DOPPIA DIAGNOSI E RIABILITAZIONE NELLE DIPENDENZE PATOLOGICHE

DOPPIA DIAGNOSI E RIABILITAZIONE NELLE DIPENDENZE PATOLOGICHE

Presso l’Ospedale Maria Luigia è attivo un percorso di ricovero per pazienti doppia diagnosi. I pazienti doppia diagnosi sono pazienti che presentano, oltre alla dipendenza patologica, anche disturbi psichiatrici in comorbilità come disturbo bipolare, schizofrenia, depressione grave, disturbo ossessivo compulsivo o gravi disturbi di personalità. A parlarci del paziente doppia diagnosi e del percorso di riabilitazione tossicologica dell’Ospedale Maria Luigia, il dott. Samuele Lambertino, medico psichiatra e primario di Unità Operativa.

Doppia Diagnosi

Quando parliamo di doppia diagnosi facciamo riferimento ad una particolare condizione clinica in cui coesistono il quadro di dipendenza o abuso di droghe (ad esempio eroina, cocaina, alcol o farmaci) e un disturbo psichiatrico. La doppia diagnosi è una condizione purtroppo frequente in psichiatria. Infatti è stimato che circa il 50% dei pazienti schizofrenici o con disturbi psichiatrici gravi sviluppino una qualche forma di dipendenza da droghe. (Regier et al., 1990)

La doppia diagnosi, è definita dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come la “coesistenza nel medesimo individuo di un disturbo dovuto al consumo di sostanze psicoattive e di un altro disturbo psichiatrico”

La condizione dei pazienti doppia diagnosi è particolarmente grave e richiede un lavoro di rete tra servizi psichiatrici territoriali, servizi ospedalieri ed eventualmente specialisti privati. Il paziente doppia diagnosi infatti mostra, rispetto ad altri pazienti, un maggior tasso di ricaduta, ricoveri più frequenti, maggior probabilità di commettere reati e finire in carcere e più alto rischio di contrarre malattie infettive come l’HIV e l’epatite.

Doppia Diagnosi, disturbo psichiatrico e dipendenza da sostanze

Con il termine doppia diagnosi facciamo comunque riferimento a tipologie di pazienti anche molto diverse tra loro. Alcuni pazienti doppia diagnosi sviluppano un disturbo psichiatrico secondario all’abuso di sostanze. Possono essere pazienti che hanno sviluppato disturbi d’ansia o dell’umore secondari alla condizione di abuso (ad es. sostanze che agiscono sul sistema dopaminergico come la cocaina possono provocare una depressione di rimbalzo) o alle conseguenze dell’abuso (perdita del lavoro, delle relazioni sociali e familiari etc). Inoltre, come ben documentato dagli studi di neuroimaging, l’utilizzo di sostanze stupefacenti può creare danni irreversibili al sistema nervoso centrale, con conseguenti problematiche psichiche e comportamentali anche molto gravi.

Alcuni pazienti doppia diagnosi invece possono presentare una diagnosi psichiatrica primaria (ad esempio disturbo bipolare, disturbi di personalità o altro) e un secondario disturbo da abuso di sostanze. In questi casi lo stato di sofferenza psichica, la labilità emotiva o le problematiche personologiche precedono l’abuso di sostanze. Lo stato di sofferenza psichica può, in questi casi, rappresentare un fattore di rischio per sviluppare una dipendenza patologica (Bakken et al., 2001). In questi casi l’utilizzo di sostanze può anche essere interpretato come un tentativo, da parte di questi pazienti, di auto-cura del disturbo psichiatrico primario.

Un terzo gruppo di pazienti doppia diagnosi invece presenta parallelamente un disturbo psichiatrico e un abuso o dipendenza da sostanze. In questi casi è “come se” il paziente sviluppasse i due disturbi in modo autonomo e indipendente. Le virgolette sono d’obbligo perché, come purtroppo si riscontra nella pratica clinica, ogni abuso di sostanze influenza negativamente il disturbo psichiatrico (anche se non ne è la causa principale).

Doppia diagnosi. Cura e riabilitazione

Il trattamento e la riabilitazione dei pazienti doppia diagnosi è sicuramente uno dei processi più complessi e articolati dell’intera psichiatria. Spesso infatti il trattamento e la presa in carico sono affidati ad una equipe multidisciplinare coordinata dallo psichiatra, che si occupa dei diversi aspetti della cura. Il primo aspetto da considerare è la terapia farmacologica; per questi pazienti è indispensabile impostare una corretta terapia farmacologica per contenere il disturbo psichiatrico e garantire un maggiore benessere ed equilibrio psichico. L’equilibrio psichico è inoltre fondamentale per poter lavorare, insieme al paziente, sul suo problema di dipendenza.

Inoltre, oltre ad una corretta terapia farmacologica, è importante un lavoro terapeutico e riabilitativo che si articola su diversi livelli. Da una parte infatti il paziente doppia diagnosi ha bisogno di interventi motivazionali per essere aiutato a scegliere una vita senza droghe, dall’altra ha bisogno di impegnarsi attivamente nella costruzione di una esistenza nuova, più orientata ai valori personali del soggetto e più in linea con i suoi desideri.

