IPERATTIVITA’ NEI DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE

Nel 2018 l’Ospedale Maria Luigia ha condotto uno studio sul trattamento dell’iperattività nei pazienti con disturbi dell’alimentazione, sperimentando il protocollo LEAP (Loughborough Eating Disorders Activity Programme) adattato al contesto di reparto. L’iperattività, definita dal DSM-5-TR come esercizio fisico eccessivo, è uno dei sintomi caratteristici dell’anoressia nervosa e ne rappresenta un importante fattore di mantenimento. In questo articolo ripercorriamo quel lavoro e lo aggiorniamo con la letteratura più recente sull’esercizio compulsivo nei disturbi dell’alimentazione.
Iperattività nell’Anoressia Nervosa
L’iperattività è un sintomo caratteristico dell’anoressia nervosa, classificato nel DSM-5-TR. L’anoressia nervosa è caratterizzata da una significativa perdita di peso, da un’intensa paura e preoccupazione di aumentare di peso e da un rapporto alterato con la forma e le dimensioni del proprio corpo.
Uno dei sintomi caratteristici dell’anoressia nervosa, che ritroviamo più frequentemente nella variante restrittiva del disturbo, è l’iperattività. L’iperattività è una forma di esercizio fisico caratterizzato dall’essere eccessivo e compulsivo. L’esercizio è definito eccessivo in quanto occupa gran parte della giornata e non è compatibile con il regime alimentare dei pazienti. È poi definito compulsivo in quanto, se non viene messo in atto, provoca emozioni spiacevoli come vergogna e senso di colpa.
Caratteristiche dell’iperattività
L’iperattività si distingue dalla normale attività fisica sia per l’intensità e la durata degli sforzi sia per i vissuti psicologici correlati. Se, infatti, svolgere attività fisica o sportiva è collegata a vissuti di piacevolezza, di divertimento e di benessere personale, nell’iperattività l’attività fisica è vissuta come costrizione o come obbligo. Nello specifico l’iperattività è caratterizzata da:
- la sensazione soggettiva di essere “guidati” o “costretti” a svolgere attività fisica;
- la tendenza a dare la precedenza all’esercizio fisico rispetto ad ogni altra attività (es. socializzazione);
- l’incapacità ad interrompere o limitare l’attività fisica anche quando si riveli dannosa per la salute (es. grave sottopeso) o in presenza di un danno fisico (es. un infortunio in atto o il rischio di incorrere in una frattura/lesione).
L’iperattività, inoltre, può essere classificata a seconda della funzione che svolge per il paziente:
- compensatoria: l’eccessivo movimento fisico è utilizzato per compensare specifici episodi di alimentazione in eccesso reali o percepiti. Alcuni pazienti, se ritengono di aver mangiato troppo, cercano di “bruciare” le calorie in eccesso; altri cercano di “bruciare” le calorie in anticipo in modo da accumulare un “credito” prima di mangiare;
- non compensatoria: utilizzata non tanto per controllare il peso corporeo quanto per modulare e gestire stati emotivi spiacevoli (Fairburn, 2010).
Iperattività e anoressia nervosa
L’iperattività è considerata uno dei fattori primari di mantenimento dell’anoressia nervosa di cui, tuttavia, spesso la persona non ha piena consapevolezza. Soprattutto agli esordi, l’iperattività non è riconosciuta dai pazienti come un problema e rappresenta, quindi, un sintomo difficile da affrontare.
Diventa importante trovare strumenti terapeutici che consentano di trattare e di gestire il sintomo dell’iperattività in modo da ridurre la frequenza e l’intensità dei sintomi, condizione necessaria per un corretto processo di recupero del peso corporeo e un più generale trattamento del disturbo dell’alimentazione nucleare.
Cosa dice la ricerca sull’esercizio compulsivo
L’esercizio compulsivo è uno dei sintomi più frequenti dei disturbi dell’alimentazione e si manifesta in modo particolarmente marcato nell’anoressia nervosa, soprattutto nella forma restrittiva. È considerato un fattore di mantenimento del disturbo e si associa a un decorso più impegnativo e a un maggior rischio di ricaduta (Mang et al., 2021).
