facebook-pixel

ANORESSIA NERVOSA. CAUSE, SINTOMI E TERAPIA

ANORESSIA NERVOSA. CAUSE, SINTOMI E TERAPIA

Anoressia Nervosa. Nel maggio 2013 l’American Psychiatric Association ha pubblicato una nuova edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-V). L’Anoressia Nervosa è stata inserita, insieme ad altri 7 disturbi (Pica, Disturbo da Ruminazione, Disturbo evitante/restrittivo del cibo, Bulimia Nervosa, Binge Eating Disorder, Disturbo dell’Alimentazione altrimenti specificato e Disturbo dell’Alimentazione Non altrimenti specificato) fra i cosiddetti Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione. Superando così la precedente distinzione fra disturbi della nutrizione dell’infanzia e disturbi del’’alimentazione dell’adolescenza e dell’età adulta.

Anoressia Nervosa

Il termine “anoressia nervosa” deriva dal greco antico e significa “assenza o marcata riduzione dell’appetito”. L’aggettivo “nervosa” starebbe ad indicarne la natura funzionale, non organica per distinguerla dalle forme di inappetenza o di rifiuto del cibo prodotte da malattie del corpo. In realtà, le persone affette da Anoressia Nervosa non lamentano quasi mai una perdita di appetito. Al contrario, lo stimolo della fame sembra moltiplicarsi con la riduzione dell’apporto calorico e con il conseguente dimagramento. Lo stimolo della fame diventa il bersaglio privilegiato del controllo esercitato dal paziente al fine di contrastare il timore di ingrassare.

Definizione dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione

L’anoressia, nel DSM-V è inserita parte dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Per la prima volta nel DSM-V viene fornita una chiara definizione dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione: “I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o di comportamenti collegati con l’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale”.

Anoressia: la diagnosi secondo il DSM-V

La revisione del capitolo sui Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione compresa nel DSM-V ha implicato anche una modifica dei criteri diagnostici ritenuti necessari per porre una diagnosi corretta.
Almeno tre i cambiamenti più significativi apportati rispetto alla precedente versione del DSM:

  1. la mancanza del ciclo mestruale (Amenorrea) non è più considerata necessaria per la diagnosi. Le ragazze premenarcali e quelle che assumono estro-progestinici conservano il ciclo, alcune lo mantengono pur essendo sottopeso. Per le donne in menopausa e per gli uomini il criterio non poteva essere applicato.
  2. L’indicazione di un peso limite (< 85%) al di sotto del quale era possibile formulare la diagnosi di Anoressia Nervosa è stato sostituito da un più generico “peso significativamente basso, inferiore al minimo normale ( BMI o “indice di massa coporea” < 18,5). Per i bambini e gli adolescenti il peso deve essere inferiore a quello minimo atteso ( < 5° percentile)
  3. La dizione “rifiuto di mantenere un peso corporeo al di sopra del peso minimo normale per età e statura” è stata sostituita con comportamento persistente che interferisce con l’aumento di peso, anche in presenza di un peso significativamente basso

Anoressia Nervosa: i criteri diagnostici

I criteri diagnostici necessari per poter formulare una diagnosi di anoressia, secondo il DSM-V sono:

  1. Restrizione nell’assunzione di calorie in relazione alle necessità del soggetto che porta ad un grave sottopeso in relazione all’età, il sesso, la curva di sviluppo e la salute fisica. Il peso corporeo significativamente basso è definito come peso inferiore alla norma oppure, per infanzia e adolescenza, un peso minore rispetto a quello atteso dalla curva di sviluppo.
  2. Intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, o comunque comportamenti finalizzati al mantenimento di un peso corporeo significativamente al di sotto della norma.
  3. Problematiche relative al rapporto con il proprio peso corporeo o la propria forma corporea. In particolare peso e forma del proprio corpo influenzano in modo eccessivo i livelli di autostima oppure persistente mancanza di riconoscimento della gravità della propria condizione di sottopeso.