Inoltre è di fondamentale importanza l’attivazione dei servizi sociali nei casi in cui sia necessario sostenere i primi passi di autonomia del paziente. I professionisti coinvolti in questo percorso (che può durare anche anni) sono diversi: oltre allo psichiatra, collaborano nell’equipe il medico internista, lo psicologo, l’infermiere, il tecnico della riabilitazione psichiatrica e l’assistente sociale.

Doppia diagnosi e scalaggio dei sostitutivi

Qui, nel nostro ospedale, possiamo occuparci di una prima fase del percorso di cura e riabilitazione del paziente doppia diagnosi. Nel nostro ospedale i pazienti sono ricoverati per un periodo di trattamento breve e intensivo, spesso punto di partenza per programmi riabilitativi più lunghi (come un programma in comunità).

Il primo passaggio è la disintossicazione da droghe, alcol o altre sostanze da abuso. I pazienti doppia diagnosi possono arrivare al nostro ospedale dopo mesi o forse anni di abuso continuativo e quotidiano. Il primo intervento è quindi quello della disintossicazione. Il paziente viene monitorato quotidianamente dall’equipe, viene impostata una terapia qualora si sospettino potenziali sintomi astinenziali e vengono fatti esami strumentali di routine.

Il ricovero nel reparto di doppia diagnosi consente inoltre una riduzione, o una completa sospensione di trattamenti sostitutivi come il metadone o la buprenorfina. Infatti questi trattamenti, la cui sospensione determina in genere importanti sintomi astinenziali, vengono gradualmente scalati. Il monitoraggio quotidiano da parte dell’equipe sanitaria consente di gestire i sintomi astinenziali in un contesto protetto, facilitandone la dismissione.

L’eventuale scalaggio o interruzione di trattamenti sostitutivi è sempre definita in accordo con il paziente e con il medico curante. Fondamentale infatti in questa fase è la definizione degli obiettivi di ricovero, obiettivi che vengono decisi in accordo con i servizi territoriali e che prevedono la definizione di un progetto riabilitativo personalizzato per il paziente e un progetto post dimissione.

Ricovero in doppia diagnosi

Il ricovero nel reparto di doppia diagnosi dura mediamente 28 giorni e prevede sia la fase di disintossicazione che la fase di riabilitazione. A seconda della tipologia del paziente e delle modalità di assunzione delle diverse sostanze i pazienti sono divisi in due reparti. Il primo reparto è al quarto piano dell’Ospedale Maria Luigia e ospita pazienti con abuso di sostanze stupefacenti (in particolare eroina o cocaina per via endovenosa). Al terzo piano sono ospitati pazienti con abuso o dipendenza da alcol, oppure quadri misti alcol-cocaina.

Durante il ricovero viene effettuata, attraverso l’osservazione clinica e la somministrazione di test psicometrici, una diagnosi psicopatologica approfondita. Ogni paziente è assegnato ad un medico psichiatra il quale si occupa dell’iter diagnostico e della terapia psicofarmacologica.

Inoltre, in accordo con i medici territoriali, definisce il percorso di disassuefazione dai trattamenti sostitutivi. Per i pazienti ricoverati nel reparto di doppia diagnosi sono vietati i permessi di uscita dall’ospedale. Questo per favorire un percorso terapeutico e riabilitativo efficace evitando al paziente inutili rischi di ricaduta precoce. In caso di problematiche sociali il paziente viene segnalato all’assistente sociale ospedaliera che prevede a contattare i servizi sociali territoriali.

Riabilitazione tossicologica in doppia diagnosi

I pazienti durante il ricovero nel reparto sono inoltre inseriti all’interno di un percorso riabilitativo specifico per le dipendenze patologiche. I pazienti vengono assegnati allo psicologo responsabile e, dopo i primi giorni di acuzia, iniziano a partecipare ai gruppi psicoterapeutici e riabilitativi. Il percorso di riabilitazione doppia diangosi dell’Ospedale Maria Luigia è un percorso terapeutico di gruppo ispirato ai più recenti sviluppi delle psicoterapie comportamentali.

Nello specifico viene utilizzato un modello di trattamento chiamato ACT (Acceptance and Commitment Therapy), un trattamento psicoterapeutico di terza generazione che si basa sull’accettazione, l’impegno orientato ai valori personali e la flessibilità psicologica. Per maggiori informazioni sul trattamento ACT per le dipendenze patologiche leggi l’articolo “Dipendenze patologiche e Acceptance and Commitment Therapy”)

E’ inoltre possibile essere seguiti individualmente attraverso colloqui psicoterapeutici e di sostegno da parte di psicologi. In aggiunta al percorso standard i pazienti possono partecipare ad altre attività riabilitative come gruppi di yoga, gruppi di mindfulness e di rilassamento.

Per maggiori informazioni sui ricoveri e i percorsi ospedalieri contattaci

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Doppia Diagnosi e riabilitazione nelle dipendenze patologiche
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La doppia diagnosi è una condizione in cui un paziente presenta dipendenza da sostanze e un'altro disturbo psichiatrico in comorbilità.
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Ospedale Maria Luigia
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DOPPIA DIAGNOSI E RIABILITAZIONE NELLE DIPENDENZE PATOLOGICHE ultima modifica: 2018-10-02T14:03:52+00:00 da Paolo Artoni
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