DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATA. DIAGNOSI, SINTOMI E CURA

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Il disturbo d’ansia generalizzata (GAD) è un disturbo psichiatrico inserito nel DSM-5-TR (APA, 2022) all’interno del capitolo dei disturbi d’ansia ed è caratterizzato dalla presenza di sintomi ansiosi (sia psichici che fisici) che non sono legati ad una causa specifica ma sono appunto “generalizzati”. Lo stato d’ansia è cronico anche se è alternato da momenti di aumento dell’intesità, detti attacchi d’ansia. Chi soffre di disturbo d’ansia generalizzata tende ad essere costantemente in allerta, a preoccuparsi eccessivamente per qualsiasi cosa, evidenziando nel tempo una riduzione significativa della qualità di vita. La cura del GAD prevede, in genere, la terapia psicofarmacologica, la psicoterapia o entrambe. In genere per combattere l’ansia, soprattutto quando è molto intensa, è necessario un trattamento integrato.

Cos’è il disturbo d’ansia generalizzata

Il disturbo d’ansia generalizzata (GAD) è un disturbo psichiatrico molto diffuso. Studi epidemiologici negli Stati Uniti hanno stimato la prevalenza del GAD nell’arco della vita del 9% (APA, 2013).

Rispetto ad altri disturbi d’ansia, come ad esempio la fobia sociale o il disturbo da attacchi di panico, che sono spesso riconducibili a preoccupazioni specifiche e circoscritte, nel GAD le preoccupazioni non riguardano un tema specifico ma sono estese ai diversi ambiti della vita del paziente. Sono appunto “generalizzati”.

Caratteristiche del disturbo d’ansia generalizzata

Il disturbo d’ansia generalizzata è una sindrome caratterizzata da ansia e preoccupazione in corso per molti eventi o pensieri che il paziente generalmente riconosce come eccessivi e inappropriati. La maggior parte delle persone con disturbo d’ansia generalizzata ha anche altri disturbi dell’umore e d’ansia.

I sintomi ansiosi tendono ad essere presenti per tutta la giornata, per tutti i giorni, e le preoccupazioni riguardano temi della vita quotidiana del paziente come la famiglia, la situazione economica, il lavoro e la salute personale (Roemer et al., 1997). Chi soffre di disturbo d’ansia generalizzata riferisce inoltre uno stato di costante preoccupazione nei confronti del futuro, insieme ad uno stato di tensione e di inquietudine diffusa che non è in grado di controllare.

Epidemiologia e decorso del GAD

Il disturbo d’ansia generalizzata è tra i disturbi d’ansia più diffusi nella popolazione generale. Gli studi epidemiologici stimano una prevalenza lifetime compresa tra il 4% e il 9%, con un rapporto tra donne e uomini di circa 2 a 1 (APA, 2022). L’età di esordio è tipicamente più tarda rispetto agli altri disturbi d’ansia, collocandosi più frequentemente tra la seconda e la terza decade di vita, anche se un esordio in età pediatrica o tardivo, sopra i 60 anni, non è raro.

Il decorso del GAD è tipicamente cronico e fluttuante: i sintomi persistono per anni, con fasi di intensificazione legate a eventi stressanti e fasi di parziale remissione, raramente con remissione completa spontanea. La cronicità è accentuata dalla frequente comorbilità con altri disturbi psichiatrici: circa due terzi dei pazienti con GAD presentano nel corso della vita anche un disturbo depressivo, e la sovrapposizione con disturbo di panico, fobia sociale e disturbi da uso di sostanze è molto frequente (Huang et al., 2025).

Un trattamento tempestivo modifica favorevolmente la prognosi: studi naturalistici di lungo periodo mostrano che la maggior parte dei pazienti trattati con psicoterapia, farmacoterapia o entrambe ottiene una significativa riduzione dei sintomi, una migliore qualità di vita e una minore probabilità di cronicizzazione.

Sintomi dell’ansia generalizzata

I sintomi del disturbo d’ansia generalizzata si organizzano in due aree principali: sintomi psicologici, legati alla preoccupazione eccessiva e al rimuginio, e sintomi fisici, espressione somatica dell’attivazione ansiosa cronica. A differenza degli attacchi di panico, nel GAD la sintomatologia è continua e pervasiva, non episodica e parossistica.

