DOC – DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO. DIAGNOSI, SINTOMI E CURA

disturbo-ossessivo-compulsivo

Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è un disturbo psichiatrico caratterizzato dalla presenza di ossessioni, cioè pensieri intrusivi e indesiderati, e di compulsioni, cioè comportamenti o atti mentali ripetitivi messi in atto per ridurre l’ansia. Colpisce nell’arco della vita circa il 2-3% della popolazione e tende a compromettere in modo significativo la qualità di vita (Stein et al., 2019). Precedentemente inserito nel capitolo dei disturbi d’ansia, a partire dal DSM-5 del 2013 e confermato nel DSM-5-TR del 2022 (APA, 2022) il DOC è collocato in una categoria diagnostica a sé stante, che comprende anche il disturbo da dismorfismo corporeo, il disturbo da accumulo, il disturbo da escoriazione e la tricotillomania.

Cosa significa DOC

DOC è l’acronimo di disturbo ossessivo compulsivo, in inglese OCD (obsessive-compulsive disorder). Il nome descrive i due elementi centrali del disturbo: le ossessioni, pensieri intrusivi che generano ansia, e le compulsioni, comportamenti ripetitivi messi in atto per neutralizzare quell’ansia. Si tratta di un disturbo psichiatrico riconosciuto, non di un semplice tratto di precisione o di ordine, e va distinto dal modo in cui il termine viene usato nel linguaggio comune.

Le ossessioni

Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi intrusivi che generano ansia e vengono vissuti come disturbanti e indesiderati. Sono definiti “egodistonici”, cioè avvertiti come estranei al proprio modo di essere.

Per fare un esempio, un’ossessione potrebbe riguardare una persona molto religiosa che avverte pensieri o impulsi blasfemi e li riconosce come lontani dal proprio sé, non appartenenti alla sua personalità né alla sua storia.

In altri casi le persone con disturbo ossessivo compulsivo possono temere oltremodo lo sporco o i germi, con la paura di contaminarsi, oppure possono avere paura di non riuscire a controllare i propri impulsi e di fare del male a se stesse o agli altri.

Le compulsioni

Le compulsioni seguono spesso regole comportamentali molto precise e vengono messe in atto per “rispondere” a un’ossessione, nel tentativo di controllare le emozioni negative legate al pensiero intrusivo. Questi comportamenti possono variare molto da persona a persona, ma tendono a configurarsi come rituali ripetitivi che l’individuo si sente obbligato a eseguire.

Per esempio, una persona con un’ossessione per la contaminazione potrebbe lavarsi le mani ripetutamente o pulire in modo eccessivo. Un’altra, ossessionata dal dubbio di aver lasciato la porta aperta, potrebbe sentire la necessità di controllarla più volte. Questi rituali vengono eseguiti secondo schemi rigidi e possono occupare molto tempo, provocando un disagio significativo nella vita quotidiana.

Anche se le compulsioni forniscono un sollievo temporaneo dall’ansia causata dalle ossessioni, a lungo termine tendono a rivelarsi controproducenti, perché rafforzano il ciclo ossessivo-compulsivo. È proprio questo meccanismo che rende il disturbo ossessivo compulsivo una condizione in grado di ridurre in modo rilevante la qualità di vita di chi ne è affetto.

Epidemiologia del disturbo ossessivo compulsivo

Il disturbo ossessivo compulsivo ha una prevalenza nell’arco della vita stimata intorno al 2-3% della popolazione, con valori che variano a seconda delle aree geografiche (Stein et al., 2019). Nella maggior parte dei casi sono presenti sia ossessioni che compulsioni, mentre è più raro osservare quadri caratterizzati esclusivamente da ossessioni o esclusivamente da compulsioni.

L’esordio è frequentemente precoce e si colloca spesso tra l’adolescenza e la prima età adulta; il DOC può però presentarsi anche in età pediatrica, con sintomi simili a quelli osservati negli adulti. Nei bambini e negli adolescenti l’esordio è più comune nei maschi ed è spesso associato a una maggiore gravità dei sintomi (Nazeer et al., 2020).

Chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo presenta spesso anche altri disturbi psichiatrici. Il DOC si associa frequentemente al disturbo d’ansia generalizzata, al disturbo da attacchi di panico e alla depressione maggiore (Stein et al., 2019).

Sintomi del disturbo ossessivo compulsivo

I sintomi del disturbo ossessivo compulsivo si dividono in due grandi categorie, le ossessioni e le compulsioni, che nella maggior parte dei casi sono presenti contemporaneamente.

