ATTACCHI DI PANICO E DISTURBO DI PANICO. SINTOMI E CURA

ATTACCHI DI PANICO E DISTURBO DI PANICO. SINTOMI E CURA

Il disturbo di panico, detto anche disturbo da attacchi di panico, è un disturbo presente nel DSM-5 nel capitolo dei disturbi d’ansia, insieme al disturbo d’ansia generalizzata, alle fobie e altri disturbi d’ansia specifici. Chi ne soffre vive ricorrenti e inaspettati episodi di paura molto intensa durante i quali si manifestano una serie di sintomi psichici e fisici molto intensi. Gli attacchi di panico possono presentarsi con sintomi anche molto diversi tra loro e possono differire da persona a persona. In generale sono comuni la paura di morire (spesso collegata ad una forte tachicardia), paura di impazzire, sensazione di mancanza di respiro o di irrealtà. 

Attacchi di panico

Gli attacchi di panico sono episodi durante i quali, chi ne soffre, è preda di una forte ansia e paura molto intensa, senza un apparente pericolo. Il termine “panico” deriva dalla mitologia Greca, in particolare dal dio Pan, il dio dei pascoli e della natura. Il dio Pan era un essere spaventoso, aveva infatti il corpo mezzo umano e mezzo caprino. Il mito racconta che il dio Pan era solito attaccare improvvisamente le ninfe del bosco, durante il meriggio, per possederle, suscitando in loro un terrore vivissimo e bloccante, appunto il “timor panico”. Da questo mito e dagli attacchi improvvisi del dio Pan trova origine il termine “attacchi di panico“. Gli attacchi di panico sono stati di ansia acutissima, che insorgono per lo più inaspettatamente e che portano a provare sensazione di morte imminente, perdita del controllo o paura di impazzire. Durante gli attacchi sono presenti numerosi sintomi fisici che allarmano il soggetto, come fatica a respirare con senso di oppressione toracica, dolore al petto, tachicardia e vertigini.

Gli attacchi di panico variano tra loro sia per intensità, che per gravità. Possono avere una frequenza moderata e presentarsi, ad esempio, una volta alla settimana per mesi, oppure essere più frequenti (anche uno al giorno) ma presentarsi per settimane e poi non ricomparire per lunghi periodi di tempo. Spesso gli attacchi di panico si presentano all’interno di più ampi disturbi, in questi casi, in genere, si specifica la diagnosi psichiatrica principale  (possiamo avere, ad esempio, diagnosi di disturbo post-traumatico da stress con attacchi di panico). In sè l’attacco di panico non rappresenta un disturbo del DSM-5 e non può essere considerato un disturbo psichiatrico. Se però gli attacchi si ripetono, compaiono senza una ben chiara causa scatenante, e mantengono il soggetto in uno stato di preoccupazione e timore per successivi possibili attacchi allora parliamo di “disturbo” e nello specifico di disturbo di panico.

Disturbo di panico e DSM-5

Il disturbo di panico è un disturbo del DSM-5 presente nel capitolo dei disturbi d’ansia. Il disturbo di panico è caratterizzato dalla presenza di ricorrenti attacchi di panico (almeno due, anche se in genere gli attacchi sono molti di più) definiti come “inaspettati”. Il termine “inaspettati” sta a significare che, apparentemente, non si evidenziano cause scatenanti l’attacco. In un disturbo di panico gli attacchi compaiono come fulmini a ciel sereno, quando magari un individuo si sta rilassando o addirittura durante il sonno. Inoltre il DSM-5 inserisce una lista di 13 diversi sintomi che possono manifestarsi durante l’attacco. Per poter parlare di disturbo di panico è necessario che si presentino, in modo concomitante, almeno 4 dei sintomi presentati. I criteri diagnostici del disturbo di panico sono:

A – Ricorrenti e inaspettati attacchi di panico. Gli attacchi di panico sono caratterizzati dal brusco e repetino manifestarsi di intensa paura e disagio e raggiungono il picco di intensità in pochi minuti. Durante gli attacchi si devono presentare, in concomitanza, almeno 4 dei seguenti sintomi:

  1. palpitazioni o tachicardia
  2. sudorazione
  3. tremori
  4. sensazione di fiato corto o di fatica nel respirare
  5. sensazione di soffocamento
  6. dolore retrosternale
  7. nausea o dolori addominali
  8. vertigini, sensazione di instabilità, testa leggera o sensazione di svenimento
  9. brividi o vampate di calore
  10. parestesie (sensazioni di formicolio o di intorpidimento)
  11. derealizzazione (sensazioni di irrealtà) o depersonalizzazione (sentirsi separato da se stesso)
  12. sensazione di perdita del controllo o di “diventare matto”
  13. paura di morire

B – Almeno uno degli attacchi è seguito da un mese o più, durante il quale si presenta uno o entrambi dei seguenti sintomi:

  1. Paura o preoccupazione persistente relativa alla possibilità di avere altri attacchi di panico o alle relative conseguenze (per es. avere paura di perdere il controllo, paura di avere un’attacco di cuore, o di diventare matto)
  2. Cambiamenti nei comportamenti quotidiani che procurano un disadattamento significativo e collegati agli attacchi di panico (ad esempio evitare luoghi o situazioni sociali, evitare situazioni non familiari, ridurre gli interessi.

