatica a frenare un’esplosione di rabbia non manca di intelligenza emotiva, sta semplicemente attraversando una fase in cui la componente di gestione non è ancora matura. È un tema che si incontra di frequente nella pratica quotidiana con i più piccoli, come quando si tratta di gestire i capricci dei bambini. Riconoscere il punto di sviluppo in cui si trova il bambino aiuta l’adulto a sostenerlo senza pretendere capacità che non sono ancora alla sua portata.
Perché l’intelligenza emotiva conta per la crescita del bambino
L’interesse della ricerca per l’intelligenza emotiva nasce dal fatto che si lega a esiti concreti. I bambini con migliori abilità emotive tendono ad avere relazioni più serene con i coetanei e meno problemi di comportamento. Nello studio sui bambini tra 8 e 12 anni, chi otteneva punteggi più alti nelle abilità emotive presentava i livelli più bassi sia di coinvolgimento nel bullismo sia di vittimizzazione, e gli autori ipotizzano che capire meglio le emozioni aiuti a gestire più efficacemente le situazioni di conflitto (Alvarado et al., 2020).
Le abilità emotive contribuiscono anche alla capacità di affrontare le difficoltà. In una ricerca su 164 adolescenti tra i 13 e i 16 anni, le abilità di regolazione emotiva risultavano collegate ai livelli di resilienza, al punto che gli autori suggeriscono che la regolazione delle emozioni possa funzionare come uno strumento utile di fronte alle avversità (Mestre et al., 2017). È un legame che si ritrova nel lavoro educativo sulla resilienza nei bambini. Va detto con onestà che questi studi mostrano associazioni, non prove che l’intelligenza emotiva da sola determini il benessere: contano insieme il temperamento, l’ambiente familiare e le esperienze di vita.
Come favorire l’intelligenza emotiva nei bambini ogni giorno
La buona notizia è che l’intelligenza emotiva si può coltivare, e il primo strumento è la relazione quotidiana. Dare un nome alle emozioni del bambino mentre le vive, accogliere ciò che prova senza sminuirlo e mostrare con l’esempio come si affronta una frustrazione sono gesti semplici che nutrono tutte e quattro le componenti del modello. Anche il modo in cui i grandi reagiscono fa scuola, ed è il motivo per cui imparare a gestire le proprie emozioni con i figli è parte integrante dell’educazione emotiva.
Accanto alla famiglia, anche la scuola ha un ruolo dimostrato. Una sintesi di 213 programmi scolastici di apprendimento socio-emotivo, che hanno coinvolto oltre 270.000 studenti, ha rilevato miglioramenti significativi nelle abilità emotive e sociali, negli atteggiamenti e nel comportamento, con un guadagno nei risultati scolastici pari a circa 11 punti percentili rispetto ai gruppi di controllo (Durlak et al., 2011). Gli effetti erano maggiori quando i programmi seguivano alcune buone pratiche, cioè erano graduali, attivi, mirati ed espliciti su quali abilità insegnare.
Questi risultati si ritrovano anche nei più piccoli. Una rassegna di 79 studi su 18.292 bambini tra i 2 e i 6 anni in contesti educativi ha mostrato che i programmi mirati portavano a miglioramenti nella competenza sociale, nella competenza emotiva e nell’autoregolazione del comportamento, con effetti da piccoli a moderati (Blewitt et al., 2018). Tra le pratiche utili anche a casa rientrano leggere e commentare insieme storie parlando di come si sentono i personaggi, giocare a riconoscere le emozioni dai volti e usare momenti tranquilli per ripensare a un litigio o a una giornata difficile.
Intelligenza emotiva, autostima e gestione dell’ansia
Coltivare l’intelligenza emotiva non significa rendere il bambino sempre calmo o privo di emozioni scomode. Significa aiutarlo a riconoscere ciò che prova e a sentirsi capace di affrontarlo, un’esperienza che alimenta la fiducia in sé stessi e si intreccia con il percorso verso l’autostima e l’autocompassione. Saper dare un nome a un’emozione difficile è anche il primo passo per gestire l’ansia quotidiana, perché un sentimento riconosciuto spaventa meno di uno confuso e senza nome.
Tra gli strumenti che possono accompagnare questo lavoro, anche con i più grandi, c’è la mindfulness, che allena a osservare le proprie emozioni senza esserne travolti. Resta però uno strumento tra i tanti, da proporre in modo adatto all’età e mai come sostituto della relazione educativa quotidiana, che rimane il terreno principale su cui l’intelligenza emotiva cresce.
Quando chiedere aiuto a un professionista
La maggior parte dei bambini sviluppa l’intelligenza emotiva con i propri tempi, dentro relazioni affettuose e attente. In alcuni casi, però, le difficoltà nel riconoscere o gestire le emozioni sono più marcate e persistenti, e si accompagnano a scoppi di rabbia intensi, ritiro sociale, ansia che limita la vita di tutti i giorni o conflitti continui con i coetanei. In queste situazioni un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva aiuta a capire che cosa stia accadendo e a sostenere il bambino e la famiglia con un percorso su misura, senza patologizzare ciò che fa parte della normale crescita.
Un supporto per la crescita emotiva di tuo figlio
Se noti difficoltà persistenti nel modo in cui tuo figlio riconosce o gestisce le emozioni, il poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia offre una valutazione psicologica dell’età evolutiva con professionisti dedicati.
Scopri il poliambulatorioDomande frequenti sull’intelligenza emotiva nei bambini
A che età si sviluppa l’intelligenza emotiva nei bambini
Le prime abilità, come riconoscere le espressioni del viso e collegarle a ciò che accade, compaiono già nei primi anni di vita. Con il linguaggio il bambino impara a dare un nome alle emozioni, mentre la capacità di gestirle e regolarle matura più tardi e continua a svilupparsi per tutta l’adolescenza.
Qual è la differenza tra intelligenza emotiva e regolazione delle emozioni
L’intelligenza emotiva è la cornice generale che comprende il percepire, l’usare, il comprendere e il gestire le emozioni. La regolazione delle emozioni è una delle sue componenti, la più matura, e riguarda specificamente il modo in cui si modula ciò che si prova e si esprime.
L’intelligenza emotiva si può insegnare
Le abilità che la compongono si possono coltivare. Sintesi di numerosi programmi scolastici hanno mostrato miglioramenti nelle abilità emotive e sociali e anche nei risultati scolastici quando l’insegnamento è graduale, attivo ed esplicito (Durlak et al., 2011).
Come posso aiutare mio figlio a sviluppare l’intelligenza emotiva
Dare un nome alle emozioni mentre le vive, accoglierle senza sminuirle, mostrare con l’esempio come si affronta una frustrazione, leggere storie parlando di come si sentono i personaggi e ripensare insieme alle giornate difficili sono tra i gesti quotidiani più utili.
Un bambino con poca intelligenza emotiva avrà problemi da grande
Gli studi mostrano associazioni tra migliori abilità emotive e relazioni più serene o maggiore resilienza, ma non un destino già scritto. Contano insieme il temperamento, l’ambiente e le esperienze, e le abilità emotive possono crescere a ogni età con il sostegno giusto.
Bibliografia
- Alvarado, J. M., Jiménez-Blanco, A., Artola, T., Sastre, S., & Azañedo, C. M. (2020). Emotional intelligence and the different manifestations of bullying in children. International Journal of Environmental Research and Public Health, 17(23), 8842. https://doi.org/10.3390/ijerph17238842
- Blewitt, C., Fuller-Tyszkiewicz, M., Nolan, A., Bergmeier, H., Vicary, D., Huang, T., McCabe, P., McKay, T., & Skouteris, H. (2018). Social and emotional learning associated with universal curriculum-based interventions in early childhood education and care centers: A systematic review and meta-analysis. JAMA Network Open, 1(8), e185727. https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2018.5727
- Durlak, J. A., Weissberg, R. P., Dymnicki, A. B., Taylor, R. D., & Schellinger, K. B. (2011). The impact of enhancing students’ social and emotional learning: A meta-analysis of school-based universal interventions. Child Development, 82(1), 405–432. https://doi.org/10.1111/j.1467-8624.2010.01564.x
- Kahn, R. E., Ermer, E., Salovey, P., & Kiehl, K. A. (2016). Emotional intelligence and callous-unemotional traits in incarcerated adolescents. Child Psychiatry & Human Development, 47(6), 903–917. https://doi.org/10.1007/s10578-015-0621-4
- Mestre, J. M., Núñez-Lozano, J. M., Gómez-Molinero, R., Zayas, A., & Guil, R. (2017). Emotion regulation ability and resilience in a sample of adolescents from a suburban area. Frontiers in Psychology, 8, 1980. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2017.01980
