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MINDFULNESS. COS’E’ E DA DOVE NASCE

MINDFULNESS. COS’E’ E DA DOVE NASCE

Mindfulness cos’è e da dove nasce? Due domande certamente di non facile risposta. Cercheremo comunque di delineare le sue caratteristiche principali e di tracciare una sintesi di alcune delle tappe principali di un percorso storico durato millenni.
Con il termine mindfulness ci si riferisce sia a una pratica specifica che a un complesso di processi psicologici. Il termine nel tempo è stato tradotto in diversi modi, come ad esempio “presenza mentale” o “consapevolezza”. Oggi comunque la parole mindfulness sembra avere ormai acquisito un significato autonomo.

Mindfulness

Con il termine mindfulness ci si riferisce a una pratica specifica di meditazione centrata sulla consapevolezza dell’esperienza personale presente. Questa consapevolezza viene agita in modo intenzionale e cercando di mantenere più possibile un atteggiamento di apertura, curiosità ed equanimità nei confronti di quanto osservato. Un termine antico in lingua pali che solitamente viene associato a questo processo psicologico è “sati” che significa consapevolezza, attenzione, attenzione sollecita. Questo termine è caratterizzato da una sfumatura relativa al ricordo, al ricordare, alla memoria, al ricordarsi di tornare costantemente all’osservazione diretta dell’esperienza quando ci si accorge di averla perduta.

La mindfulness e la meditazione orientale

La mindfulness deriva direttamente dalle pratiche meditative orientali.  Solitamente la si contrappone alla riflessione concettuale di stampo filosofico in quanto non focalizzata sull’elaborazione di nuove e importanti idee. E’ infatti centrale nella mindfulness la familiarizzazione coi processi psicologici sottostanti alla costruzione ed elaborazione delle idee. In quest’ultimo caso si parla di meta-cognizione. Il termine sanscrito per definire la pratica meditativa è bhavana che significa “sviluppare”, “coltivare”, quello tibetano invece è gom che significa “familiarizzare”, questi due termini mettono in luce la natura continuativa della meditazione che la connotano come una pratica, un modo d’essere, più che una tecnica da applicare al momento.

La nascita della mindfulness

I fondamenti di quella che oggi chiamiamo mindfulness sono stati insegnati direttamente dal Buddha stesso circa 2500 anni fa. Il concetto originario di “visione penetrativa” o “visione speciale”, o in pali Vipassana, è stata illustrata nel “Discorso sui quattro fondamenti della presenza mentale” (Satipatthana Sutta). In questo discorso il Buddha sancisce come quattro oggetti validi di meditazione: il corpo, le sensazioni, la mente e i fattori mentali. Questo, insieme ad altri insegnamenti, sono il fulcro centrale della tradizione Theravada. Quest’ultima è una forma di buddhismo oggi diffusa principalmente nel sud-est asiatico (Thailandia, Sri Lanka) e viene solitamente identificata come la tradizione più antica e originaria degli insegnamenti del Buddha.

Mindfulness e pensiero scientifico

Non è possibile comprendere la nascita della mindfulness e la sua attuale diffusione in ambito medico e psicoterapeutico senza analizzare il percorso che nel tempo ha portato all’attuale matrimonio fra buddhismo e scienza. Tale percorso può riservare delle sorprese, perché tale connubio, che oggi ci appare abbastanza scontato è tutt’altro che banale.

Prima della metà del diciannovesimo secolo il buddhismo probabilmente non possedeva una chiara rappresentazione collettiva all’interno della cultura europea. Era materia esotica, importata dagli studiosi e missionari cristiani nei loro viaggi di esplorazione ed evangelizzazione in Oriente. In età vittoriana tuttavia è già possibile rintracciare il primo interesse nei confronti di questa religione che, dati gli strascichi lasciati dall’illuminismo, permetteva di immaginare una religione che concepisse il mondo come caratterizzato da fenomeni naturali, senza bisogno di alcun intervento divino. Il Buddha, pur essendo una figura religiosa, veniva visto come un insegnante di filosofia ed etica ed era di origini nobili. E queste caratteristiche facevano del buddhismo la religione più adatta alle idee della moderna aristocrazia europea. Questo è il periodo in cui anche personaggi illustri iniziano a definirsi buddhisti, ad esempio ricordiamo il grande esploratore inglese Percy Fawcett protagonista della recente pellicola “Civiltà Perduta” (2016).

