TMS E DEPRESSIONE. COSA DICE IL CONSENSUS 2025

Illustrazione della stimolazione magnetica transcranica: bobina a otto sopra la fronte e area prefrontale evidenziata

Negli ultimi anni la stimolazione magnetica transcranica (TMS) è cambiata parecchio: sono arrivati protocolli più brevi e nuovi modi di somministrare il trattamento. Per fare il punto, nel 2025 un gruppo di esperti ha aggiornato le raccomandazioni sull’uso della TMS nella depressione (Trapp et al., 2025). In questo articolo vediamo cosa dicono: quanto funziona la TMS, da cosa dipende la risposta, come mantenerne i risultati, quali sono i rischi e come si accede al trattamento in Italia. Chi vuole prima capire come funziona la TMS può partire dal nostro articolo sulla TMS per la depressione maggiore resistente.

Il consensus 2025 sulla TMS nella depressione

Un consensus è un documento in cui un gruppo di esperti esamina le ricerche disponibili e si mette d’accordo su cosa raccomandare nella pratica clinica.

Questo è stato scritto da 18 specialisti, tra clinici e ricercatori, riuniti da una rete di centri statunitensi per la cura della depressione, ed è stato approvato dalla Clinical TMS Society e dalla International Federation of Clinical Neurophysiology. Gli esperti hanno analizzato gli studi pubblicati fino al 2022, con l’aggiunta di alcuni lavori più recenti fino al 2024, e hanno messo ai voti ogni raccomandazione finché non si è raggiunto un accordo (Trapp et al., 2025).

Gli stessi autori invitano a leggerlo con una certa cautela: il gruppo era composto soprattutto da professionisti nordamericani, la TMS viene usata in modo diverso a seconda dei contesti e le raccomandazioni vanno intese come suggerimenti di buona pratica basati sull’esperienza degli esperti (Trapp et al., 2025).

Efficacia della TMS nella depressione secondo il consensus

Il primo messaggio del documento è chiaro: nella depressione maggiore l’efficacia della TMS è sostenuta da prove solide, anche nelle forme che non hanno risposto ai farmaci (Trapp et al., 2025). In concreto, rispetto a una stimolazione simulata (il placebo usato negli studi sui trattamenti di neuromodulazione), la TMS riduce i sintomi in modo marcato e rende più che doppia la probabilità di stare meglio o di arrivare alla remissione, cioè alla scomparsa quasi completa dei sintomi (Dalhuisen et al., 2022).

Nella depressione del disturbo bipolare il quadro è meno netto. L’effetto sui sintomi è più piccolo e, con alcuni protocolli, c’è il timore che la stimolazione favorisca la comparsa di sintomi maniacali. Per gli esperti resta un ambito di ricerca promettente ma ancora aperto.

Risultati incoraggianti arrivano anche dalla depressione legata ad altre malattie. Dopo un ictus l’effetto antidepressivo della TMS appare forte, mentre è più contenuto nella depressione associata al Parkinson e sui sintomi ansiosi che spesso accompagnano la depressione (Trapp et al., 2025).

Per altre situazioni le prove non bastano ancora per dare indicazioni:

  • i pensieri suicidari;
  • la depressione con sintomi psicotici;
  • altri disturbi dell’umore;
  • la depressione legata a un trauma cranico o all’uso di sostanze.

Nel caso dei pensieri suicidari i primi dati sono promettenti, ma devono essere confermati da studi più ampi (Trapp et al., 2025).

Da cosa dipende la risposta alla TMS

Una delle domande più frequenti è se si possa sapere in anticipo chi trarrà beneficio dalla TMS. Per ora la risposta è no, o almeno non con sicurezza. Gli esperti hanno raccolto i fattori studiati finora, ma i risultati sono spesso contrastanti e la maggior parte dei dati viene da analisi di pazienti già trattati, non da studi pensati apposta per rispondere a questa domanda (Trapp et al., 2025).

