I DISTURBI ALIMENTARI. COSA SONO?

anoressia

Cosa sono i disturbi alimentari? A spiegarcelo il dott. Franco Scita, medico psichiatra e già responsabile del reparto DCA dell’Ospedale Maria Luigia. I disturbi del comportamento alimentare (detti anche DCA) sono disturbi psichiatrici invalidanti, potenzialmente mortali, che compromettono la salute fisica e il funzionamento sociale dell’individuo. Sono disturbi caratterizzati da un rapporto patologico con l’alimentazione e con il proprio corpo. I disturbi dell’alimentazione più conosciuti sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il binge eating disorder. Presso il reparto DCA dell’Ospedale Maria Luigia sono trattati, con un percorso multidisciplinare integrato, diversi disturbi del comportamento alimentare.

Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) o come si preferisce chiamarli più modernamente, disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) o disturbi alimentari (DA), sono un gruppo variegato di malattie comprese e classificate fra i disturbi psichiatrici. Causati da una serie complessa e molteplice di fattori, i disturbi del comportamento alimentare esprimono una condizione di profondo disagio e di malessere psicologico.

I disturbi alimentari sono caratterizzati da comportamenti alimentari patologici e/o comportamenti di controllo del peso e delle forme del proprio corpo.

Disturbi alimentari e corporeità

I disturbi alimentari si caratterizzano per essere disturbi in cui il rapporto con il proprio corpo risulta significativamente alterato. Spesso questo è causa di preoccupazioni verso il corpo che tendono ad essere diverse a seconda del genere.

Negli uomini, ad esempio, le preoccupazioni sono frequentemente rivolte ad un corpo percepito come poco muscoloso o mascolino. E che possono portare ad un disturbo chiamato “bigoressia” o “vigoressia” in cui si percepisce un corpo sempre minuto e mai sufficientemente muscoloso, anche a fronte di un corpo significativamente allenato e tonico.

Nelle donne le preoccupazioni per il proprio corpo tendono a concentrarsi principalmente attorno a peso e forme corporee. Molto frequentemente il corpo viene percepito come non sufficientemente magro ed esile (Treasure et al., 2020) anche a fronte di quadri di sottopeso molto gravi.

Queste differenze di genere non sono comunque assolute ed è possibile osservare casi opposti.

Anoressia nervosa

L’anoressia nervosa è il più conosciuto tra i disturbi del comportamento alimentare. Secondo il DSM-5-TR (APA, 2022), si caratterizza per una restrizione dell’apporto calorico in rapporto al fabbisogno, un’intensa paura di ingrassare e un’alterata percezione del proprio peso o della propria forma corporea, che porta a gravi restrizioni alimentari o ad altri comportamenti di controllo del peso (es. l’attività fisica eccessiva).

L’anoressia, a differenza della bulimia, non si caratterizza dalla presenza frequente di episodi di vomito, come spesso erroneamente si pensa. Il vomito autoindotto, unito a episodi di abbuffate, è invece tipico della bulimia nervosa.

L’anoressia si caratterizza piuttosto dalla riduzione dell’introito calorico (spesso diete fai-da-te molto restrittive) e un aumentata attività fisica che portano ad una progressiva perdita di peso. Solo nella variante “anoressia purging” il quadro si caratterizza per episodi di vomito autoindotto.

Problematiche cognitive ed emotive dell’anoressia

Oltre alle problematiche relative al comportamento alimentare, in coloro che soffrono di anoressia nervosa, sono presenti alterazioni della sfera cognitiva ed emotiva (Treasure, 2015).

Da un punto di vista cognitivo le pazienti con anoressia nervosa spesso presentano un pensiero rigido, focalizzato solo su pochi e stereotipati temi, che riguardano principalmente il cibo e il proprio corpo. Il quadro spesso è tanto peggiore quanto grave è il deperimento organico, in quanto uno stato di grave sottopeso di per sè determina una serie di problematiche cognitive.

Anche a livello emotivo, le pazienti con anoressia spesso presentano numerose difficoltà che vanno dalla marcata presenza di emozioni negative (emozioni come la colpa e la vergogna, unite a sensazioni di unitilità e scarso valore personale), fino a difficoltà nel riconoscimento delle emozioni (alessitimia, spesso correlata a un deficit di interocezione) e nella loro regolazione, aspetto sempre più riconosciuto come centrale nella psicopatologia dei DCA e oggetto di studi specifici condotti presso l’Ospedale Maria Luigia. La disregolazione emotiva rappresenta infatti un fattore trasversale che attraversa anoressia, bulimia e binge eating disorder.