Le discipline meditative in Occidente

Nel 1873 si tiene in Sri Lanka un dibattito fra un monaco buddhista e un sacerdote cristiano. Il testo di tale dibattito viene pubblicato negli Stati Uniti nel 1878 a Boston. Proprio all’Università di Boston partirà, cento anni dopo, la colonizzazione della mindfulness nei campi della medicina e nella psicoterapia. La pubblicazione viene letta dal veterano della guerra civile americana e giornalista Henry Steel Olcott. Questo aveva stretti rapporti con Madame Blavatsky una medium di origine russa, interessata di occulto, religione ed esoterismo. I due strinsero un forte connubio e fondarono la Società Teosofica, che aveva lo scopo di promuovere una forma di conoscenza olistica, filosofica ed esoterica.

Questa doppia anima razionalista ed esoterica allo stesso tempo non poteva che vedere nel buddhismo un ideale interlocutore. Olcott si innamorò così tanto della dottrina buddhista da proclamarsi tale, fondare la Società Teosofica Buddhista e pubblicando nel 1881 una sorta catechismo buddhista in cui veniva promosso esplicitamente uno stretto legame fra buddhismo e scienza. L’opera di Olcott era uno dei segnali che l’Occidente aveva cominciato ad adottare ed elaborare una propria forma di buddhismo.

Le diffusione delle discipline meditative negli USA

Nel frattempo la crisi del buddhismo zen in Giappone impose un’opera attiva di promozione e rinforzo, nonché di esportazione. Uno dei maggiori esponenti di questo fermento fu Shaku Sōen, maestro zen giapponese, che importò e divulgò questa forma di buddhismo negli Stati Uniti. Uno dei più importanti discepoli di Sōen fu Daisetsu Teitarō Suzuki, una figura molto importante ed influente nello sviluppo e nella divulgazione della tradizione zen negli Stati Uniti. Numerosi suoi testi possono essere trovati tradotti anche in lingua italiana.

L’impatto di Suzuki sulla cultura americana può essere osservato ancora oggi aprendo YouTube e cercando “Alan Watts”, star della divulgazione pop della filosofia zen, anche grazie al mezzo audiovisivo, e profondamente influenzato dallo spirito di quel periodo. Si arriva così agli anni ‘60 del novecento e comincia a delinearsi negli Stati Uniti il movimento hippie, di cui Alan Watts fu certamente uno dei grandi ispiratori. Questo movimento di sinistra influenzò tutta la controcultura americana e con il suo interesse per le droghe psichedeliche, l’esistenzialismo olistico e il pacifismo radicale contribuì a dare una importantissima spinta alla diffusione delle discipline orientali e meditative anche all’interno del contesto universitario.

Mindfulness in occidente: le basi

Jon Kabat-Zinn, considerato il padre della mindfulness in ambito scientifico, entra al MIT di Boston nel 1971 ed è proprio in questo periodo, in una fase discendente dell’era hippie, ma con ancora forte il suo strascico culturale, Kabat-Zinn si dedica allo yoga e alla meditazione zen anche grazie a maestri come Thich Nhat Hanh, diventando a sua volta insegnante. La controcultura orientale inizia a influenzare la generazione di studiosi che erano stati studenti negli anni ‘60. E’ in questo periodo che viene pubblicato il best seller “Il Tao della Fisica” di Fritjiof Capra (1975) in cui viene promossa una visione della fisica più olistica e antiriduzionista. Una grossa fetta della cultura di massa si è sviluppata in questi anni, i Beatles furono influenzati da questa visione e personaggi illustri come Steve Jobs avevano abbracciato questo tipo di idee.

Dialogo tra buddhismo e mondo scientifico: il ruolo del Dalai Lama

L’ultimo tassello per comprendere a pieno la storia della mindfulness in occidente è l’esilio di una figura di spicco del buddhismo, il XIV° Dalai Lama. Forse non tutti sanno che all’inizio del suo pellegrinaggio in Occidente, a seguito dell’esilio avvenuto con l’invasione da parte della Cina del suo paese di origine nel 1950, il Tibet, il Dalai Lama vedeva la scienza, ma più precisamente la sua applicazione tecnologica come una possibile minaccia più che come una risorsa. Più precisamente la sua preoccupazione era focalizzata alla cultura esternalista veicolata dalla trasformazione dell’ambiente a scapito della trasformazione interiore promossa dal buddhismo.