Qualche indicazione, però, emerge dal documento:

  • durata della malattia: è il dato più costante, una depressione presente da più tempo si associa a risultati peggiori;
  • farmaci antidepressivi: la TMS sembra funzionare meglio quando è associata a una terapia antidepressiva, mentre per altri farmaci esistono solo dati raccolti a posteriori, non sufficienti per orientare le prescrizioni;
  • età e sesso: il sesso femminile è stato associato a esiti migliori, mentre per l’età i risultati vanno in direzioni diverse e nel complesso nessuna caratteristica anagrafica permette di prevedere la risposta;
  • comorbilità con altri disturbi: il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo borderline di personalità o i disturbi d’ansia non sembrano ridurre l’efficacia, mentre per il dolore cronico e il disturbo da stress post-traumatico i risultati sono contrastanti.

Da tutto questo gli esperti traggono una conclusione pratica. Proprio perché una malattia di lunga durata si associa a risultati peggiori, nella depressione resistente ai trattamenti suggeriscono di considerare la TMS già nelle prime fasi del percorso di cura.

Allo stesso tempo, una depressione grave o cronica non è un motivo per escluderla, dato che si tratta di un trattamento sicuro e ben tollerato. Per chi assume già psicofarmaci, infine, è ragionevole affiancarla alla terapia in corso (Trapp et al., 2025).

Come migliorare e mantenere i risultati della TMS

Il consensus dedica una parte del documento a come ottenere il massimo dal trattamento. Il primo consiglio è semplice: in generale conviene portare a termine l’intero ciclo previsto. Alcuni studi hanno osservato che una risposta scarsa nelle prime sedute annuncia un esito negativo, ma altri hanno trovato persone che iniziano a stare meglio solo più avanti. Per questo, se dopo quattro settimane non c’è stato un miglioramento, la decisione se proseguire va presa dal medico insieme al paziente, tenendo conto sia della possibilità di una risposta tardiva sia di quella di una mancata risposta (Trapp et al., 2025).

TMS e psicoterapia

L’idea di associare TMS e psicoterapia nasce da un’ipotesi: la stimolazione potrebbe rendere il cervello più “plastico”, cioè più predisposto al cambiamento, e favorire così il lavoro su pensieri e comportamenti che si fa in psicoterapia. Nella depressione, però, gli studi che hanno messo alla prova questa ipotesi sono ancora pochi. In uno di questi la TMS è stata affiancata a un percorso ispirato alla terapia cognitivo-comportamentale con buoni risultati, ma senza un gruppo di confronto che permettesse di capire se l’associazione funzionasse meglio della sola TMS.

La conclusione degli esperti è prudente: l’associazione con la psicoterapia potrebbe offrire benefici aggiuntivi, ma servono studi più ampi prima di raccomandarla in modo generalizzato. Restano aperte anche altre domande, per esempio quale tipo di psicoterapia sia più adatto e se sia meglio proporla prima, durante o dopo le sedute di stimolazione (Trapp et al., 2025).

Quanto dura l’effetto della TMS

Gli esperti riconoscono che la durata del beneficio è stata studiata molto meno dei risultati a breve termine. I dati disponibili suggeriscono che l’effetto tende a mantenersi più a lungo nelle donne e quando dopo il ciclo iniziale vengono proposte sedute di mantenimento (Trapp et al., 2025).

Il mantenimento consiste nel ripetere periodicamente la stimolazione dopo un ciclo efficace, con l’obiettivo di ridurre il rischio di ricaduta. Su questo punto, però, le domande aperte sono ancora molte: mancano studi controllati e non è chiaro con quale frequenza e per quanto tempo proporre le sedute. I cicli di sedute ravvicinate ripetuti a intervalli regolari sembrano poter prolungare la remissione, mentre singole sedute mensili potrebbero non essere utili. Anche l’abitudine di diradare gradualmente le sedute alla fine del ciclo ha poche prove a sostegno (Trapp et al., 2025).

Sicurezza della TMS e valutazione prima del trattamento

Secondo il consensus la TMS è in genere ben tollerata. Gli effetti collaterali più comuni sono dolore o fastidio al cuoio capelluto, mal di testa di tipo tensivo, capogiri, stanchezza e insonnia, di solito lievi e passeggeri. Gli effetti gravi, come crisi epilettiche, svenimenti o acufeni, sono rari, così come la comparsa di sintomi maniacali.

Cosa si valuta prima di iniziare la TMS

Prima di iniziare un percorso di trattamento con la TMS serve una valutazione accurata della storia clinica: condizioni mediche, neurologiche e psichiatriche, farmaci in corso e trattamenti già provati. L’attenzione principale va ai fattori che possono aumentare il rischio di crisi epilettiche:

  • una storia personale o familiare di epilessia o di crisi convulsive;
  • un precedente ictus o trauma cranico con conseguenze neurologiche;
  • l’uso di farmaci o sostanze che modificano la soglia convulsiva;
  • condizioni come la privazione di sonno, alterazioni degli elettroliti o l’uso e la sospensione di sostanze.

L’unica controindicazione assoluta è la presenza di materiale ferromagnetico entro 10 cm dalla bobina. Per chi porta dispositivi impiantati, come stimolatori o impianti cocleari, la sicurezza non è stata ancora valutata in modo definitivo e va verificata caso per caso. L’epilessia o un uso importante di alcol e sostanze sono invece controindicazioni relative, che richiedono una valutazione dei rischi e dei benefici condivisa con il paziente (Trapp et al., 2025).

TMS in gravidanza e nell’anziano

Il consensus dedica un capitolo alle cosiddette popolazioni speciali, in cui la TMS potrebbe offrire vantaggi particolari ma gli studi disponibili riguardano, nel complesso, meno di mille persone.

Per gli esperti la sicurezza del trattamento appare simile a quella osservata negli adulti più giovani, ma servono ricerche più ampie. In questi casi la TMS può essere presa in considerazione con una valutazione accurata delle altre malattie presenti e dei farmaci assunti, un monitoraggio attento durante e dopo il ciclo e un’informazione chiara al paziente, e se necessario ai familiari, sui limiti delle conoscenze attuali.

TMS nella depressione in gravidanza e dopo il parto

Durante la gravidanza e l’allattamento alcuni farmaci antidepressivi possono essere sconsigliati, e per questo la TMS viene talvolta considerata come alternativa. Gli studi sono pochi e di piccole dimensioni, ma indicano un’efficacia e un profilo di effetti collaterali simili a quelli osservati nel resto della popolazione.

Sono stati sollevati timori sui possibili rischi per il feto o per il bambino allattato, ma i dati raccolti finora non li confermano. Gli esperti ricordano inoltre che anche non curare la depressione in gravidanza comporta rischi, sia per la salute della madre sia per lo sviluppo del bambino.

TMS nella depressione dell’anziano

Nelle persone anziane, che spesso assumono più farmaci, il rischio di interazioni è maggiore e la TMS può rappresentare un’alternativa ben tollerata da considerare nella depressione senile. I risultati degli studi sono però variabili, anche se le ricerche più recenti e più ampie indicano tassi di risposta significativi.

Accesso alla TMS: le barriere e la situazione in Italia

Tra i trattamenti per la depressione, la TMS ha alcuni vantaggi pratici: si esegue in ambulatorio, il paziente può recarsi da solo alle sedute, l’intera procedura può richiedere meno di un’ora e il trattamento è in genere ben tollerato. Nonostante questo, secondo gli esperti è ancora poco utilizzata. Tra i principali ostacoli indicano:

  • la difficoltà di accesso, legata al numero limitato di centri e di professionisti formati e alla loro distribuzione sul territorio;
  • la scarsa conoscenza del trattamento da parte dei medici che potrebbero indirizzare i pazienti;
  • i costi e le differenze nella copertura economica;
  • gli aspetti organizzativi per il paziente, come la necessità di assentarsi dal lavoro o di organizzarsi con la famiglia per le sedute;
  • la percezione, tra pazienti e cittadini, che le prove di efficacia siano limitate, e la poca familiarità con la procedura.

Il consensus descrive una realtà prevalentemente statunitense, ma molti di questi ostacoli valgono anche in Italia, dove la TMS non fa parte dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), cioè delle prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale garantisce a tutti i cittadini: nel nomenclatore delle prestazioni ambulatoriali garantite non è presente un codice per la TMS (DPCM 12 gennaio 2017).