Sintomi psicologici

  • preoccupazione eccessiva e persistente riferita a molteplici ambiti di vita (lavoro, famiglia, salute, finanze)
  • difficoltà a controllare la preoccupazione
  • rimuginio anticipatorio su scenari negativi futuri
  • irrequietezza, sensazione di essere “con i nervi a fior di pelle”
  • difficoltà di concentrazione o vuoti di memoria
  • irritabilità

Sintomi fisici

  • tensione muscolare cronica, in particolare a collo, spalle e mascella
  • facile affaticabilità, senso di stanchezza anche a riposo
  • disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, sonno non ristoratore)
  • cefalea tensiva
  • disturbi gastrointestinali (nausea, dolori addominali, alterazioni dell’alvo)
  • tachicardia e palpitazioni occasionali
  • sensazione di “nodo alla gola” o difficoltà di deglutizione

Ansia generalizzata nel DSM-5-TR

Il DSM-5-TR (APA, 2022), redatto dall’American Psychiatric Association, colloca il disturbo d’ansia generalizzata all’interno del capitolo dei disturbi d’ansia. I criteri diagnostici sono rimasti invariati rispetto al DSM-5 del 2013: il TR (Text Revision) ha aggiornato solo la descrizione testuale, i dati epidemiologici e le note cliniche, senza modificare le soglie diagnostiche. Secondo il DSM-5-TR il GAD si caratterizza come stato di eccessiva ansia e preoccupazione, riferito a diversi ambiti della vita quotidiana (come la scuola o il lavoro), presente per la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi e difficile da controllare per il soggetto che ne soffre.

Inoltre sono presenti almeno tre dei seguenti sintomi (uno solo nei bambini):

  1. sentirsi irrequieti, agitati o coi nervi a fior di pelle
  2. sentirsi stanchi facilmente
  3. difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria
  4. irritabilità
  5. tensione muscolare
  6. disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi o stare addormentati, o un sonno disturbato)

La diagnosi richiede inoltre che l’ansia e la preoccupazione causino un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti, e che non siano attribuibili a sostanze, condizioni mediche o altri disturbi mentali.

In genere il disturbo d’ansia generalizzata si trova in comorbilità con altri disturbi psichiatrici. E’ frequente infatti riscontrare una correlazione tra GAD e depressione, oppure tra GAD e disturbo d’attacchi di panico o altri disturbi d’ansia o dell’umore.

Diagnosi differenziale dell’ansia generalizzata

Può essere fatta diagnosi di disturbo d’ansia generalizzata se il paziente non soddisfa i criteri diagnostici per un disturbo di panico, una fobia specifica, un disturbo ossessivo-compulsivo o un disturbo da ansia di malattia. Se i sintomi sono dovuti a un disturbo fisico, a una condizione neurologica o a un disturbo correlato a una sostanza, il disturbo d’ansia generalizzata è escluso.

Cause dell’ansia generalizzata

Le cause del disturbo d’ansia generalizzata sono diverse e non del tutto comprese. Così come per molti disturbi psichici, anche per il GAD si parla di disturbo a genesi multifattoriale. Questo significa che a causare il disturbo possono essere variabili psicologiche, biologiche e ambientali in relazione tra loro.

Da un punto di vista psicologico le spiegazioni del disturbo d’ansia generalizzata sono diverse in base ai differenti approcci teorici di riferimento.

Fattori di rischio

Tra le possibili cause e fattori di rischio per il disturbo d’ansia generalizzata troviamo:

  • esperienze negative o traumatiche (recenti o passate)
  • esposizione prolungata a fattori stressanti
  • malattie croniche e invalidanti
  • personalità evitanti, introverse e pessimiste

Inoltre dagli studi effettuati sui gemelli si è osservato che la percentuale di familiarità del disturbo d’ansia generalizzata è intorno al 20%. E’ quindi presente anche una importante componente genetica che aumenta il rischio di sviluppare il disturbo.

Neurobiologia del disturbo d’ansia generalizzata

Le ricerche di neuroimaging hanno identificato alterazioni funzionali e strutturali nelle reti cerebrali coinvolte nella regolazione emotiva. I dati più solidi vengono dal consorzio internazionale ENIGMA-anxiety, che ha aggregato dati di risonanza magnetica di migliaia di pazienti con disturbi d’ansia per superare i limiti dei campioni piccoli dei singoli studi (Bas-Hoogendam et al., 2022).