Problematiche internistiche relative all’anoressia

L’eccessiva magrezza, causata da diete sempre più rigide, porta inoltre a problemi di natura medico-internistica che possono essere anche fatali. L‘anoressia nervosa è infatti uno dei disturbi psichiatrici con il più alto tasso di mortalità.

Le problematiche medico-internistiche possono interessare tutti gli organi e i sistemi, e rappresentano un fattore di primaria importanza nel percorso di cura per l’anoressia nervosa. Il graduale miglioramento delle condizioni medico-internistiche unito ad un recupero ponderale è infatti necessario per far sì che gli interventi psicoterapeutici possano risultare efficaci.

Per approfondire leggi: Anoressia Nervosa. Diagnosi, sintomi e cura.

Bulimia nervosa

La bulimia nervosa, il cui termine significa “fame da bue”, fa parte dei disturbi del comportamento alimentare e che si caratterizza per la presenza di abbuffate seguite da vomito autoindotto o altri comportamenti di compenso.

Un’abbuffata si definisce come un evento, in un arco di tempo relativamente breve, durante il quale una persona perde il controllo nel mangiare e ingerisce grandi quantità di cibo.

Bulimia nervosa e condotte di compenso

L’abbuffata, nella bulimia, è seguita dal bisogno immediato di svuotare lo stomaco attraverso il vomito auto-provocato. Il vomito serve a ridurre la sensazione di dolorosa pienezza dell’addome, ma anche a limitare gli effetti dell’eccessiva introduzione di calorie nel corpo (Wade, 2019).

La persona che si abbuffa sperimenta spesso questo comportamento come una cessione involontaria al bisogno di mangiare, seguita da sentimenti intensi di colpa. Per far fronte a questi sentimenti e per cercare di annullare l’effetto delle calorie assunte, ricorre frequentemente all’induzione del vomito. Questo, tuttavia, non è l’unico metodo adottato: esistono vari altri comportamenti compensatori atti a contrastare l’aumento calorico dovuto alle abbuffate come:

  • uso inappropriato di lassativi
  • digiuno prolungato dopo le abbuffate
  • esercizio fisico eccessivo

Anche in chi soffre di bulimia nervosa è pervasiva l’insoddisfazione corporea e, così come nell’anoressia nervosa, molti dei comportamenti alimentari sono in parte orientati a cercare di ottenere un controllo sulle forme del proprio corpo.

Per approfondire leggi: bulimia nervosa: cause, sintomi e cura.

Binge eating disorder

Il binge eating disorder (BED), in italiano tradotto con disturbo da alimentazione incontrollata, è stato solo recentemente inserito fra i disturbi del comportamento alimentare.

Come per la bulimia nervosa, il BED si caratterizza per la presenza di abbuffate che però non sono seguite da comportamenti compensatori (ad es. il vomito). Il BED determina, di norma, un notevole aumento di peso. Tale disturbo porta spesso a obesità grave con complicazioni medico-internistiche importanti, e frequentemente si associa al consumo problematico di alcol, configurando un quadro di comorbilità tra binge eating e alcolismo (Hilbert., 2018).

Chi soffre di binge eating disorder spesso ha una lunga storia di numerose diete fallite. Questi continui fallimenti sono dovuti al fatto di non aver mai riconosciuto il disturbo psicologico che è alla base del disturbo del comportamento alimentare e della susseguente obesità.

Per approfondire leggi: binge eating disorder e obesità: cause, sintomi e cura.

Disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione del cibo

Il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione del cibo è un disturbo che colpisce a qualsiasi età. Il disturbo evitante-restrittivo (detto anche ARFID) è caratterizzato da:

  • un apparente mancanza di interesse per l’alimentazione,
  • dall’evitamento di alcuni cibi per le loro caratteristiche sensoriali
  • da preoccupazioni rispetto a possibili conseguenze dannose nell’alimentarsi.

