DISTURBO DELL’IMMAGINE CORPOREA. COS’E’ E COME SI PUO’ TRATTARE

DISTURBO DELL’IMMAGINE CORPOREA. COS’E’ E COME SI PUO’ TRATTARE

Pubblicati a marzo 2020 sulla rivista internazionale Eating and Weight Disorder i risultati dello studio di efficacia sul Body Perception Treatment, un protocollo per il trattamento del disturbo dell’immagine corporea nei disturbi alimentari. Lo studio è stato condotto dall’equipe DCA dell’Ospedale Maria Luigia insieme all’Università di Modena e Reggio Emilia. I risultati hanno evidenziato come il trattamento sia efficace e favorisca un miglioramento clinico in pazienti affetti da disturbi alimentari.

Il disturbo dell’immagine corporea

Il disturbo dell’immagine corporea è un disturbo frequente in pazienti affetti da disturbi alimentari. Si manifesta con un’alterata percezione del proprio corpo che viene percepito diversamente rispetto alla realtà. Il disturbo dell’immagine corporea è stato osservato frequentemente in pazienti con anoressia e bulimia nervosa e, recentemente, anche in pazienti obesi con binge eating disorder (Lewer, 2017). Il disturbo dell’immagine corporea si caratterizza come sintomo trasversale alle differenti diagnosi DCA, ponendosi come fattore precipitante, ingravescente e di mantenimento dei disturbi alimentari.

In letteratura scientifica il disturbo dell’immagine corporea è comunemente descritto come una condizione nella quale 3 diverse componenti dell’immagine corporea risultano alterate (Cash, 1997):

  • La componente affettiva
  • La componente cognitiva
  • La componente percettiva

La componente affettiva

La componente affettiva riguarda i sentimenti e le emozioni provate verso il proprio corpo e la propria immagine corporea. Si caratterizza da sentimenti di soddisfazione o di insoddisfazione nei confronti di alcune parti del corpo o del corpo nella sua interezza. Chi manifesta un disturbo dell’immagine corporea tende a vivere sentimenti negativi nei confronti della propria fisicità come disgusto, vergogna o ansia.

La componente cognitiva

La componente cognitiva riguarda invece i pensieri e le credenze relative al proprio corpo. Che possono essere disfunzionali (ad es. “sono troppo grasso”) ed alimentare una visione negativa di sé. La componente cognitiva, inoltre, racchiude in sè una rappresentazione mentale cosciente del corpo e delle sue forme. In coloro che manifestano un disturbo dell’immagine corporea i pensieri relativi al proprio corpo sono negativi, le rappresentazioni mentali del corpo (le immagini mentali che ciascuno si fa di sè) tendono ad essere alterate e non coincidenti con la realtà.

La componente percettiva

La componente percettiva riguarda infine la stima delle proprie forme e dimensioni corporee. In soggetti con un disturbo dell’immagine corporea la stima delle dimensioni del proprio corpo è alterata in differenti domini percettivi: la percezione visiva, tattile, propriocettiva e interocettiva. Chi manifesta un disturbo dell’immagine corporea non solo pensa, ma sente e vede il proprio corpo diverso da come è nella realtà.

La componente comportamentale

Alcuni autori inoltre sostengono l’esistenza di una quarta componente, quella comportamentale. La componente comportamentale del disturbo dell’immagine corporea riguarda in particolare i comportamenti compulsivi di controllo su peso e forme del corpo (body checking).

In ambito scientifico non c’è però comune assenso su questa quarta componente, in quanto molti autori ritengono che la componente comportamentale sia il risultato dell’interazione delle altre tre principali e non una componente autonoma.

Trattamenti del disturbo dell’immagine corporea

Il trattamento del disturbo dell’immagine corporea rappresenta un aspetto importante nella cura dei disturbi alimentari e numerose strategie terapeutiche sono state sviluppate nel corso degli anni per affrontare questo disturbo. Tra i più diffusi e conosciuti trattamenti ricordiamo la CBT-E, una terapia ad approccio cognitivo-comportamentale specifica per i disturbi alimentari, che prevede una parte specifica per il disturbo dell’immagine corporea (Fairburn, 2003).

Tra i numerosi percorsi specifici presenti in letteratura va inoltre citato il Body Project, un progetto americano per prevenire l’insoddisfazione corporea nelle scuole, e il Body Wise un percorso di gruppo sull’immagine corporea, specifico per pazienti DCA ricoverati in ospedale (Becker et al., 2016; Mountford et al., 2015).

Questi e molti altri percorsi si sono sviluppati nel corso degli anni nel tentativo di trattare efficacemente il disturbo dell’immagine corporea e favorire una migliore immagine corporea. Nonostante il fiorire di diverse tipologie di trattamento,  la stragrande maggioranza di questi si è focalizzata principalmente, se non esclusivamente, sulle componenti cognitive e affettive del disturbo. La maggiore attenzione è stata quindi posta principalmente su aspetti emotivi e cognitivi collegati all’immagine corporea, trascurando, almeno in parte, la componente percettiva del disturbo, ossia la percezione alterata del proprio corpo (Dakanalis et al., 2016).

Il Body Perception Treament

Il Body Perception Treatment (BPT) è il protocollo per il trattamento del disturbo dell’immagine corporea sviluppato all’Ospedale Maria Luigia. A differenza di altri percorsi di trattamento il BPT si focalizza principalmente sulla componente percettiva del disturbo, ossia sulla riduzione della dispercezione corporea, attraverso una serie di esercizi esperienziali focalizzati sulla percezione propriocettiva, interocettiva e tattile.