Anoressia, due sottotipi

Vengono poi individuati due diversi sottotipi di anoressia:

  • Con restrizioni. Durante gli ultimi 3 mesi, l’individuo non ha manifestato ricorrenti episodi di abbuffate o condotte di eliminazione (per es., vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi). La perdita di peso viene ottenuta principalmente con il digiuno e con l’utilizzo di un esercizio fisico eccessivo o estremo.
  • Con abbuffate/condotte di eliminazione. Durante gli ultimi 3 mesi, l’individuo ha manifestato ricorrenti episodi di abbuffata o condotte di eliminazione. Ad esempio vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Cinque livelli di gravità per l’Anoressia Nervosa

Sempre nel DSM-V la gravità del disturbo è indicata in basa al grado di dimagramento del paziente. Per la valutazione viene utilizzato il Body Mass Index (o indice di massa corporea):

  • Lieve: Indice di massa corporea inferiore a 18.5 e maggiore o uguale a 17
  • Moderato: Indice di massa corporea tra il 16 e il 16,99
  • Grave: Indice di massa corporea tra il 15 e il 15,99
  • Estremo: Indice di massa corporea minore di 15

Evoluzione del quadro clinico

Una volta appurata la diagnosi e iniziato il trattamento per la cura dell’anoressia nervosa, è possibile individuare due diverse evoluzioni del quadro clinico:

  • In remissione parziale. Si definisce in “remissione parziale” quando il peso corporeo è stato recuperato e il paziente rientra all’interno di un peso ritenuto “nella norma”. Il Criterio A (basso peso corporeo) non è quindi più soddisfatto per un consistente periodo di tempo ma sia il Criterio B (intensa paura di aumentare di peso o diventare grassi o comportamenti che interferiscono con l’aumento di peso) sia il Criterio C (alterazioni della percezione di sé relativa al peso e alla forma del corpo) sono ancora soddisfatti.
  • In remissione completa. Si definisce “in remissione completa” quando non sono più soddisfatti i tre criteri (A, B e C) per un consistente periodo di tempo.

Anoressia: età di esordio e differenze di genere

Anni fa si riteneva che l’anoressia esordisse in età puberale. Purtroppo sempre più si evidenziano casi anche in età infantile (l’età di esordio del disturbo sembra, negli ultimi anni, essersi progressivamente abbassata). Nonostante questi casi, tipicamente, l’anoressia esordisce in epoca adolescenziale con un picco intorno ai 12-14 anni. In anticipo rispetto a quanto rilevato per la Bulimia Nervosa.

Il sesso femminile risulta particolarmente colpito con una rapporto di circa 10:1 nei confronti dei maschi. Negli ultimi anni, tuttavia, l’incidenza dell’anoressia nel sesso maschile risulta in deciso aumento anche in relazione al definirsi di nuove forme nosologiche (ad es. Anoressia Reverse) in qualche modo influenzate dai mutamenti socio-culturali in atto e dall’imporsi di modelli “virili di successo” fortemente incentrati sulla cura e sulle forme del corpo.

Anoressia Nervosa: le cause

Le cause dell’anoressia nervosa sono molteplici. Ad oggi si ritiene che non si possa riconoscere una causa singola alla base della malattia. Essa infatti rappresenta il risultato dell’incontro, nel corso della crescita, di una serie di fattori genetici, intrapsichici e relazionali. Difficoltà in queste tre aree, combinandosi fra loro, finiscono per esporre la persona al rischio di sviluppare la malattia. Fra i principali fattori di rischio (si distinguono fattori di rischio generici, generali e specifici) alcuni sembrano particolarmente interessanti:

1) Interiorizzazione dell’ideale di magrezza

Nelle società occidentali la magrezza costituisce un valore fondamentale da perseguire. L’interiorizzazione dell’ideale di magrezza, strettamente connesso ad alcune caratteristiche positive (essere attraenti, essere popolari e felici) può causare una profonda insoddisfazione per il proprio corpo. L’insoddisfazione può rinforzare ulteriormente la spinta ad affidarsi ad una dieta sempre più povera, utilizzata anche per gestire stati emotivi negativi.

