ATTACCHI DI PANICO – INTERVISTA ALLA DOTT.SSA SPOTTI

ansia e attacchi di panico

Cosa sono gli attacchi di panico e come si manifestano? In questa intervista di Mindset con Alberto Grossi la dott.ssa Sonia Spotti, medico psichiatra dell’Ospedale Maria Luigia, racconta cosa sono gli attacchi di panico, come si manifestano e come affrontare questa problematica così diffusa e allo stesso tempo temuta.

Che cos’è un attacco di panico e come si manifesta?

“L’attacco di panico si inserisce in quello che è il capitolo più ampio dei disturbi d’ansia. Se vogliamo fare una piccola nota culturale l’attacco di panico si chiama così perché, secondo la mitologia classica, il dio Pan, questa divinità, come sembianze mezzo-umane e mezzo-caprine, nell’ora del merigio assaltava le ninfe per possederle e suscitando in loro quello che era un terrore vivissimo quindi il timor panico.”

“Quindi l’attacco di panico si configura come uno stato di ansia acutissimo che insorge in maniera improvvisa e che dà una sensazione di morte imminente, di perdita di controllo e di grande paura, soprattutto perché si accompagna a dei sintomi somatici che sono la difficoltà a respirare con un senso di oppressione toracica, a volte un dolore al petto per cui sembra quasi di avere un infarto.”

“La tachicardia è molto frequente anche perché in molti pazienti che soffrono di questo disturbo c’è un correlato anatomico che è una disfunzione della valvola mitralica. Quindi c’è effettivamente una componente organica che può dar ragione anche di questa sintomatologia cardiaca.”

Quali sono gli effetti di un attacco di panico?

“Passato l‘attacco di panico c’è uno stato di grande sbigottimento, non è un termine tecnico però credo che possa rendere l’idea. C’è quindi una grande demoralizzazione perché non si parla in questo caso di depressione vera e propria, ma c’è uno stato d’animo di tristezza che fa seguito a questa incapacità di controllare se stessi e quello che accade.”

“Molto spesso c’è anche una sensazione quasi di irrealtà. Ovviamente tutto questo è molto limitante per il funzionamento personale e sociale dell’individuo perché questi attacchi di panico possono essere isolati e legati a delle situazioni contingenti, stressanti, ma possono anche inquadrarsi in una serie di ripetitività del disturbo.”

“Gli attacchi tendono ad essere ricorrenti e quindi chi ne soffre avverte una specie di ansia anticipatoria perché ogni volta che si trova in determinate situazioni avrà paura di andare incontro ad un nuovo attacco.”

“E questa è una delle ragioni per cui chi soffre di attacchi di panico o di disturbo di panico spesso non esce da solo e quindi si fa accompagnare da amici, da familiari oppure mette in atto delle condotte di evitamento che sono quelle che gli fanno evitare di andare in certi luoghi, di frequentare certe situazioni.”

Quindi si parla di agorafobia?

“Sì il termine Agorafobia nasce come paura degli spazi aperti. Anche se, per chi soffre di attacchi di panico, non è così letterale il timore, ma è più la paura di stare in un posto che sia lontano da casa, un posto in cui non ci siano vie di fuga. Cioè è la vastità dell’essere in prigione.”

“Il soggetto prova una forte paura diciamo per tutti quei luoghi in cui la persona non ha il pieno controllo. Ed è proprio la paura della perdita del controllo insieme alla paura di morire, e alla paura di impazzire sono delle caratteristiche proprio imprescindibili dell’attacco di panico.”

Esistono eventi di vita avversi che possono portare ad un attacco di panico?

“In realtà sì, per quanto non sia la costante. Esistono però dei cambiamenti di vita che mettono il soggetto in una situazione di maggiore fragilità perché ha perso dei punti di riferimento.”

“Quindi ad esempio, un cambiamento nella vita sentimentale, una perdita o un cambiamento fisiologico quale può essere quello della menopausa nelle donne, oppure il pensionamento…quando c’è un passaggio da un livello di funzionamento ad un altro ci può essere l’incapacità ad adattarsi.”

“Esistono anche delle eventi di vita molto più gravi e stressanti. Gli attacchi di panico che si inseriscono nel disturbo post-traumatico da stress fanno seguito a un evento drammatico di qualunque genere, personale o anche sociale, come guerre, i bombardamenti, ma anche un incidente che ha messo a serio pericolo la salute fisica o psicologica dell’individuo.”

“Ovviamente nel disturbo post traumatico da stress i sintomi sono più complessi, come il ricordare l’evento traumatico in modo intrusivo, quasi come se si stesse rivivendo il trauma stesso. Quindi è un aspetto più complesso.”

Come si curano  gli attacchi di panico?

“Innanzitutto il primo passo per curare qualsiasi disagio psichico è quello di riconoscerlo e di accettare di chiedere aiuto, quindi di accettare di “avere bisogno” perché più si evita e si dice “ma tanto ce la faccio da solo” oppure “ma devo solo reagire” si cade in un circolo vizioso per cui è frequente il ripresentarsi della sintomatologia di panico.”

“La terapia degli attacchi di panico è congiunta tra farmacoterapia e psicoterapia, quindi esistono dei farmaci che sono degli ansiolitici ma anche contemporaneamente gli antidepressivi , alcune molecole hanno delle indicazioni specifiche per il disturbo d’attacco di panico e i disturbi d’ansia.”

“Parallelamente bisognerebbe attuare un percorso di tipo psicoterapico, è più frequente ricorrere alla terapia cognitivo comportamentale che serve un po’ a insegnare al soggetto ad affrontare queste situazioni, mettendo in campo delle condotte che lo aiutino inizialmente ad attenuare la portata dei sintomi e poi via via si spera anche ad eliminarli completamente.”

“Vengono inoltre insegnate delle tecniche di rilassamento e poi gradualmente si espone il paziente allo stimolo o alla situazione o all’ambiente che gli provocano questa sintomatologia. Possiamo cercare di aiutarlo ad affrontare le situazioni stressanti secondo una gerarchia, cioè si affrontano prima quelle che danno meno fastidio e via via si affrontano le situazioni più temute.”

Consigli finali

“E comunque l’indicazione per tutti è appunto riconoscere di aver bisogno di aiuto e affidarsi ovviamente agli specialisti.”

“Poi ci sono i provvedimenti da usare al momento per cui lo specialista magari dirà “guarda se ti senti così prendi cinque gocce”, oppure “prova a respirare dentro un sacchetto di carta”. Questa ultima tecnica, anche se non ortodossissima, può aiutare a riportare i livelli di anidride carbonica ad una concentrazione tale da attenuare la sintomatologia degli attacchi di panico.”

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