Lo stesso DSM-5-TR precisa comunque che, nonostante siano queste le caratteristiche principali, possono esserci altri aspetti psicologici che sottendono all’evitamento del cibo (Strand et al., 2018). L’introduzione dell’ARFID nel DSM-5 ha permesso di riclassificare una quota significativa di pazienti precedentemente raggruppati nella categoria EDNOS: in uno studio su 309 adolescenti circa il 19% ha ricevuto la nuova diagnosi di ARFID (Fisher et al., 2015).

Epidemiologia dei disturbi alimentari

I disturbi alimentari possono colpire individui di ogni età, genere, sesso e aree geografiche anche se principalmente i soggetti più a rischio sono quelli di sesso femminile. Una revisione sistematica internazionale ha stimato una prevalenza lifetime media dell’8,4% nelle donne e del 2,2% negli uomini, con valori in costante crescita negli ultimi due decenni (Galmiche et al., 2019). Gli adolescenti e i giovani adulti sono inoltre più a rischio di sviluppare il disturbo.

L‘anoressia nervosa, nello specifico, tende a manifestarsi precocemente, con un età di insorgenza media più bassa rispetto a bulimia nervosa e binge eating disorder (Litmanen et al., 2017).

Disturbi alimentari e differenze di genere

Per quel che riguarda anoressia e la bulimia esiste una netta prevalenza di genere. Le donne sono nettamente più colpite degli uomini, con un rapporto di circa 9:1. Negli uomini i DCA tendono però a essere sotto-riconosciuti e si manifestano spesso con caratteristiche specifiche, come la preoccupazione per la muscolatura, l’esercizio fisico compulsivo e l’uso di sostanze finalizzato al potenziamento della prestazione fisica, aspetti che gli strumenti diagnostici tradizionali catturano in modo inadeguato (Paslakis, 2026).

Negli ultimi anni comunque si è osservato un aumento di incidenza dell’anoressia nel sesso maschile. Numerosi altri fattori di rischio sono oggi riconosciuti esercitare un ruolo nello sviluppo di questi disturbi dell’alimentazione tra cui:

  • ricorso a diete frequenti
  • la presenza di obesità nell’infanzia
  • l’essere oggetto di scherno per il proprio peso o per le forme del corpo
  • crescere in un ambiente che valorizza in modo estremo la magrezza
  • l’insoddisfazione verso il proprio corpo

Cause dei disturbi del comportamento alimentare

La causa scatenante di questi disturbi del comportamento alimentare è spesso una dieta iniziata in adolescenza. Che però spesso copre problematiche psicologiche più profonde. Per questo il principale trattamento dei disturbi alimentari è la psicoterapia unita ad un percorso nutrizionale.

Si dice infatti che la genesi dei disturbi alimentari sia di tipo multifattoriale, esistono infatti predisposizioni genetiche ed epigenetiche, cause ambientali, relazionati, eventi di vita e fattori psicologici individuali che possono predisporre o slantentizzare un disturbo alimentare.

Cause e fattori di rischio per binge eating disorder

Se anoressia e bulimia sono molto più frequenti nelle donne, il binge eating disorder è invece il disturbo del comportamento alimentare più frequente negli uomini. Il sesso maschile rappresenta circa il 40% delle diagnosi di disturbo da alimentazione incontrollata. Le cause e i fattori di rischio principali per lo sviluppo del binge eating disorder sono:

  • eventi traumatici nella vita
  • insoddisfazione verso il proprio corpo
  • bassa autostima
  • difficoltà nelle gestione delle emozioni

Inoltre è significativo sottolineare la stretta correlazione tra binge eating disorder e depressione. E’ molto frequente infatti ritrovare un disturbo depressivo in pazienti con disturbo dell’alimentazione incontrollata. Il trattamento della depressione quindi spesso è concomitante alla cura del disturbo del comportamento alimentare.

Sintomi dei disturbi del comportamento alimentare

I principali sintomi dei disturbi del comportamento alimentare sono specifici per patologia. I sintomi caratteristici dell’anoressia nervosa sono il dimagramento progressivo e il rifiuto di mantenere un peso adeguato all’età. I sintomi tipici della bulimia nervosa sono le abbuffate con perdita del controllo e i comportamenti di compenso (ad es. vomito autoindotto).