2) Il perfezionismo

Il perfezionismo clinico considerato come il bisogno di raggiungere obiettivi sempre più elevati da risultare irraggiungibili e la scarsa tolleranza verso i propri errori, è stata individuato come una delle cause scatenanti l’anoressia. Numerosi studi condotti su gruppi di pazienti anoressiche hanno mostrato alti tassi di perfezionismo, decisamente superiori rispetto ai gruppi di controllo.

3) Stati emotivi negativi

Quando è presente uno stato emotivo negativo, tendenzialmente questo contribuisce ad una valutazione negativa di sè e ad una insoddisfazione per il proprio corpo. E’ abituale, quando siamo tristi o stiamo male, la tendenza al pessimismo e la visione negativa è maggiormente accentuata. Chi soffre di anoressia nervosa tende però a mostrare croniche modalità distorte di pensiero. I pazienti faticano a riconoscere gli aspetti positivi di sè e dell’ambiente circostante e tendono a rimanere focalizzati sugli aspetti negativi della loro persona (e del loro corpo).

4) Insoddisfazione per il proprio corpo

Correlata all’ideale di bellezza e alla rigidità insita nel perfezionismo clinico e nella bassa autostima, l’insoddisfazione per il proprio corpo è un’altro causale importante per lo sviluppo di anoressia nervosa. In un recente studio (Stice et al. 2011) condotto su 500 ragazze adolescenti è emerso come, l’insoddisfazione corporea, costituisca non solo il più potente predittore per lo sviluppo di disturbi alimentari ma rappresenti anche uno dei principali fattori di mantenimento o di ricaduta dopo un trattamento. L’insoddisfazione per il proprio corpo può contribuire a generare il “disturbo dell’immagine corporea” o “dispercezione corporea“.

5) Disturbo dell’immagine corporea

Il disturbo dell’immagine corporea, considerato l’elemento centrale della psicopatologia dell’anoressia, può determinare una vera e propria alterazione del modo con cui la persona percepisce e valuta il proprio corpo o alcune sue parti.
Le pazienti affette da questo disturbo, anche se particolarmente magre ed emaciate, si percepiscono, si vedono e si giudicano come in realtà non sono. Il corpo, o alcune sue parti, appare loro come deforme, eccessivo, esagerato, del tutto inaccettabile e intollerabile.

Anoressia sintomi

I sintomi dell’Anoressia riguardano, proprio per la natura complessa del disturbo che interpella contemporaneamente la psiche ed il corpo della persona, sia la sfera psicologica e relazionale che quella dell’equilibrio metabolico e nutrizionale.

Sintomi psicologici dell’anoressia

Da un punto di vista psicologico i pazienti affetti da anoressia nervosa mostrano importanti sintomi nella sfera affettiva:

  1. La valutazione disfunzionale del proprio valore: chi soffre di anoressia mostra bassi livelli di autostima. Il valore della persona si fondata, quasi esclusivamente, sulla capacità di  controllare il peso e le delle forme del proprio corpo. Questo condiziona in modo determinante il livello di autostima e di autoefficacia, ostacolando drasticamente il percorso di sviluppo e di crescita della propria personalità.
  2. L’organizzazione dei pensieri si riduce e si appiattisce su pochi e stereotipati temi. Il controllo del cibo e del peso occupano totalmente ed in modo parassitario la mente. Danneggiando così il pensiero astratto e riducendo il repertorio comportamentale (molte se non tutte le attività quotidiane sono pervase dal bisogno di abbassare il proprio peso corporeo).
  3. Assai frequentemente si rileva una certa difficoltà a riconoscere e comunicare le proprie emozioni (alessitimia dal greco “non avere parole per le emozioni”). Questo problema si inserisce all’interno di un più ampio contesto di disregolazione emotiva che compromette sia l’equilibrio psicologico che  le capacità relazionale del soggetto