Le ricerche più recenti sottolineano che il movimento eccessivo non serve soltanto a controllare il peso: ha spesso anche una funzione di regolazione delle emozioni ed è comune ai diversi disturbi dell’alimentazione. In persone ricoverate, chi soffre di anoressia tende a vivere il movimento come un dovere, mentre il percorso di ricovero può favorire maggiore flessibilità e una riduzione dei sensi di colpa, anche se l’irrequietezza motoria può persistere nei quadri di più lunga durata (Meneguzzo et al., 2025).
Per questo trattare l’iperattività richiede di intervenire non solo sulla quantità di esercizio, ma soprattutto sui pensieri e sulle emozioni che lo sostengono.
Iperattività e LEAP
Presso l’Università inglese di Loughborough è stato sviluppato un protocollo specifico per il trattamento dell’iperattività. Il protocollo, chiamato LEAP (Loughborough Eating Disorders Activity Programme), è di matrice cognitivo comportamentale ed è erogabile in gruppo. È stato preso a modello, dopo le opportune modifiche ed integrazioni, per la creazione di un percorso specifico per il trattamento dell’iperattività nel reparto dei disturbi dell’alimentazione dell’Ospedale Maria Luigia.
Le evidenze disponibili sono ancora preliminari ma incoraggianti. In adulti con anoressia nervosa, affiancare il LEAP alla terapia cognitivo comportamentale ha migliorato gli atteggiamenti verso l’esercizio e il peso corporeo, pur senza differenze significative tra i gruppi sugli esiti principali (Hay et al., 2018). Un adattamento per adolescenti ricoverati ha mostrato una riduzione dell’esercizio compulsivo e della psicopatologia alimentare al termine del percorso (Mang et al., 2021). Un lavoro più recente, sempre su adolescenti ricoverati, ha confermato che il trattamento intensivo multidisciplinare riduce l’esercizio compulsivo e i sintomi alimentari, con un beneficio simile sia che il gruppo dedicato venga aggiunto sia che non lo sia (Herrmann et al., 2025).
Nel complesso questi lavori indicano che il LEAP e i programmi da esso derivati sono fattibili e ben accettati dai pazienti, e che l’attenzione all’esercizio compulsivo va integrata in un percorso di cura complessivo, senza affidarsi a un singolo intervento isolato.
L’équipe, supervisionata dal dott. Franco Scita, medico psichiatra e responsabile del reparto per i disturbi dell’alimentazione, ha presentato il primo studio preliminare al congresso della SISDCA nel 2018, raccolto in uno studio caso-controllo preliminare.
Reintrodurre un’attività fisica sana
Accanto al lavoro cognitivo sull’esercizio compulsivo, una parte della ricerca propone di non limitarsi a sospendere l’attività fisica, ma di reintrodurla in forma supervisionata e adeguata alle condizioni della persona. Un programma di attività fisica adattata di otto settimane, rivolto a donne ricoverate con anoressia nervosa, si è associato a una riduzione dei sintomi alimentari e della dipendenza dall’esercizio, senza effetti negativi sul recupero del peso e con buon gradimento da parte delle pazienti (Kern et al., 2020). Più in generale, l’esperienza clinica suggerisce che integrare un approccio strutturato all’attività fisica nel percorso di ricovero sia un supporto utile al trattamento, senza penalizzare l’aumento di peso (Danielsen et al., 2018).
Il trattamento dell’iperattività
Il trattamento dell’iperattività, secondo il modello LEAP, è un programma della durata di 8 settimane con incontri di gruppo bisettimanali. Lo scopo del programma è quello di aiutare i pazienti ad esplorare i propri pensieri relativi all’iperattività al fine di identificare le credenze disfunzionali per promuoverne altre che favoriscano uno stile di vita sano e salutare.