Ossessioni più comuni

  • paura dello sporco, con il pensiero che il proprio corpo (spesso le mani) o altri oggetti siano sporchi nonostante numerosi lavaggi,
  • timore di contaminazione, con la paura che un contatto fisico con un’altra persona, ad esempio una stretta di mano, possa trasmettere malattie,
  • dubbi frequenti su azioni abituali, ad esempio se è stata chiusa la macchina o se si è spento il gas,
  • bisogno di ordine e simmetria, con un forte disagio se non viene mantenuta una determinata disposizione degli oggetti,
  • paura di perdere il controllo e di fare del male a se stessi o agli altri,
  • pensieri di tipo blasfemo.

Compulsioni più comuni

  • lavarsi o pulirsi ripetutamente, in particolare lavarsi spesso le mani o fare docce frequenti,
  • controllare per fugare i dubbi ossessivi, ad esempio verificare più volte se si è chiusa la macchina o spento il gas,
  • mettere in ordine gli oggetti secondo schemi rigidi, rispettando la simmetria nella disposizione,
  • contare e ricontare oggetti,
  • compulsioni mentali, ad esempio ripetere una parola, una frase o una preghiera nella propria mente senza riuscire a smettere.

In generale i sintomi compulsivi sono rituali ripetitivi strutturati intorno a regole rigide. L’infrazione anche minima di una di queste regole genera spesso un forte disagio e l’obbligo di ripetere nuovamente il rituale.

Cause del disturbo ossessivo compulsivo

Le cause del disturbo ossessivo compulsivo sono molteplici e non ancora del tutto chiarite. Come per molti disturbi psichiatrici, non è possibile attribuirne lo sviluppo a un solo fattore: concorrono una predisposizione biologica e genetica, da un lato, e fattori psicologici e ambientali dall’altro. Ambiente ed espressione genica sono inoltre fattori interdipendenti, per cui non ha senso ricondurre il disturbo a una causa unica.

Cause psicologiche del disturbo ossessivo compulsivo

Sul versante psicologico due ipotesi cercano di spiegare lo sviluppo del disturbo ossessivo compulsivo. La prima, di matrice comportamentale, fa riferimento al concetto di condizionamento classico; la seconda è invece di natura cognitiva.

Secondo l’ipotesi del condizionamento classico, uno stimolo emotivamente neutro, come toccare la maniglia di una porta, può per associazione legarsi alla paura di ammalarsi. Una volta instaurata questa associazione, la persona può accorgersi che l’ansia derivante dal contatto si riduce lavandosi le mani. Il ripetersi di questi comportamenti rinforza l’associazione e contribuisce al mantenimento del disturbo.

Una seconda teoria, di natura cognitiva, ipotizza che i pensieri ossessivi siano legati al modo in cui alcune persone si rapportano ai propri pensieri, facendo fatica a distinguere tra il pensare una cosa e il farla realmente. Questo meccanismo, definito fusione pensiero-azione, porta a vivere un pensiero come moralmente equivalente all’azione corrispondente: interpretare un’idea intrusiva come se fosse già un atto immorale ne aumenta l’importanza e minaccia la percezione di sé (Berle & Starcevic, 2005).

Cause biologiche del disturbo ossessivo compulsivo

Sul versante biologico, gli studi condotti su famiglie e gemelli indicano una predisposizione genetica al disturbo ossessivo compulsivo, che appare come una condizione ereditaria in cui sono coinvolti più geni anziché uno solo (Bokor & Anderson, 2014). Il rischio di sviluppare il disturbo risulta più alto nei familiari di primo grado di chi ne è affetto, con valori ancora maggiori quando l’esordio è precoce (Nazeer et al., 2020).

Sul piano neurobiologico, il disturbo ossessivo compulsivo è associato a un’alterazione del funzionamento dei circuiti cortico-striato-talamo-corticali, le reti cerebrali che collegano la corteccia frontale ai nuclei della base e al talamo e che intervengono nel controllo dei comportamenti diretti a uno scopo (Stein et al., 2019). Tra i neurotrasmettitori implicati vengono indicati in particolare la serotonina, ma anche la dopamina e il glutammato (Bokor & Anderson, 2014).

Come riconoscere il disturbo ossessivo compulsivo

Riconoscere il DOC non è sempre immediato, perché chi ne soffre tende a nascondere i propri rituali per vergogna. Chi convive con il disturbo descrive spesso la propria esperienza come una sorta di prigione mentale: è consapevole dell’irrazionalità dei propri pensieri, eppure non riesce a liberarsene, perché attribuisce loro un potere eccessivo, come se pensare qualcosa equivalesse a farla. Alcuni segnali possono aiutare a identificare il quadro:

  • dedicare molto tempo (oltre un’ora al giorno) a pensieri ripetitivi o a comportamenti rituali,
  • provare un forte disagio quando non si riesce a completare il rituale,
  • essere consapevoli che i propri pensieri o comportamenti sono eccessivi, senza riuscire a controllarli,
  • rinunciare ad attività sociali, lavorative o relazionali a causa delle ossessioni o delle compulsioni.

