IPERATTIVITA’ NEI DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE

iperattività anoressia

Roma. Dall’8 al 10 marzo si è tenuto a Roma l’XI Congresso Nazionale della SISDCA – Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare. Nell’occasione l’équipe dell’Ospedale Maria Luigia ha presentato uno studio preliminare sul trattamento dell’iperattività in pazienti con disturbi dell’alimentazione. L’iperattività, definita dal DSM-5 come “esercizio fisico eccessivo” è uno dei sintomi principali dell’anoressia nervosa. Presso l’Ospedale Maria Luigia è stato sperimentato il protocollo LEAP (Loughborough Eating Disorders Activity Programme), creato dall’Università inglese di Loughborough e opportunamente modificato ed adattato, per il trattamento dell’iperattività.

Iperattività nell’Anoressia Nervosa

L’iperattività è un sintomo caratteristico dell’anoressia nervosa classificati nel DSM-5. L’anoressia nervosa è caratterizzata da una significativa perdita di peso, da un’intensa paura e preoccupazione di aumentare di peso e da un rapporto alterato con la forma e le dimensioni del proprio corpo.

Uno dei sintomi caratteristici dell’anoressia nervosa, che ritroviamo più frequentemente nella variante restrittiva del disturbo, è l’iperattività. L’iperattività è una forma di esercizio fisico caratterizzato dall’essere eccessivo e compulsivo. L’esercizio è definito eccessivo in quanto occupa gran parte della giornata e non è compatibile con il regime alimentare dei pazienti. È poi definito compulsivo in quanto, se non viene messo in atto, provoca emozioni spiacevoli come vergogna e senso di colpa.

Caratteristiche dell’iperattività

L’iperattività si distingue dalla normale attività fisica sia per l’intensità e la durata degli sforzi sia per i vissuti psicologici correlati. Se, infatti, svolgere attività fisica o sportiva è collegata a vissuti di piacevolezza, di divertimento e di benessere personale, nell’iperattività l’attività fisica è vissuta come costrizione o come obbligo. Nello specifico l’iperattività è caratterizzata da:

  • la sensazione soggettiva di essere “guidati” o “costretti” a svolgere attività fisica;
  • la tendenza a dare la precedenza all’esercizio fisico rispetto ad ogni altra attività (es. socializzazione);
  • l’incapacità ad interrompere o limitare l’attività fisica anche quando si riveli dannosa per la salute (es. grave sottopeso) o in presenza di un danno fisico (es. un infortunio in atto o il rischio di incorrere in una frattura/lesione).

L’iperattività, inoltre, può essere classificata a seconda della funzione che svolge per il paziente:

  • compensatoria: l’eccessivo movimento fisico è utilizzato per compensare specifici episodi di alimentazione in eccesso reali o percepiti. Alcuni pazienti, se ritengono di aver mangiato troppo, cercano di “bruciare” le calorie in eccesso; altri cercano di “bruciare” le calorie in anticipo in modo da accumulare un “credito” prima di mangiare;
  • non compensatoria: utilizzata non tanto per controllare il peso corporeo quanto per modulare e gestire stati emotivi spiacevoli (Fairburn, 2010).

Iperattività e anoressia nervosa

L’iperattività è considerata uno dei fattori primari di mantenimento dell’anoressia nervosa di cui, tuttavia, spesso la persona non ha piena consapevolezza. Soprattutto agli esordi, l’iperattività non è riconosciuta dai pazienti come un problema e rappresenta, quindi, un sintomo difficile da affrontare.

Diventa importante trovare strumenti terapeutici che consentano di trattare e di gestire il sintomo dell’iperattività in modo da ridurre la frequenza e l’intensità dei sintomi, condizione necessaria per un corretto processo di recupero del peso corporeo e un più generale trattamento del disturbo dell’alimentazione nucleare.

Iperattività e LEAP

Presso l’Università inglese di Loughborough è stato sviluppato un protocollo specifico per il trattamento dell’iperattività. Il protocollo di trattamento chiamato LEAP (Loughborough Eating Disorders Activity Program) è un protocollo di matrice cognitivo comportamentale, erogabile in gruppo, che è stato preso a modello, dopo le opportune modifiche ed integrazioni,  per la creazione di un percorso specifico per il trattamento dell’iperattività nel reparto dei disturbi dell’alimentazione dell’Ospedale Maria Luigia.

La sperimentazione ha visto la partecipazione della dott.ssa Greta Ibatici, in qualità di coordinatrice del progetto, e delle dott.sse Grazia Artoni e Valeria Donelli entrambe psicologhe. L’équipe di progetto, supervisionata dal dott. Franco Scita, medico psichiatra e responsabile del reparto per i disturbi dell’alimentazione dell’Ospedale Maria Luigia, ha presentato il primo studio preliminare al XI congresso della SISDCA a Roma.

Il trattamento dell’iperattività

Il trattamento dell’iperattività, secondo il modello LEAP, è un programma della durata di 8 settimane con incontri di gruppo bisettimanali. Lo scopo del programma è quello di aiutare i pazienti ad esplorare i propri pensieri relativi all’iperattività al fine di identificare le credenze disfunzionali per promuoverne altre che favoriscano uno stile di vita sano e salutare.

Il gruppo per l’iperattività aiuta i pazienti ad aumentare la consapevolezza nei confronti delle proprie emozioni e dei propri pensieri, ricercando modalità più funzionali per gestirli. Consente di diventare consapevoli delle proprie “abitudini comportamentali disfunzionali” favorendo la nascita di nuovi comportamenti funzionali.

Durante la partecipazione ai gruppi non viene chiesto ai pazienti di interrompere l’attività fisica. Lo scopo della terapia di gruppo, infatti, è quello di modificare gradualmente tale comportamento e di sostituirlo con altri, favorendo così una maggiore autostima e autoefficacia. Il protocollo LEAP modificato, per il trattamento dell’iperattività, è stato sperimentato presso l’Ospedale Maria Luigia per due cicli nell’inverno del 2017. I risultati preliminari sono stati presentati all’XI congresso della SISDCA tenutosi a marzo del 2018 a Roma.

Per chiunque volesse consultare il poster presentato alla SISDCA può scaricarlo in formato PDF

Oppure scaricare l’abstract con i risultati di uno studio del 2019 in pdf

Autore