Il gruppo per l’iperattività aiuta i pazienti ad aumentare la consapevolezza nei confronti delle proprie emozioni e dei propri pensieri, ricercando modalità più funzionali per gestirli. Consente di diventare consapevoli delle proprie “abitudini comportamentali disfunzionali” favorendo la nascita di nuovi comportamenti funzionali.
Durante la partecipazione ai gruppi non viene chiesto ai pazienti di interrompere l’attività fisica. Lo scopo della terapia di gruppo, infatti, è quello di modificare gradualmente tale comportamento e di sostituirlo con altri, favorendo così una maggiore autostima e autoefficacia. Il protocollo LEAP modificato, per il trattamento dell’iperattività, è stato sperimentato presso l’Ospedale Maria Luigia per due cicli nell’inverno del 2017.
Per chiunque volesse consultare il poster presentato alla SISDCA può scaricarlo in formato PDF
Oppure scaricare l’abstract con i risultati dello studio in pdf
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Domande frequenti sull’iperattività nei disturbi alimentari
Cos’è l’iperattività nell’anoressia nervosa?
È una forma di esercizio fisico eccessivo e compulsivo, vissuto come un obbligo. È un sintomo caratteristico dell’anoressia nervosa, soprattutto nella forma restrittiva, ed è considerato un fattore di mantenimento del disturbo.
Perché l’esercizio compulsivo è difficile da interrompere?
Perché spesso non è riconosciuto come un problema, viene vissuto come un dovere e serve anche a gestire le emozioni. Per questo interromperlo genera ansia e senso di colpa, e diventa un sintomo complesso da affrontare.
Come si tratta l’iperattività nei disturbi alimentari?
Con un lavoro cognitivo-comportamentale, spesso di gruppo come il protocollo LEAP, integrato in un percorso di cura multidisciplinare. L’attenzione all’esercizio va inserita nel trattamento complessivo, non affidata a un singolo intervento isolato.
Bibliografia
Danielsen, M., Rø, Ø., & Bjørnelv, S. (2018). How to integrate physical activity and exercise approaches into inpatient treatment for eating disorders: fifteen years of clinical experience and research. Journal of Eating Disorders, 6, 34. https://doi.org/10.1186/s40337-018-0203-5
Hay, P., Touyz, S., Arcelus, J., Pike, K., Attia, E., Crosby, R. D., Madden, S., Wales, J., La Puma, M., Heriseanu, A. I., Young, S., & Meyer, C. (2018). A randomized controlled trial of the compuLsive Exercise Activity theraPy (LEAP): A new approach to compulsive exercise in anorexia nervosa. International Journal of Eating Disorders, 51(9), 999–1004. https://doi.org/10.1002/eat.22920
Herrmann, E., Garghan, A., Aulakh, G., et al. (2025). A randomised control trial study evaluating a compulsive exercise group for adolescent inpatients with eating disorders. Eating and Weight Disorders. https://doi.org/10.1007/s40519-025-01809-1
Kern, L., Morvan, Y., Mattar, L., Molina, E., Tailhardat, L., Peguet, A., De Tournemire, R., Hirot, F., Rizk, M., Godart, N., & Fautrelle, L. (2020). Development and evaluation of an adapted physical activity program in anorexia nervosa inpatients: A pilot study. European Eating Disorders Review, 28(6), 687–700. https://doi.org/10.1002/erv.2779
Mang, L., Garghan, A., Grant, J., Lacey, H., & Matthews, R. (2021). An evaluation of efficacy and acceptability of a novel manualised JuniorLEAP group programme for compulsive exercise, for children and adolescents with anorexia nervosa, within an inpatient setting. Eating and Weight Disorders, 26(7), 2347–2356. https://doi.org/10.1007/s40519-020-00884-w
Meneguzzo, P., Bonello, E., & Todisco, P. (2025). More than a symptom: qualitative exploration of embodied control and restlessness in compulsive movement in eating disorders. Journal of Eating Disorders, 13, 222. https://doi.org/10.1186/s40337-025-01423-7