C – Il disturbo non è collegabile all’effetto fisiologico di sostanze (ad es. abuso di droghe) o altre condizioni mediche (ad es. ipertiroidismo)

D – Il disturbo non è meglio spiegato da altri disturbi mentali (ad es. gli attacchi di panico non si presentano solamente in determinate situazioni sociali, oppure di fronte a stimoli fobici definiti, a lutti o abbandoni o altre specifiche condizioni di vita)

Cause degli attacchi di panico

Le cause degli attacchi di panico possono essere molto diverse tra loro. In genere il primo attacco si verifica durante un periodo particolarmente stressante dell’individuo. Lo stress può derivare da eventi acuti (ad esempio un lutto, una perdita, una malattia grave) oppure cronici (periodi di iperlavoro, scarso riposo, situazioni cronicamente conflittuali). Altre situazioni possono causare il primo attacco di panico: cause fisiologiche, come la menopausa nelle donne, oppure cambiamenti di ruolo, come il pensionamento. In generale, quando c’è un passaggio, un cambiamento importante nella vita dell’individuo questo può aumentare lo stress fisico o psicologico.

Dopo il primo attacco in genere l’individuo sviluppa una forte preoccupazione e vive in uno stato costante di apprensione. “Se il primo attacco è stato inaspettato allora potrebbe ripresentarsi ancora senza nessun avvertimento”. Questo pensiero è molto comune tra chi soffre di attacchi di panico e porta i soggetti a rimane in uno stato di tensione costante, in una sorta di ansia anticipatoria, di “paura della paura” che porta ad aumentare i livelli di stress e quindi favorire futuri attacchi. Si instaura quindi un circolo vizioso, dove è la “paura di avere un attacco di panico” che alimenta l’ansia, che diventa panico e che produce un nuovo attacco.

Comorbilità psichiatrica e attacchi di panico

In alcuni casi invece gli attacchi di panico si presentano come conseguenze di disturbi psichiatrici primari di maggiore gravità e importanza. Ad esempio è frequente ritrovare attacchi di panico in soggetti che hanno un disturbo post traumatico da stress, un disturbo depressivo maggiore o un disturbo bipolare in fase depressiva. In questi casi in genere, il trattamento del disturbo psichiatrico primario porta alla remissione degli attacchi di panico.

Conseguenze degli attacchi di panico

In genere chi soffre di attacchi di panico sviluppa delle conseguenze sia sul piano cognitivo ed emotivo, sia sul piano comportamentale. Chi soffre di attacchi di panico può sviluppare preoccupazioni rispetto alla propria salute fisica (i pazienti possono pensare che gli attacchi siano dovuti ad una qualche grave malattia che mette in pericolo la loro vita) oppure possono sviluppare problemi nella sfera sociale e nelle autonomie personali.

Alcuni soggetti possono manifestare la preoccupazione di ritrovarsi da soli durante un attacco (ad esempio in auto) e non avere nessuno a cui chiedere aiuto. Tendono quindi a ridurre le situazioni in cui sono “costretti” a rimanere da soli. Oppure, al contrario, possono essere preoccupati di avere attacchi di panico in situazioni e contesti sociali, per paura di essere giudicati negativamente dagli altri, quindi tendono ad isolarsi e non uscire di casa.

Evitamento di luoghi pubblici

Chi soffre di attacchi di panico inoltre può sviluppare comportamenti maladattivi che portano ad evitare posti e luoghi precedentemente frequentati. Le persone possono ridurre notevolmente il numero delle loro attività quotidiane, tralasciando così interessi e passioni. Per paura di nuovi attacchi possono smettere di  frequentare contesti pubblici come un supermercato o un negozio di vestiti.

Possono sentirsi costantemente in allarme e ipermonitorare i loro segnali fisiologici (ad es. battito cardiaco, tensione muscolare, frequenza del respiro) mantenendosi in uno stato di costante attivazione psicologica. In casi più gravi chi soffre di disturbo da attacchi di panico può non riuscire più ad uscire di casa per paura di un possibile attacco. In questo modo, alimentando i meccanismi di evitamento, la persona riduce progressivamente le attività quotidiane riducendo così la qualità della sua vita, la sua autonomia e il suo benessere psicologico generale.

Attacchi di panico con agorafobia

Una delle conseguenze degli attacchi di panico può essere lo sviluppo di agorafobia, un disturbo d’ansia che si ritrova nel DSM-5. Nonostante l’etimologia suggerisca che l’agorafobia sia la paura degli spazi aperti (dal greco αγορά: piazza e φοβία: paura) in realtà il termine è utilizzato per descrivere la paura collegata a diversi luoghi. Nello specifico con il termine agorafobia intendiamo:

  • paura di usare trasporti pubblici (treni, autobus, taxi etc.)
  • paura degli spazi aperti (centri commerciali, ponti etc.)
  • paura degli spazi chiusi (negozi, cinema etc.)
  • paura nello stare in fila o in mezzo ad una folla
  • paura di stare da solo fuori casa

In genere è possibile che il disturbo di panico si associ all’agorafobia. Spesso infatti, come abbiamo visto, la paura di avere degli attacchi in contesti pubblici, o la paura di non avere immediato supporto, porta le persone ad evitare determinate situazioni o contesti. L’evitamento però rinforza la paura e la alimenta, portando così allo sviluppo dell’agorafobia.