Sintomi e problematiche mediche

I sintomi fisici legati all’anoressia sono causati dal progressivo dimagramento fino a livelli estremi di emaciazione, che condizionano il funzionamento dell’organismo. Gli studi condotti sul finire degli anni 50 da Ancel Keys negli Stati Uniti sulla denutrizione hanno descritto in modo chiaro i sintomi della cosiddetta “sindrome da digiuno”. Il deperimento organico indotto dal dimagramento determina cambiamenti radicali nel funzionamento tanto del corpo che della mente, finendo per condizionare in modo cogente la possibilità di miglioramento e di guarigione.

  • Difficoltà di memoria e deficit cognitivi.
  • Riduzione della pressione arteriosa.
  • Rallentamento della frequenza cardiaca (bradicardia).
  • Amenorrea (assenza del ciclo mestruale).
  • Osteopenia/osteoporosi.
  • Ritardi /compromissione della crescita.
  • Cute ed annessi fragili e sottili.
  • Problemi ematologici (anemia, leucopenia, etc).
  • Debolezza muscolare con riduzione della massa magra.
  • Problemi a carico dei reni.
  • Alterazioni livelli di sodio, magnesio, potassio, calcio, ferro e fosforo.
  • Problemi gastrointestinali ( difficoltà digestive, stipsi, rallentato svuotamento gastrico, etc).
  • Crescita di peli (lanugo) su tutto il corpo (ipertricosi).
  • Sensazione di freddo.
  • Riduzione della temperatura corporea.
  • Unghie fragili.
  • Disfunzioni ormonali ( ipotiroidismo, ridotto funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, etc).

Anche e soprattutto per questi aspetti, l’anoressia nervosa è considerata una grave patologia che può portare alla morte. L’anoressia nervosa è infatti gravata dal maggior tasso di mortalità rispetto a tutte le altre patologie psicologico/psichiatriche.
Il decesso avviene sia per complicanze fisiche (denutrizione) con esaurimento degli organi e degli apparati che per suicidio.

Ricovero per anoressia all’Ospedale Maria Luigia

Il ricovero per anoressia avviene in situazioni di particolare gravità che necessitano di un’ambiente protetto e di un trattamento quotidiano ed intensivo. Il trattamento dell’anoressia nervosa richiede, di norma, il lavoro di un’equipe di specialisti diversi, per trattare i diversi aspetti della malattia. L’apporto fornito dai singoli professionisti deve essere costantemente coordinato e condiviso, finalizzato al raggiungimento di obiettivi chiari e definiti. Nell’ospedale Maria Luigia, nell’Unità per i disturbi alimentari, lavorano a stretto contatto psichiatri, medici internisti, psicologi- psicoterapeuti, tecnici della riabilitazione psichiatrica, dietisti ed infermieri.

Il percorso di ricovero presso il reparto DCA dell’ospedale si articola su alcuni pilastri fondamentali, strettamente correlati ed embricati.

Riabilitazione psiconutrizionale

Durante il ricovero il recupero di un peso corporeo “naturale” e la riorganizzazione degli schemi alimentari sia in termini di apporto calorico che di timing dei pasti, costituisce uno degli obiettivi fondamentali della cura. La necessità di ripristinare un corretto equilibrio metabolico deriva non solo dalla urgenza di migliorare lo stato metabolico del soggetto ma anche di erodere uno dei principali fattori di mantenimento dell’anoressia: la sindrome da digiuno.
Il peso corporeo rappresenta inoltre e prima di tutto, un prezioso indicatore del funzionamento psicologico della persona e dell’efficacia del lavoro psicologico in atto. Il ripristino di un peso corporeo adeguato, durante il ricovero, avviene senza l’ausilio di presidi medici coercitivi. La nutrizione enterale e/o parenterale è sostituita dall’alimentazione naturale. Con variazioni dell’apporto calorico progressive e commisurate al fabbisogno energetico dell’individuo. Durante il ricovero le pazienti sono costantemente chiamate a svolgere un ruolo attivo e compartecipe. Diventare protagonisti del cambiamento rafforza il senso di autostima e di autoefficacia, lungo un cammino che conduce al riconoscimento di sé e della propria autonomia.