Sintomo comune nell’anoressia e nella bulimia è una patologica relazione con il proprio corpo che può sfociare nel disturbo dell’immagine corporea. Un disturbo nel quale l’insoddisfazione per il proprio corpo si unisce ad una alterata percezione dello stesso. una condizione per cui il paziente non riesce più a percepire correttamente le forme del proprio corpo.

Il sintomo principale del binge eating disorder è rappresentato dall’abbuffata e dalla perdita di controllo mentre si sta mangiando. A differenza della bulimia nervosa, nel binge eating disorder però non ci sono condotte di eliminazione.

Chi soffre di questo disturbo del comportamento alimentare infatti, dopo l’abbuffata, nonostante siano presenti sintomi fisici (sensazione di esagerato gonfiore addominale e dolore allo stomaco) e psicologici negativi (senso di vergogna, senso di colpa e disgusto verso se stessi) il paziente non mette in atto condotte di eliminazione.

Sintomi precoci di un disturbo alimentare

Particolare attenzione va data ai sintomi precoci del disturbo alimentare. Un segnale importante a cui fare attenzione per riconoscere l’esordio di un DA è l’eccessiva attenzione data al peso e alle forme del corpo.

Molta attenzione deve essere inoltre posta alle diete (soprattutto se gestite in autonomia) intraprese per dimagrire. Soprattutto in adolescenza possono essere assai pericolose e favorire lo sviluppo un disturbo del comportamento alimentare.

Ulteriori sintomi e comportamenti d’esordio di un disturbo alimentare possono essere:

  • alterazioni improvvise del tono dell’umore,
  • tendenza ad isolarsi e a diventare più nervosi ed irritabili,
  • studiare ossessionati dal voto e dal risultato,
  • lasciare subito la tavola per recarsi in bagno,
  • rifiutarsi di mangiare affermando di avere già provveduto fuori casa,
  • ritrovare il frigo o la dispensa svuotati, etc.

E’ quindi importante prestare attenzione soprattutto a cambi repentini nelle abitudini alimentari o nella personalità. Studi epidemiologici sugli adolescenti evidenziano come oltre la metà delle ragazze e circa un terzo dei ragazzi adotti almeno un comportamento di controllo del peso non salutare, come saltare i pasti, digiunare, vomito autoindotto o uso di lassativi (Dawson, 2018). Il riconoscimento precoce di un disturbo alimentare rende più favorevole la prognosi.

Il ruolo dei genitori nei disturbi del comportamento alimentare

La principale raccomandazione che può essere fatta ai genitori è quella di favorire nei figli lo sviluppo di un adeguato livello di autostima e di autoefficacia. I figli devono essere incoraggiati ad affrontare la vita, sostenuti nelle prove del quotidiano, aiutati a tollerare le frustrazioni, senza legare il proprio valore all’aspetto fisico o alla prestazione fornita (ad es. nello studio o nello sport).

E’ importante aiutare i figli a non basare il proprio valore e la propria amabilità su prestazioni da esibire. Questo disinnesca il perfezionismo clinico tipico di questi disturbi. Aiutarli ad ampliare lo schema di autovalutazione, nutrendo regolarmente la propria personalità è il miglior antidoto contro i disturbi del comportamento alimentare.

Inoltre, nel caso di un disturbo all’esordio è importante essere seguiti da professionisti esperti. Sempre più evidenze ci dicono infatti che i disturbi del comportamento alimentare vengono più facilmente trattati se tutta la famiglia si impegna in un percorso di cambiamento.

In particolare alcuni modelli sono stati proposti e prevedono un maggior coinvolgimento nei genitori nel percorso di cura, in particolare per pazienti minorenni. Un esempio riguarda il New Maudsley Model, un modello di trattamento che mette al centro del percorso la famiglia, con incontri dedicati ai genitori. (Treasure et al., 2015)

Per maggiori approfondimenti leggi il nostro articolo sul New Maudsley Model.