Inoltre forse non tutti sanno che il buddhismo non è una dottrina unica, univoca e veicolata da una rigida ortodossia. Esistono infatti molti buddhismi e ognuno di essi acquista connotazioni tipiche della cultura su cui si inserisce. Il Tibet pre buddhista era caratterizzato da una forma di religione sciamanica chiamata Bön, con spiccate caratteristiche animistiche, divinatorie. Tali caratteristiche vengono conservate tutt’oggi all’interno del buddhismo tibetano e di certo non sono state una valida base culturale al dialogo fra scienza e buddhismo tibetano. Tuttavia sappiamo che l’esilio e la promozione della causa tibetana da parte del Dalai Lama ha contribuito alla sua trasformazione in un’icona religiosa pop. Da anni ormai il Dalai Lama promuove iniziative di dialogo fra buddhismo e famosi esponenti del mondo scientifico tramite il Mind and Life Institute. Questa sua attività e popolarità ha contribuito a rafforzare la cultura buddhista e la diffusione delle pratiche meditative in Occidente.

Mindfulness Based Stress Reduction

E’ in questo contesto culturale che Jon Kabat-Zinn, biologo e immunologo, ha strutturato e applicato il programma Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR) nel 1979. Questo tipo di programma è volto a promuovere il rilassamento fisico ed emotivo mediante pratiche “indirette” o “centrali” di tipo meditativo al fine di aumentare il benessere dell’individuo, la gestione dello stress e favorire il corretto funzionamento delle risorse naturali di guarigione dell’organismo. Questo approccio si contrappone idealmente alle pratiche “dirette” o “periferiche” rappresentate dalle tecniche di rilassamento muscolare progressivo o di training autogeno.

Mindfulness Based Congnitive Therapy

Tale programma, sviluppato in ambito medico, si è poi diffuso nell’ambito psicoterapeutico grazie a Segal, Williams e Teasdale che hanno elaborato il protocollo per la depressione chiamato Mindfulness Based Cognitive Therapy (MBCT). Tale approccio è esemplificativo del moderno approccio della psicoterapia cognitivo-comportamentale alla gestione delle emozioni e dei pensieri. Infatti non si cerca più di modificare in modo “diretto” il contenuto irrazionale dei pensieri o la valenza emotiva negativa dei fenomeni. Piuttosto si cerca di far sviluppare all’individuo un atteggiamento di “distanziamento comprensivo”, di osservazione consapevole e non reattiva di questi fenomeni, al fine di favorire la naturale trasformazione degli stessi nel tempo.

Le terapie basate sulla mindfulness

Ad oggi gli approcci terapeutici basati sulla mindfulness si dividono in radicali e incorporazionisti. Fra i primi si annovera la già citata MBSR che riconosce nella mindfulness una pratica che plasma un modo d’essere specifico e irriducibile.

L’Acceptance and Commitment Therapy

Fra gli approcci incorporazionisti il più influente è certamente l’Acceptance and Commitment Therapy. Il suo massimo esponente e sistematizzatore Steve Hayes sostiene che la pratica di mindfulness è un metodo per promuovere specifici ed identificabili processi psicologici. Dato che metodo e processi non coincidono non è rilevante come questi ultimi vengono promossi e potenziati. La pratica meditativa è certamente importante ma non è l’unica per favorire lo sviluppo dei processi psicologici che compongono la mindfulness.

Questa panoramica sulla mindfulness non può e non vuole essere esaustiva. Le influenze sono molteplici e la letteratura del settore si arricchisce giorno per giorno di nuovi contributi ed evidenze.

Come sperimentare la mindfulness

E’ possibile sperimentare la mindfulness e i suoi benefici partecipando alle meditazioni settimanali del Centro Mindfulness dell’Ospedale Maria Luigia. Il centro mindfulness si trova a Monticelli Terme in provincia di Parma e accoglie tutti coloro che desiderano sperimentare o progredire nella pratica meditativa. Ogni meditazione è condotta da psicologi formati nell’uso della mindfulness. Per saperne di più visita la pagina del Centro.

dott. Nicola Maffini – Psicoterapeuta dell’Equipe Leaves Psicologia Applicata

Per maggiori informazioni sulle terapie psicologiche e sui corsi basati sull’utilizzo della mindfulness è possibile scrivere a leaves@ospedalemarialuigia.it

 

 

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Mindfulness, cos'è e da dove nasce | Ospedale Maria Luigia
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Mindfulness cos'è e da dove nasce? La mindfulness nasce più di 2500 anni fa, oggi è utilizzata da medici e psicologi nella pratica clinica
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Ospedale Maria Luigia
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MINDFULNESS. COS’E’ E DA DOVE NASCE ultima modifica: 2017-08-30T14:38:59+00:00 da Paolo Artoni
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