Cura del disturbo di panico e degli attacchi di panico

La cura del disturbo di panico e la gestione degli attacchi di panico può prevedere diverse modalità terapeutiche. In genere i trattamenti possono essere di tipo farmacologico, di tipo psicoterapeutico, oppure integrare farmacoterapia e psicoterapia. Il primo passo fondamentale è comunque quello di accettare di avere un problema e di farsi aiutare. Difficilmente questi disturbi, per quanto non gravi, possono essere curati da soli. E’ necessario infatti l’intervento di un professionista che aiuti a trovare la strategia terapeutica più efficace. Curare un disturbo di panico, chiedendo aiuto il prima possibile, scongiura il cronicizzarsi del disturbo ed evita che si instauri il circolo vizioso della paura.

Una volta accettato il problema sarà lo specialista a indicare i passi successivi. In genere di fronte ad un disturbo di panico o a frequenti attacchi di panico, può essere necessario escludere cause di natura organica (per questo è consigliabile fare riferimento in primis al proprio medico curante) . Una volta accertata la natura psicologica degli attacchi è possibile iniziare la cura.

Trattamento psicofarmacologico del disturbo di panico

Per la cura del disturbo di panico è possibile intervenire con terapie psicofarmacologiche adeguate. Ci sono diverse classi di farmaci che vengono impiegati con successo nel trattamento del disturbo di panico e nella gestione degli attacchi di panico. Una tipologia di farmaci utilizzati sono le benzodiazepine. Le benzodiazepine sono farmaci sintomatici (agiscono sui sintomi ansiosi) portando ad una rapida remissione o al controllo degli attacchi di panico. Sono però farmaci che possono portare a sviluppare tolleranza e dipendenza. Inoltre spesso, alla sospensione del trattamento con benzodiazepine, il disturbo può ripresentarsi.

Altre classi di farmaci utilizzati per gli attacchi di panico sono gli antidepressivi. Attualmente vengono privilegiati i cosidetti “antidepressivi di nuova generazione” che, rispetto ai vecchi antidepressivi, sono meglio tollerati e presentano minori effetti collaterali. Nella scelta di una terapia farmacologica è però indispensabile affidarsi al proprio psichiatra di fiducia, in quanto le terapie richiedono un attento controllo da parte di un medico. Inoltre la valutazione da parte di uno specialista può aiutare ad identificare eventuali disturbi in comorbilità al disturbo di panico (ad es. un disturbo depressivo), consentendo di impostare una migliore e più efficace terapia farmacologica.

Trattamento psicoterapico del disturbo di panico

Per il trattamento del disturbo di panico e per la gestione degli attacchi di panico è possibile affrontare un percorso di psicoterapia. In generale la psicoterapia cognitivo comportamentale ha mostrato di essere efficace nel trattamento del disturbo di panico. Attraverso esercizi di rilassamento, di gestione e controllo del respiro, uniti ad un lavoro su pensieri e idee disfunzionali è possibile superare il disturbo di panico e ritrovare un senso di benessere e di autoefficacia.

Parte fondamentale del processo di cura è la psicoeducazione. La psicoeducazione consiste nel fornire informazioni cliniche sugli attacchi di panico, sulla loro non pericolosità e sui meccanismi che spesso mantengono e sostengono il disturbo. Vengono fornite informazioni su strategie per controllare il disturbo (ad es. respirare dentro un sacchetto di carta aiuta a ridurre l’intensità dei sintomi del panico), vengono affrontate le principali paure e vengono sfatati molti miti (ad es. l’attacco di panico non è pericoloso o non significa che il soggetto stia impazzendo). Inoltre vengono affrontate le principali strategie maladattive del soggetto (ad es. l’evitamento di luoghi o situazioni) e viene aiutato il paziente a riappropriarsi della propria quotidianità. E superare il proprio problema con gli attacchi di panico.

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Per approfondimenti:

Anxiety sensitivity and panic disorder (Richard J McNally, 2002)

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Attacchi di panico e disturbo di panico. Cura e diagnosi del DSM-5
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Attacchi di panico e disturbo di panico. Cura e diagnosi del DSM-5
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Il disturbo di panico è un disturbo caratterizzato dalla presenza di ripetuti attacchi di panico che sono inaspettati e possono portare a evitare luoghi e contesti sociali. La cura del disturbo di panico è la psicoterapia o la terapia farmacologica. Il DSM-5 evidenzia alcuni sintomi per fare diagnosi...
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Ospedale Maria Luigia
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ATTACCHI DI PANICO E DISTURBO DI PANICO. SINTOMI E CURA ultima modifica: 2018-01-17T17:00:25+00:00 da Paolo Artoni
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