Cura dei disturbi del comportamento alimentare

La cura dei disturbi dell’alimentazione, proposto dall’Ospedale Maria Luigia, è un trattamento specialistico erogato da una equipe multidisciplinare, in linea con le raccomandazioni delle principali linee guida internazionali, che indicano l’approccio integrato come standard di cura per i DCA (Treasure et al., 2020). Le linee guida internazionali raccomandano per i disturbi alimentari un trattamento di équipe multiprofessionale che integri psicoterapia, riabilitazione nutrizionale e gestione delle comorbidità medico-psichiatriche (Hay, 2020). L’equipe è composta da:

  • psichiatri
  • medici internisti
  • psicologi-psicoterapeuti
  • dietisti
  • tecnici della riabilitazione psichiatrica
  • psicomotricisti
  • infermieri
  • assistenti sociali.

Fasi del trattamento

Il protocollo di cura prevede, di norma, una fase di ricovero ed una successiva fase di day hospital. Scopo del trattamento è quello di ripristinare, se necessario, un peso corporeo adeguato (evitando l’impiego di metodi di nutrizione forzata), sostenendo un regime alimentare sano e bilanciato, unito ad un intenso lavoro psicoterapeutico e riabilitativo integrato.

Psicoterapie evidence-based

Lavorando sia individualmente che in gruppo le pazienti sono invitate ad affrontare i sintomi del loro disturbo alimentare e le problematiche psicologiche sottostanti. Diverse psicoterapie evidence-based, tra cui la terapia cognitivo-comportamentale, il Maudsley Anorexia Nervosa Treatment for Adults (MANTRA) e i trattamenti psicodinamici, hanno mostrato un’efficacia paragonabile al trattamento standard nei pazienti adulti con anoressia nervosa, con un drop-out inferiore per la terapia cognitivo-comportamentale rispetto agli approcci psicodinamici (Solmi et al., 2021).

Ricovero per disturbi del comportamento alimentare

Il ricovero per disturbi alimentari viene in genere effettuato quando la sintomatologia è particolarmente grave e/o la terapia ambulatoriale si è dimostrata inefficace. Infatti il ricovero consente, da un lato, di poter monitorare quotidianamente il paziente, i suoi parametri fisiologici e la sua condizione medico-internistica.

Dall’altro consente di poter osservare e valutare attentamente la gravita dei sintomi e la condizione psicopatologica generale garantendo così un miglior inquadramento diagnostico e l’impostazione di un corretta terapia.

Gli obiettivi terapeutici

Il primo obiettivo è il ripristino di un corretto equilibrio metabolico e una normalizzazione delle condotte alimentari. Questa normalizzazione viene raggiunta attraverso i “pasti assistiti”: durante i pasti infatti i pazienti vengono sostenuti e incoraggiati dal personale ospedaliero a recuperare condotte alimentari funzionali e sane.

Con il passare delle settimane i progressi clinici consentono al paziente di accedere a quello che è chiamato il “tavolo autonomo” dove appunto non si viene più assistiti dal personale sanitario durante i pasti. Questo per favorire un graduale e progressivo “svezzamento” e recupero della propria autonomia a tavola.

In concomitanza a questo, durante il periodo di ricovero, il lavoro psicoterapeutico e riabilitativo è particolarmente intenso. I pazienti infatti sono coinvolti in attività terapeutiche individuali (es. colloqui) e di gruppo pensate per lavorare, in modo intensivo e multispecialistico, sui sintomi e sui correlati psicologici legati ai disturbo alimentare.

Ambulatorio per i disturbi del comportamento alimentare

Nonostante il ricovero sia in certi casi fondamentale, certamente non è in grado di completare il lavoro psicologico e riabilitativo che spesso deve essere portato a termine a livello ambulatoriale. La stabilizzazione del peso e la remissione dei sintomi alimentari sono infatti le condizioni necessarie per proseguire con un lavoro terapeutico più approfondito e personalizzato (come ad esempio un percorso di psicoterapia).

Tutte le pazienti ricoverate sono, alla dimissione, inviate nuovamente presso i rispettivi servizi territoriali di competenza o specialisti privati. La relazione con le diverse realtà territoriali è forte e viene mantenuta proprio nell’ottica di una continuità nella cura.

Per chi ne avesse necessità inoltre, presso il nostro poliambulatorio, è attivo un ambulatorio per i disturbi alimentari che offre percorsi di cura e riabilitazione specialistici. Presso il poliambulatorio infatti lavorano gli stessi professionisti che si occupano quotidianamente di DA presso il reparto ospedaliero. Nello specifico sono attivi i seguenti percorsi:

  • Psicoterapia individuale con counseling nutrizionale e controlli psichiatrici per il trattamento dei principali disturbi alimentari.
  • Servizio dietistico specialistico per disturbi dell’alimentazione.
  • Trattamento del Disturbo dell’Immagine Corporea: un percorso ambulatoriale specifico per il trattamento del disturbo dell’immagine corporea.