Amigdala e circuito della paura

Nel GAD è stata ripetutamente osservata un’iperattivazione dell’amigdala, struttura chiave nella rilevazione degli stimoli minacciosi. Questa iperreattività contribuisce alla risposta di allarme esagerata e alla difficoltà nell’inibire la preoccupazione anche in contesti non minacciosi.

Corteccia prefrontale e controllo emotivo

Parallelamente, la corteccia prefrontale ventromediale e la corteccia cingolata anteriore, che normalmente esercitano un controllo inibitorio sull’amigdala, mostrano nei pazienti con GAD una ridotta connettività funzionale e una compromessa capacità di regolare la risposta emotiva. Il risultato è un deficit dei meccanismi di controllo top-down sulla preoccupazione.

Asse ipotalamo-ipofisi-surrene

Sul piano neuroendocrino, il GAD è associato a un’alterata reattività dell’asse HPA, con iperattività nelle fasi iniziali e, dopo esposizione cronica allo stress, possibili fenomeni di esaurimento funzionale. Sono inoltre coinvolti i sistemi GABAergico, con ridotta inibizione, serotoninergico e noradrenergico, che rappresentano i principali bersagli dei trattamenti farmacologici del disturbo.

Cura dell’ansia generalizzata

Il trattamento del disturbo d’ansia generalizzata si basa su un approccio integrato che combina psicoterapia e terapia farmacologica. La scelta tra i due approcci (o la loro combinazione) dipende dalla gravità dei sintomi, dalla presenza di comorbilità e dalle preferenze del paziente. Le linee guida internazionali raccomandano la terapia cognitivo-comportamentale e gli antidepressivi SSRI/SNRI come opzioni di prima linea.

Psicoterapia

Sia la psicoterapia cognitiva che la terapia per la gestione dell’ansia sono risultate efficaci per la cura del disturbo d’ansia generalizzata. La terapia per la gestione dell’ansia è una terapia strutturata che prevede psico-educazione, training di rilassamento ed esposizione, ma non include la ristrutturazione cognitiva; la terapia cognitivo comportamentale aggiunge invece questo elemento in più.

Tecniche di rilassamento

Il rilassamento implica la pratica di tecniche che portano al rilassamento muscolare o corporeo, tra queste le più conosciute sono il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson e il training autogeno.

L’esposizione comporta, invece, un confronto graduale e ripetuto (prima attraverso la semplice immaginazione, poi concretamente esponendosi di persona) con stimoli che provocano ansia.

Ristrutturazione cognitiva

Infine la ristrutturazione cognitiva è una tecnica cognitivo comportamentale che mette in discussione i processi di pensiero automatico disfunzionali (ad es. “non valgo nulla”) aiutando il paziente a modificarli.

Numerosi studi hanno dimostrato che la psicoterapia cognitivo comportamentale determina miglioramenti significativamente maggiori per l’ansia e la depressione in 4-12 settimane rispetto a gruppi non trattati, alla sola gestione dell’ansia, al solo rilassamento o alla psicoterapia non direttiva (Westen & Morrison, 2001).

Psicoterapie di terza generazione

Le psicoterapie cognitivo-comportamentali di terza onda, in particolare l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) e la Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR), si sono affermate come alternativa o complemento alla CBT tradizionale per il disturbo d’ansia generalizzata. Invece di cercare di eliminare i pensieri ansiosi, queste terapie insegnano al paziente a osservarli senza identificarvisi, riducendo l’evitamento esperienziale e la lotta con la preoccupazione.

Una recente meta-analisi (Fortes et al., 2025) ha confermato che gli interventi basati sulla mindfulness migliorano significativamente la qualità di vita nei pazienti con disturbi d’ansia, con effetti mantenuti al follow-up. L’ACT in particolare lavora sul concetto di flessibilità psicologica, orientando il paziente verso azioni coerenti con i propri valori nonostante la presenza dell’ansia.

Terapia farmacologica

La terapia psicofarmacologica è in genere prescritta da un medico psichiatra e prevede l’utilizzo di diverse tipologie di farmaci. Tra i farmaci più utilizzati per la cura del disturbo d’ansia generalizzata ci sono i farmaci antidepressivi.

Diverse categorie di antidepressivi infatti, oltre ad agire sull’umore, agiscono anche sull’ansia riducendone la sintomatologia.