Fa eccezione la Valle d’Aosta, che nel 2024 l’ha inserita nei propri LEA aggiuntivi regionali: per i residenti con esenzione per patologia legata a dipendenze o a disturbi psichiatrici o neurologici il trattamento è senza costi, previa visita dello specialista in psichiatria (Regione Autonoma Valle d’Aosta, 2024). Nel resto del Paese l’accesso a carico del servizio pubblico dipende da iniziative regionali o locali.

La TMS all’Ospedale Maria Luigia

Presso il poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia la TMS è disponibile in regime ambulatoriale, in forma privata. Per accedere al trattamento è necessaria la prescrizione dello psichiatra curante oppure una visita con uno degli psichiatri del poliambulatorio, che ne valuta l’appropriatezza.

Il percorso prevede una visita iniziale e una al termine del ciclo, e durante ogni seduta è presente un operatore formato all’uso della TMS.

È inoltre possibile, per coloro che svolgono un percorso di ricovero in solvenza (cioè non col SSN), integrare il percorso con un ciclo di sedute di TMS. Ad oggi non è invece possibile farlo per i pazienti ricoverati in convenzione con il SSN in quanto, come detto precedentemente, il trattamento non rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Le informazioni sono comunque disponibili nella nostra pagina dedicata alla stimolazione magnetica transcranica ripetitiva.

Domande frequenti sulla TMS

La TMS è davvero efficace?

Nella depressione maggiore sì: gli esperti la considerano un trattamento sostenuto da prove solide, anche nelle forme che non hanno risposto ai farmaci. La risposta però varia da persona a persona e oggi non è possibile prevedere con sicurezza chi ne trarrà beneficio.

Quanto durano gli effetti della TMS?

La durata del beneficio è stata studiata meno dei risultati a breve termine. I dati disponibili suggeriscono che l’effetto tende a mantenersi più a lungo quando dopo il ciclo iniziale vengono proposte sedute di mantenimento, anche se non è ancora chiaro con quale frequenza farle.

Quali sono i rischi della stimolazione magnetica transcranica?

Gli effetti collaterali più comuni sono fastidio al cuoio capelluto, mal di testa, capogiri, stanchezza e insonnia, in genere lievi e passeggeri. Gli effetti gravi, come le crisi epilettiche, sono rari. Prima di iniziare è necessaria una valutazione medica per escludere le controindicazioni, come la presenza di materiale metallico ferromagnetico vicino alla testa.

La TMS è convenzionata con l’ASL?

A livello nazionale no, perché la TMS non rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza. In Valle d’Aosta è stata inserita nei LEA aggiuntivi regionali ed è senza costi per i residenti con esenzione per patologia. Nel resto d’Italia l’accesso a carico del servizio pubblico dipende da iniziative regionali o locali.

Bibliografia

  • Dalhuisen, I., van Bronswijk, S., Bors, J., Smit, F., Spijker, J., Tendolkar, I., Ruhé, H. G., & van Eijndhoven, P. (2022). The association between sample and treatment characteristics and the efficacy of repetitive transcranial magnetic stimulation in depression: A meta-analysis and meta-regression of sham-controlled trials. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 141, 104848. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2022.104848
  • Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017. Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502. Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 65 del 18 marzo 2017, Supplemento ordinario n. 15. https://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/dettaglioAtto?id=58669&completo=true
  • Regione Autonoma Valle d’Aosta. (2024). Deliberazione della Giunta regionale n. 1082 del 9 settembre 2024. https://www.regione.vda.it/allegato.aspx?pk=115126
  • Trapp, N. T., Purgianto, A., Taylor, J. J., et al. (2025). Consensus review and considerations on TMS to treat depression: A comprehensive update endorsed by the National Network of Depression Centers, the Clinical TMS Society, and the International Federation of Clinical Neurophysiology. Clinical Neurophysiology, 170, 206–233. https://doi.org/10.1016/j.clinph.2024.12.015

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