Informazioni per il ricovero

In questa pagina trovi tutte le informazioni utili su come funziona il ricovero presso il nostro ospedale, le modalità di accesso e i contatti.

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FAQ

Cosa significa DCA?

DCA è l’acronimo di Disturbi del Comportamento Alimentare, un gruppo di disturbi psichiatrici caratterizzati da un rapporto patologico con il cibo, il peso e il proprio corpo. Nella classificazione più recente (DSM-5-TR) vengono indicati anche come DNA (Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione) o più semplicemente DA (Disturbi Alimentari).

Quali sono i principali disturbi alimentari?

I disturbi alimentari più comuni sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il binge eating disorder (disturbo da alimentazione incontrollata). Il DSM-5-TR riconosce anche il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID), la pica, il disturbo da ruminazione e forme atipiche o sottosoglia.

Come si riconoscono i disturbi alimentari?

I segnali d’allarme includono un rapporto alterato con il cibo e con il proprio corpo, significative variazioni di peso, rituali alimentari, eccessiva preoccupazione per le forme corporee e, in alcuni casi, comportamenti di compenso come vomito autoindotto o uso di lassativi.

Come si curano i disturbi alimentari?

Il trattamento richiede un approccio multidisciplinare che integra riabilitazione nutrizionale, psicoterapia, supporto psichiatrico e, quando indicato, il ricovero in una struttura specializzata. Il percorso terapeutico va personalizzato in base al tipo e alla gravità del disturbo.

Quando è necessario il ricovero per disturbi alimentari?

Il ricovero è indicato in caso di grave deperimento organico, complicanze mediche, fallimento dei trattamenti ambulatoriali o rischio significativo per la salute della persona. Il ricovero consente un trattamento intensivo e un monitoraggio quotidiano.

I disturbi alimentari colpiscono solo le donne?

No. Sebbene siano più frequenti nel sesso femminile, i disturbi alimentari colpiscono anche gli uomini. Negli ultimi anni si è osservato un aumento dei casi maschili, spesso sottodiagnosticati.

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed., text rev.). https://doi.org/10.1176/appi.books.9780890425787

Dawson, R. (2018). Eating disorders in children and adolescents. Pediatric Annals, 47(6), e230–e231. https://doi.org/10.3928/19382359-20180523-01

Fisher, M., Gonzalez, M., & Malizio, J. (2015). Eating disorders in adolescents: How does the DSM-5 change the diagnosis? International Journal of Adolescent Medicine and Health, 27(4), 437–441. https://doi.org/10.1515/ijamh-2014-0059

Galmiche, M., Déchelotte, P., Lambert, G., & Tavolacci, M. P. (2019). Prevalence of eating disorders over the 2000-2018 period: a systematic literature review. The American Journal of Clinical Nutrition, 109(5), 1402–1413. https://doi.org/10.1093/ajcn/nqy342

Hay, P. (2020). Current approach to eating disorders: a clinical update. Internal Medicine Journal, 50(1), 24–29. https://doi.org/10.1111/imj.14691

Paslakis, G. (2026). Eating disorders in boys and men: a gender-critical narrative review on recognition, stigma, and treatment. International Journal of Eating Disorders. https://doi.org/10.1002/eat.70085

Solmi, M., Wade, T. D., Byrne, S., Del Giovane, C., Fairburn, C. G., Ostinelli, E. G., De Crescenzo, F., Johnson, C., Schmidt, U., Treasure, J., Favaro, A., Zipfel, S., & Cipriani, A. (2021). Comparative efficacy and acceptability of psychological interventions for the treatment of adult outpatients with anorexia nervosa: a systematic review and network meta-analysis. The Lancet Psychiatry, 8(3), 215–224. https://doi.org/10.1016/S2215-0366(20)30566-6

Treasure, J., Duarte, T. A., & Schmidt, U. (2020). Eating disorders. The Lancet, 395(10227), 899–911. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)30059-3

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