Psicoterapia e supporto psicologico

Il trattamento psicoterapeutico rappresenta la chiave di volta della cura dell’anoressia nervosa. Secondo un modello teorico di riferimento di tipo cognitivo-comportamentale (aggiornato alla luce dei nuovi apporti forniti delle scienze del settore) le pazienti sono chiamate ad impegnarsi per diverse ore al giorno in attività psicoterapeutiche e riabilitative di gruppo. Durante il percorso di ricovero le attività di gruppo sono ulteriormente completate da incontri psicoterapeutici individuali durante i quali viene posto l’accento su tematiche più specifiche, nello sforzo costante di personalizzazione della cura.

Gli obiettivi del lavoro psicologico si concentrano sul miglioramento dell’autostima, sulla modulazione del perfezionismo e sulla gestione delle relazioni interpersonali. Particolare importanza viene data al riconoscimento e alla gestione delle emozioni attraverso modalità funzionali che possano aiutare alla modulazione del proprio mondo emotivo in un ottica più sana.

Il lavoro psicoterapeutico è completato da interventi psicoeducazionali volti a fornire una serie di informazioni specifiche e scientificamente validate circa l’anoressia. I familiari vengono coinvolti in un apposito percorso, modulato secondo le più aggiornate metodologie internazionali di sostegno alla famiglia. Il trattamento riservato alla famiglia segue le linee guida del New Maudsley Model.

Trattamento del disturbo dell’immagine corporea

Il disturbo dell’immagine corporea ovvero la preoccupazione eccessiva per il peso e per le forme del corpo costituiscono l’elemento cardinale della psicopatologia dei disturbi dell’alimentazione. La persistenza di tali problematiche condiziona la prognosi dell’anoressia, facilitando le ricadute e la ripresa del disturbo. Durante il ricovero i pazienti affetti da anoressia nervosa seguono un percorso specifico di trattamento per il disturbo dell’immagine corporea. Il trattamento affianca, completa ed integra gli altri interventi terapeutici previsti dal programma di cura.

Al termine del percorso ospedaliero le pazienti hanno la possibilità di completare e di affinare il lavoro sul corpo partecipando alle attività ambulatoriali appositamente studiate per la cura di questo disturbo.

Anoressia Nervosa e terapia farmacologica

Il trattamento dell’anoressia nervosa non prevede, di norma, alcuna terapia psicofarmacologica specifica. I numerosi trial sperimentali e clinici che hanno testato l’efficacia dei più svariati presidi farmacologici non sono stati in grado di definire specifici protocolli di cura. Le linee guida internazionali sono concordi nel raccomandare che la terapia psicofarmacologica debba essere sempre evitata come unico trattamento per l’anoressia nervosa.

Per maggiori informazioni sui ricoveri o sui percorsi ambulatoriali contattaci

Summary
Anoressia Nervosa, sintomi, cause e terapia | Ospedale Maria Luigia
Article Name
Anoressia Nervosa, sintomi, cause e terapia | Ospedale Maria Luigia
Description
Anoressia Nervosa, sintomi, cause e terapia. La cura dell'anoressia richiede un intervento terapeutico specialistico multidisciplinare.
Author
Ospedale Maria Luigia
Ospedale Maria Luigia
https://www.ospedalemarialuigia.it/wp-content/uploads/2013/08/logo-maria-luigia.png
ANORESSIA NERVOSA. CAUSE, SINTOMI E TERAPIA was last modified: by
ANORESSIA NERVOSA. CAUSE, SINTOMI E TERAPIA ultima modifica: 2017-08-31T09:45:39+00:00 da Paolo Artoni
Leggi anche
Rating: 5.0. From 3 votes.
Please wait...

Questo sito utilizza cookie per il suo corretto funzionamento. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi