GESTIRE I CAPRICCI E LE CRISI EMOTIVE DEI BAMBINI: COSA SONO E COSA FARE

coltivare la calma coi bambini

I capricci dei bambini, o tantrum, sono esplosioni emotive normali e attese nei primi anni di vita, non un segno di cattiva educazione o di un bambino “viziato”. Nascono dallo scontro fra il desiderio crescente di autonomia e un cervello ancora immaturo nel governare la frustrazione. La cosa più utile che un adulto può fare non è spegnere il capriccio con premi o punizioni, ma offrire co-regolazione, cioè prestare al bambino la calma che lui non riesce ancora a produrre da solo, finché impara a farlo. In questo articolo vediamo cosa sono i capricci dal punto di vista evolutivo, come è fatta una crisi emotiva e cosa fare passo per passo.

Cosa sono i capricci dei bambini dal punto di vista evolutivo

Quelli che gli adulti chiamano capricci sono, nel linguaggio della ricerca, temper tantrum, cioè esplosioni di rabbia e angoscia che compaiono tipicamente fra il primo e il quinto anno di vita. Non sono un difetto del carattere né un fallimento dei genitori, ma un fenomeno dello sviluppo. Compaiono in una fase in cui il bisogno di autonomia del bambino cresce in fretta e si scontra con richieste dell’ambiente che lui non riesce ancora a gestire, mentre la capacità di regolare le emozioni passa lentamente da un controllo affidato all’adulto a uno interno (Krogh-Jespersen et al., 2022).

Il dato più rassicurante riguarda la diffusione del fenomeno. In un ampio campione di bambini in età prescolare, quasi tutti, l’83,7 per cento, presentavano capricci almeno qualche volta, mentre solo l’8,6 per cento li manifestava ogni giorno (Wakschlag et al., 2012). In altre parole, il capriccio occasionale è la norma statistica di quegli anni, non un’eccezione preoccupante. Lo stesso studio mostra che le manifestazioni lievi sono molto più frequenti di quelle intense, e che le forme più comuni nascono da frustrazioni in contesti prevedibili, per esempio quando si interrompe un gioco o si dice no a una richiesta (Wakschlag et al., 2012).

Come è fatta una crisi emotiva: la struttura del tantrum

Una crisi emotiva non è un blocco indistinto di rabbia che dura finché il bambino non ottiene ciò che vuole. Ha una struttura interna riconoscibile. L’analisi dettagliata di numerose esplosioni emotive ha mostrato che al loro interno convivono due ordini di comportamenti: quelli di rabbia, come gridare, dare calci, spingere o battere i piedi, e quelli di angoscia, come piangere, lamentarsi e cercare conforto (Potegal et al., 2009).

I due ordini di comportamenti seguono andamenti diversi nel tempo. La rabbia sale rapidamente all’inizio e poi tende a calare, mentre l’angoscia resta più distribuita lungo tutta la durata della crisi (Potegal et al., 2009). Questo ha una conseguenza pratica importante. Nei primi secondi, quando la rabbia è al picco, ogni tentativo di ragionare, contrattare o sgridare cade nel vuoto, perché il bambino non è in condizione di ascoltare. Man mano che la rabbia scende, però, emerge sempre più la componente di angoscia e di ricerca di conforto, ed è proprio quella la finestra in cui la vicinanza calma di un adulto diventa efficace. Lo stesso studio osserva inoltre che, nei bambini con maggiore ansia, le crisi tendono a spostarsi verso una quota più alta di angoscia rispetto alla rabbia (Potegal et al., 2009).

Perché capricci e crisi emotive non sono manipolazione

Una lettura diffusa interpreta il capriccio come una strategia con cui il bambino tenta di manipolare l’adulto per ottenere qualcosa. La struttura stessa della crisi suggerisce un quadro diverso. La parte iniziale, dominata dalla rabbia esplosiva, è una scarica che il bambino non controlla, e la coda di pianto e ricerca di conforto è un segnale di disagio, non un calcolo (Potegal et al., 2009). Il bambino piccolo non dispone ancora degli strumenti mentali per modulare in modo intenzionale un’emozione così intensa, perché in questa fase la regolazione è ancora largamente affidata all’esterno, cioè all’adulto che si prende cura di lui (Krogh-Jespersen et al., 2022).

Questo non significa che il comportamento vada assecondato. Significa che l’obiettivo dell’adulto non è vincere un braccio di ferro, ma accompagnare il bambino fuori dalla tempesta e aiutarlo, nel tempo, a costruire da sé gli strumenti per regolarsi. È utile distinguere il capriccio inteso come singola crisi, di cui parliamo qui, dal tema più ampio dello sviluppo della regolazione delle emozioni nei bambini, che riguarda le abilità che il bambino acquisisce lungo tutto il suo percorso di crescita.

Co-regolazione: come l’adulto presta calma al bambino

La co-regolazione è il processo per cui un adulto presta al bambino la calma e l’organizzazione mentale che lui, da solo, non riesce ancora a produrre. In questa fase la regolazione delle emozioni passa gradualmente da un controllo mediato dall’esterno, cioè dal caregiver, a uno interno, e l’adulto funziona come una sorta di regolatore esterno temporaneo (Krogh-Jespersen et al., 2022). Concretamente, quando il bambino è travolto dalla crisi, la voce bassa, il corpo fermo e il volto disteso dell’adulto offrono un punto di riferimento che lo aiuta a riportare in basso l’attivazione.

Il modo in cui le famiglie costruiscono queste abilità è stato descritto attraverso tre vie principali (Morris et al., 2007). La prima è l’osservazione, perché i bambini imparano a gestire le emozioni guardando come gli adulti gestiscono le proprie. La seconda riguarda le pratiche specifiche con cui i genitori reagiscono alle emozioni del bambino, dal modo in cui le nominano al modo in cui le accolgono o le scoraggiano. La terza è il clima emotivo complessivo della famiglia, fatto di stile educativo, qualità della relazione di attaccamento ed espressività emotiva (Morris et al., 2007). In particolare, l’accettazione e il sostegno da parte del genitore si associano, nei bambini, a un repertorio più ampio e più adeguato di strategie per gestire le emozioni (Morris et al., 2007).

Ne deriva un punto spesso trascurato. Per co-regolare un bambino, l’adulto deve prima regolare sé stesso, perché la rabbia o l’esasperazione del genitore tendono ad alimentare la crisi anziché contenerla. Il lavoro su di sé è quindi parte integrante della gestione dei capricci, ed è il motivo per cui vale la pena dedicare attenzione a come gestire le proprie emozioni con i figli e, più in generale, a come affrontare la gestione della rabbia negli adulti.

Cosa fare durante un capriccio: strategie pratiche

Le indicazioni pratiche più solide derivano dalla struttura stessa della crisi. Poiché la rabbia è al picco nei primi istanti e poi cala, mentre l’angoscia resta presente per tutta la durata (Potegal et al., 2009), conviene adattare l’intervento al momento.

Nella fase di rabbia intensa

  • Garantire la sicurezza fisica del bambino e di chi gli sta intorno, allontanando oggetti pericolosi senza bloccarlo se non è necessario.
  • Ridurre le parole. Nel pieno della scarica di rabbia il bambino non è in grado di ascoltare ragionamenti, contrattazioni o rimproveri.
  • Restare presenti e calmi, abbassando la propria voce e il proprio tono anziché alzarli, perché la calma dell’adulto è il principale strumento di co-regolazione (Krogh-Jespersen et al., 2022).

Quando la rabbia scende e resta l’angoscia

  • Offrire vicinanza e conforto, perché in questa fase emerge la ricerca di consolazione (Potegal et al., 2009).
  • Dare un nome a ciò che è successo, con frasi semplici che riconoscono l’emozione senza giudicarla, coerentemente con un atteggiamento di accettazione e sostegno (Morris et al., 2007).
  • Riproporre il limite con fermezza e gentilezza, una volta che il bambino è di nuovo in grado di ascoltare.

Conta anche ciò che accade prima della crisi. Poiché molti capricci nascono da frustrazioni in situazioni prevedibili, come l’interruzione di un’attività o un no (Wakschlag et al., 2012), anticipare i passaggi critici, preavvisare i cambiamenti e ridurre stanchezza e fame attenua la frequenza delle esplosioni. Vale la pena ricordare che la stanchezza fisica e mentale dell’adulto riduce la sua capacità di co-regolare, ed è quindi una variabile da non trascurare.

Quando i capricci diventano un segnale da approfondire

Distinguere un capriccio normale da una difficoltà che merita attenzione non dipende dal fatto che la crisi avvenga, ma da come avviene. Le manifestazioni più comuni e attese nascono da frustrazioni in contesti prevedibili, mentre gli indicatori potenzialmente problematici tendono a essere imprevedibili, prolungati e distruttivi, cioè scollegati da una causa comprensibile, molto lunghi o accompagnati da comportamenti che mettono a rischio il bambino, gli altri o le cose (Wakschlag et al., 2012).

Anche la frequenza è un elemento di orientamento. I capricci quotidiani riguardano una minoranza dei bambini, intorno all’8,6 per cento in età prescolare (Wakschlag et al., 2012), per cui crisi molto frequenti e intense che non si attenuano con la crescita meritano un confronto con un professionista. Va precisato un limite delle evidenze. La maggior parte di questi dati si riferisce a campioni in età prescolare e a una specifica fascia culturale, quindi i valori vanno letti come riferimenti orientativi e non come soglie diagnostiche da applicare in modo meccanico (Wakschlag et al., 2012; Krogh-Jespersen et al., 2022). In caso di dubbio, una valutazione personalizzata resta lo strumento più affidabile.

Capricci e crisi emotive che preoccupano?

Se le crisi del tuo bambino sono frequenti, molto intense o difficili da gestire, una consulenza psicologica può aiutarti a capire cosa sta accadendo e a trovare strategie su misura per la tua famiglia.

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Domande frequenti sui capricci dei bambini

A che età iniziano e finiscono i capricci dei bambini?

I capricci compaiono tipicamente nella prima infanzia, fra il primo e il quinto anno di vita, in coincidenza con la crescita del bisogno di autonomia e con una capacità di regolare le emozioni ancora immatura, che passa gradualmente da un controllo esterno a uno interno (Krogh-Jespersen et al., 2022). Tendono ad attenuarsi man mano che il bambino sviluppa strumenti propri per gestire la frustrazione.

I capricci sono un modo per manipolare i genitori?

La struttura della crisi suggerisce di no. La fase iniziale di rabbia esplosiva è una scarica che il bambino non controlla e la coda di pianto e ricerca di conforto è un segnale di disagio, non un calcolo (Potegal et al., 2009). In questa fase la regolazione è ancora largamente affidata all’adulto (Krogh-Jespersen et al., 2022).

Cosa fare quando un bambino è nel pieno di una crisi emotiva?

Nel picco di rabbia conviene ridurre le parole, garantire la sicurezza e restare presenti e calmi, perché il bambino non è in grado di ascoltare ragionamenti. Quando la rabbia cala ed emerge l’angoscia, è il momento di offrire vicinanza e conforto e poi riproporre con calma il limite (Potegal et al., 2009).

Quanti capricci sono normali in un bambino piccolo?

Qualche capriccio è la norma. In età prescolare quasi tutti i bambini, l’83,7 per cento, ne presentano almeno qualche volta, mentre solo l’8,6 per cento li manifesta ogni giorno (Wakschlag et al., 2012). I capricci quotidiani e intensi che non si attenuano con la crescita meritano un confronto con un professionista.

Quando i capricci sono un segnale da approfondire?

Più che la presenza della crisi, conta il modo in cui si manifesta. Le forme attese nascono da frustrazioni prevedibili, mentre gli indicatori potenzialmente problematici tendono a essere imprevedibili, molto prolungati e distruttivi (Wakschlag et al., 2012). In caso di dubbio, una valutazione personalizzata è lo strumento più affidabile.

Bibliografia

  • Krogh-Jespersen, S., Kaat, A. J., Petitclerc, A., Perlman, S. B., Briggs-Gowan, M. J., Burns, J. L., Adam, H., Nili, A., Gray, L., & Wakschlag, L. S. (2022). Calibrating temper loss severity in the transition to toddlerhood: Implications for developmental science. Applied Developmental Science, 26(4), 785–798. https://doi.org/10.1080/10888691.2021.1995386
  • Morris, A. S., Silk, J. S., Steinberg, L., Myers, S. S., & Robinson, L. R. (2007). The role of the family context in the development of emotion regulation. Social Development, 16(2), 361–388. https://doi.org/10.1111/j.1467-9507.2007.00389.x
  • Potegal, M., Carlson, G., Margulies, D., Gutkovitch, Z., & Wall, M. (2009). Rages or temper tantrums? The behavioral organization, temporal characteristics, and clinical significance of angry-agitated outbursts in child psychiatry inpatients. Child Psychiatry and Human Development, 40(4), 621–636. https://doi.org/10.1007/s10578-009-0148-7
  • Wakschlag, L. S., Choi, S. W., Carter, A. S., Hullsiek, H., Burns, J., McCarthy, K., Leibenluft, E., & Briggs-Gowan, M. J. (2012). Defining the developmental parameters of temper loss in early childhood: Implications for developmental psychopathology. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 53(11), 1099–1108. https://doi.org/10.1111/j.1469-7610.2012.02595.x

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