Quando questi segnali sono persistenti e interferiscono con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a uno specialista per una valutazione. Una diagnosi tempestiva facilita l’impostazione di un percorso terapeutico adeguato.

Diagnosi secondo il DSM-5-TR

La diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo si basa sui criteri del DSM-5-TR, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali attualmente in uso (APA, 2022). Per porre diagnosi di DOC devono essere soddisfatti quattro criteri:

  1. presenza di ossessioni, compulsioni o entrambe;
  2. le ossessioni o le compulsioni richiedono molto tempo (ad esempio più di un’ora al giorno) oppure causano disagio significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altro tipo;
  3. i sintomi non sono attribuibili agli effetti di una sostanza o a una condizione medica;
  4. il disturbo non è meglio spiegato dai sintomi di un altro disturbo mentale.

Nel dettaglio, le ossessioni sono definite da pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, vissuti come intrusivi e indesiderati, che causano ansia o disagio, e dai tentativi di ignorarli, sopprimerli o neutralizzarli con un altro pensiero o azione (ad esempio una compulsione).

Le compulsioni sono invece definite da comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, ordinare, controllare) o atti mentali (pregare, contare, ripetere parole) che la persona si sente obbligata a eseguire in risposta a un’ossessione o seguendo regole rigide, e che mirano a ridurre l’ansia o a evitare un evento temuto, pur non essendo realisticamente collegati a ciò che intendono neutralizzare oppure essendo chiaramente eccessivi.

Cura del disturbo ossessivo compulsivo

Il disturbo ossessivo compulsivo è una condizione trattabile. Gli approcci con il maggior supporto in letteratura sono la psicoterapia e, quando indicato, un approccio integrato che la affianchi alla terapia farmacologica gestita dallo specialista. Il percorso va sempre personalizzato in base alla gravità del quadro clinico e alle caratteristiche della persona.

Psicoterapia per il disturbo ossessivo compulsivo

L’intervento psicologico di riferimento per il disturbo ossessivo compulsivo è l’Esposizione con Prevenzione della Risposta (ERP), una procedura della terapia cognitivo-comportamentale indicata come trattamento psicologico di prima scelta (Stein et al., 2019). L’ERP prevede l’esposizione graduale agli stimoli che innescano l’ansia, impedendo al tempo stesso la messa in atto della compulsione, così che l’ansia possa ridursi naturalmente senza il ricorso al rituale.

L’ERP, pur efficace, può risultare impegnativa sul piano emotivo e presentare tassi di abbandono non trascurabili. Per questo viene spesso integrata con componenti cognitive che la rendono più sostenibile (Stein et al., 2019). Da questa cornice comportamentale si sono inoltre sviluppate le terapie cognitivo-comportamentali di terza generazione, tra cui l’Acceptance and Commitment Therapy, che utilizza strategie metacognitive per gestire in modo più flessibile pensieri ed emozioni.

La valutazione dei risultati del trattamento tiene conto sia della risposta, cioè una riduzione clinicamente significativa dei sintomi, sia della remissione, cioè il raggiungimento di livelli di sintomatologia minimi, secondo soglie operative condivise dalla comunità scientifica (Ferrão et al., 2024).

Terapia farmacologica e approccio integrato

Accanto alla psicoterapia, in molti casi viene presa in considerazione una terapia farmacologica, in particolare con farmaci che agiscono sul sistema serotoninergico, coerentemente con il ruolo della serotonina nel disturbo (Bokor & Anderson, 2014). La scelta del farmaco, il dosaggio e la durata del trattamento variano da persona a persona e devono essere sempre valutati e gestiti dal medico psichiatra, l’unico professionista a cui spetta la prescrizione.

In molti quadri clinici psicoterapia e terapia farmacologica vengono combinate in un approccio integrato, definito dallo specialista sulla base della gravità dei sintomi e della storia della persona. L’obiettivo del trattamento è ridurre l’impatto delle ossessioni e delle compulsioni e migliorare la qualità di vita, con percorsi che possono richiedere tempi differenti a seconda dei casi.

Decorso e prognosi del disturbo ossessivo compulsivo

Il disturbo ossessivo compulsivo tende ad avere un andamento cronico, con possibili fasi di miglioramento e di riacutizzazione dei sintomi. La gravità è variabile: si va da forme lievi, compatibili con un funzionamento quotidiano sostanzialmente conservato, a quadri marcatamente invalidanti, in cui ossessioni e compulsioni occupano gran parte della giornata e compromettono la vita relazionale e lavorativa.