Benzodiazepine e ansia

Altri farmaci utilizzati per gestire farmacologicamente l’ansia sono le benzodiazepine. Le benzodiazepine hanno mostrato una buona efficacia nel trattamento della sintomatologia ansiosa a breve termine, anche se danno dipendenza e tolleranza nel lungo periodo.

Sono quindi farmaci efficaci nell’uso episodico, meno indicati per un uso prolungato, e, soprattutto dopo un lungo utilizzo, vanno sospesi con gradualità in base alla indicazione del medico.

Le benzodiazepine sono tra gli psicofarmaci più largamente utilizzati (e abusati) e possono generare una vera e propria dipendenza da benzodiazepine.

Per questi motivi la terapia farmacologica deve essere costantemente monitorata da un medico che ne calibri le dosi e ne definisca i dosaggi. Le gestioni fai-da-te possono infatti, nel lungo periodo, peggiorare il quadro sintomatologico del paziente.

Stimolazione magnetica transcranica (rTMS)

Quando la psicoterapia e la farmacoterapia standard non producono una risposta adeguata, tra le opzioni emergenti si trova la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS). Si tratta di una tecnica non invasiva che modula l’attività di specifiche aree corticali attraverso impulsi magnetici applicati sullo scalpo.

Una meta-analisi di trial randomizzati (Jiang et al., 2025) ha evidenziato una riduzione significativa dei sintomi del GAD con rTMS rispetto a stimolazione sham, con un profilo di sicurezza favorevole. Gli effetti si mantengono generalmente nel breve-medio periodo, mentre sono necessari studi a più lungo termine per definire i protocolli ottimali e la durata dei benefici.

Poliambulatorio Ospedale Maria Luigia

Presso il poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia è possibile effettuare visite psichiatriche e percorsi di psicoterapia.

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Domande frequenti sul disturbo d’ansia generalizzata

Cos’è il disturbo d’ansia generalizzata?

Il disturbo d’ansia generalizzata (GAD) è una condizione psichiatrica caratterizzata da preoccupazione eccessiva, persistente e incontrollabile, riferita a molteplici ambiti della vita quotidiana (lavoro, famiglia, salute, finanze). Secondo il DSM-5-TR (APA, 2022), per porre diagnosi i sintomi devono essere presenti per almeno sei mesi e accompagnati da almeno tre tra: irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà di concentrazione, irritabilità, tensione muscolare e disturbi del sonno.

Qual è la differenza tra ansia normale e disturbo d’ansia generalizzata?

L’ansia è una risposta adattiva a situazioni di stress o pericolo. Diventa un disturbo quando è eccessiva rispetto al contesto, persiste nel tempo, è generalizzata a molteplici ambiti, è difficile da controllare e compromette il funzionamento sociale, lavorativo o personale. Il GAD si distingue dagli altri disturbi d’ansia perché la preoccupazione non è circoscritta a una situazione specifica (come nella fobia sociale o nel disturbo di panico) ma è diffusa e pervasiva.

Quali sono i sintomi fisici del disturbo d’ansia generalizzata?

I sintomi fisici del GAD comprendono tensione muscolare cronica (in particolare collo, spalle, mascella), affaticamento, difficoltà di concentrazione, irritabilità, disturbi del sonno (insonnia iniziale o sonno non ristoratore), tachicardia, sudorazione, sensazione di “nodo alla gola”, disturbi gastrointestinali, cefalea tensiva e tremori. Spesso questi sintomi portano la persona a richiedere visite mediche prima ancora di un consulto psichiatrico.

Come si cura il disturbo d’ansia generalizzata?

Il trattamento di prima scelta combina psicoterapia e farmacoterapia. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è l’approccio psicologico con le evidenze più robuste, in particolare nelle componenti di ristrutturazione cognitiva, esposizione alla preoccupazione e tecniche di rilassamento. Sul piano farmacologico, gli antidepressivi SSRI e SNRI sono di prima linea; le benzodiazepine possono essere utilizzate per il sollievo rapido ma comportano rischi di dipendenza con l’uso prolungato.

Il disturbo d’ansia generalizzata è cronico?

Senza trattamento il GAD tende ad avere un decorso cronico-fluttuante, con fasi di intensificazione e fasi di parziale remissione. Con un trattamento adeguato la maggior parte dei pazienti ottiene un significativo miglioramento dei sintomi e della qualità di vita. È importante non sottovalutare il disturbo: il GAD è frequentemente in comorbilità con la depressione e tende a peggiorare nel tempo se non trattato.

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