Il protocollo prevede la partecipazione dei pazienti DCA a due gruppi settimanali e il trattamento inizia, in genere, nelle prime due settimane di ricovero. Il BPT si compone di una serie di esercizi guidati, che puntano ad aumentare la consapevolezza del proprio corpo, a ridurre l’intensità delle proprie dispercezioni e abbandonare gradualmente meccanismi di evitamento esperienziale collegati alle sensazioni corporee.

Il BPT viene erogato tendenzialmente in gruppo anche se è possibile, in alcuni casi specifici, somministrarlo individualmente a singoli pazienti. Il percorso di trattamento per il disturbo dell’immagine corporea proposto dall’Ospedale Maria Luigia prevede inoltre, in aggiunta al BPT, l’utilizzo dell’esposizione guidata allo specchio (o mirror exposure) individuale.

Lo studio di efficacia del Body Perception Treatment

Lo studio sull’efficacia del BPT ha previsto diverse fasi ed è possibile recuperare i risultati preliminari leggendo questo articolo. Gli ultimi dati, pubblicati a marzo sulla rivista scientifica internazionale “Eating and Weight Disorder”, sono stati analizzati dall’equipe DCA dell’Ospedale Maria Luigia e dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Lo studio ha previsto la raccolta di dati da inizio 2009 a fine 2017 per un totale di 182 pazienti inseriti nel campione. Nello specifico sono stati valutati il disagio corporeo percepito (misurato con il Body Uneasiness Test; Cuzzolaro, 2006), la condizione psicopatologica generale (misurata con l’SCL-90) e gli aspetti psicopatologici della personalità (misurati con la sottoscala GPMC dell’EDI-3) sia all’inizio che alla fine del percorso di ricovero.

I risultati dello studio

I risultati dello studio hanno dimostrato l’efficacia clinica del Body Perception Treatment nel trattamento del disturbo dell’immagine corporea. I pazienti infatti che hanno partecipato al protocollo del BPT hanno mostrato, alla dimissione dall’ospedale, una condizione migliore rispetto coloro che non hanno partecipato al protocollo.

I dati hanno infatti mostrato miglioramenti clinici significativi e documentati da tutti e tre i test psicometrici utilizzati nello studio (BUT, EDI-3 e SCL-90). Il BPT risulta quindi efficace per il trattamento del disturbo dell’immagine corporea agendo non solamente sul disagio corporeo ma anche favorendo il miglioramento della sintomatologia psichiatrica correlata (ad es. ansia o depressione).

Inoltre lo studio ha evidenziato che, coloro che hanno partecipato al protocollo BPT, hanno mostrato migliorati significativi nell’indice GPMC dell’EDI-3. Questo indice misura la presenza e l’intensità, nel soggetto testato, di aspetti personologici strettamente correlati ai disturbi alimentari come: bassa autostima, alienazione personale, insicurezza interpersonale, alienazione interpersonale, deficit interocettivi, disregolazione emotiva, perfezionismo, ascetismo, paura della maturità.

Il miglioramento significativo di questo indice nei soggetti sottoposti al protocollo BPT è stato inaspettato. Se infatti la stretta relazione tra disagio corporeo e benessere psicologico è ampiamente documentata, ancora poco si conosce circa la relazione tra personalità e disturbo dell’immagine corporea.

I dati dello studio invitano quindi ad un approfondimento di questi temi, nei prossimi anni, con particolare attenzione all’emergere delle nuove teorie sulla cognizione incorporata (embodied cognition) e gli attuali sviluppi delle neuroscienze cognitive sulla comprensione dei disturbi alimentari in generale, e in particolare del disturbo dell’immagine corporea.

Conclusione

In conclusione, l’ultimo studio condotto sul Body Perception Treatment da parte dell’Ospedale Maria Luigia e dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ha confermato l’efficacia del BPT nel trattamento del disturbo dell’immagine corporea. I dati, raccolti tra il 2009 e il 2017, sono stati pubblicati a marzo 2020 sulla rivista “Eating and Weight Disorder” e dimostrano come il modello di trattamento sia solido ed efficace.

Infatti il campione di pazienti a cui è stato somministrato il trattamento ha mostrato punteggi migliori alla dimissione rispetto al gruppo di controllo, e un miglioramento delle condizioni cliniche significativamente superiore rispetto a chi non ha partecipato al protocollo. Nonostante questo ancora non sono stati misurati gli effetti del BPT a lungo termine, nè è stata misurata la sua efficacia in un trattamento ambulatoriale.

Per maggiori approfondimenti è possibile consultare l’articolo con lo studio di efficacia sul Body Perception Treatment direttamente collegandosi al sito di Springer cliccando qui. Per maggiori informazioni sullo studio è possibile inoltre contattare direttamente il dott. Artoni, primo autore e corrispondenting author dell’articolo, cliccando qui.

Per maggiori informazioni sul percorso di cura per i disturbi alimentari dell’Ospedale Maria Luigia è possibile visitare questa pagina.

 

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DISTURBO DELL’IMMAGINE CORPOREA. COS’E’ E COME SI PUO’ TRATTARE ultima modifica: 2020-07-21T17:00:25+00:00 da Paolo Artoni
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Disturbo dell'immagine corporea, cos'è e come si tratta
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Disturbo dell'immagine corporea, cos'è e come si tratta
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Il disturbo dell'immagine corporea genera una percezione alterata del proprio corpo che viene in genere percepito più grasso della realtà.
Author
Ospedale Maria Luigia
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