Con un trattamento adeguato e personalizzato molte persone ottengono una riduzione significativa dei sintomi e un recupero della qualità di vita (Ferrão et al., 2024). La presenza di altri disturbi, come la depressione o i disturbi d’ansia, e un esordio molto precoce possono rendere il quadro più complesso, motivo per cui è importante una presa in carico tempestiva e specialistica.

Quando rivolgersi a uno specialista

È opportuno rivolgersi a uno specialista quando i pensieri intrusivi e i comportamenti ripetitivi occupano molto tempo, generano un disagio rilevante o interferiscono con lo studio, il lavoro e le relazioni. La valutazione di uno psicologo o di un medico psichiatra permette di distinguere il disturbo ossessivo compulsivo da tratti di personalità o da abitudini di ordine e precisione, e di impostare il percorso più adeguato. Affrontare il disturbo precocemente, senza attendere che i sintomi diventino invalidanti, è la condizione che più spesso favorisce un buon esito del trattamento.

Informazioni per il ricovero

Nei quadri più gravi e invalidanti il disturbo ossessivo compulsivo può richiedere un percorso di ricovero. In questa pagina trovi le informazioni utili su come funziona il ricovero presso il nostro ospedale, le modalità di accesso e i contatti.

Scopri di più

FAQ

Come si comporta una persona con disturbo ossessivo compulsivo?

Una persona con disturbo ossessivo compulsivo è invasa da ossessioni, cioè pensieri, dubbi o immagini intrusivi che generano ansia, e mette in atto compulsioni, cioè comportamenti o rituali ripetitivi come lavarsi, controllare, riordinare o contare, per ridurre quel disagio. Di solito riconosce che pensieri e rituali sono eccessivi e ne soffre, e questi possono occupare gran parte della giornata.

Quali sono le cause del disturbo ossessivo compulsivo?

Non esiste una causa unica. Concorrono una predisposizione genetica, alterazioni nei circuiti cerebrali cortico-striato-talamo-corticali e fattori psicologici e ambientali. Avere familiari di primo grado con il disturbo aumenta il rischio, ma la comparsa del DOC dipende dall’interazione tra più fattori, non da uno solo.

Come si cura il disturbo ossessivo compulsivo?

Il trattamento del disturbo ossessivo compulsivo si fonda su due pilastri: la terapia farmacologica, prescritta e gestita dal medico psichiatra, e la psicoterapia, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale con Esposizione e Prevenzione della Risposta. Spesso i due approcci vengono combinati e, nei quadri più gravi, l’associazione di farmaci e psicoterapia offre i risultati migliori.

Qual è il farmaco migliore per il disturbo ossessivo compulsivo?

Non esiste un singolo farmaco migliore valido per tutti. La terapia farmacologica del DOC si basa su farmaci che agiscono sul sistema della serotonina, ma la scelta della molecola, del dosaggio e della durata spetta al medico psichiatra in base al quadro clinico, e va spesso integrata con la psicoterapia.

Si può guarire dal disturbo ossessivo compulsivo?

Il DOC è un disturbo trattabile. Con un percorso adeguato molte persone raggiungono una buona risposta o la remissione dei sintomi e recuperano una soddisfacente qualità di vita. Nelle forme più gravi una remissione totale è meno frequente, ma è comunque possibile stare molto meglio. Il decorso può alternare miglioramenti e riacutizzazioni, per cui conta un percorso seguito nel tempo da uno specialista.

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed., text rev.). https://doi.org/10.1176/appi.books.9780890425787

Berle, D., & Starcevic, V. (2005). Thought-action fusion: review of the literature and future directions. Clinical Psychology Review, 25(3), 263–284. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2004.12.001

Bokor, G., & Anderson, P. D. (2014). Obsessive-compulsive disorder. Journal of Pharmacy Practice, 27(2), 116–130. https://doi.org/10.1177/0897190014521996

Ferrão, Y. A., Lopes, A. C., Batistuzzo, M. C., Shavitt, R. G., & Miguel, E. C. (2024). An evaluation of treatment response and remission definitions in adult obsessive-compulsive disorder. Journal of Psychiatric Research, 174, 293–301. https://doi.org/10.1016/j.jpsychires.2024.03.044

Nazeer, A., Latif, F., Mondal, A., Azeem, M. W., & Greydanus, D. E. (2020). Obsessive-compulsive disorder in children and adolescents: epidemiology, diagnosis and management. Translational Pediatrics, 9(Suppl 1), S76–S93. https://doi.org/10.21037/TP.2019.10.02

Stein, D. J., Costa, D. L. C., Lochner, C., Miguel, E. C., Reddy, Y. C. J., Shavitt, R. G., van den Heuvel, O. A., & Simpson, H. B. (2019). Obsessive-compulsive disorder. Nature Reviews Disease Primers, 5(1), 52. https://doi.org/10.1038/s41572-019-0102-3

Autore