RICOVERO PER DISTURBI ALIMENTARI

ricovero per anoressia nervosa

Il ricovero per disturbi alimentari è uno dei passaggi possibili nel percorso di cura dell’anoressia nervosa, della bulimia nervosa e del binge eating disorder, quando il quadro clinico è complesso e gli interventi ambulatoriali non sono sufficienti.

Presso l’Ospedale Maria Luigia è attivo un reparto per la cura dei disturbi alimentari. Il reparto propone un programma terapeutico multidisciplinare che integra riabilitazione nutrizionale, presa in carico psichiatrica e lavoro psicoterapeutico e riabilitativo, in una cornice che richiama progressivamente ogni paziente a un ruolo attivo e compartecipato nel proprio percorso di cura.

Il ricovero per disturbi alimentari

Il ricovero per un disturbo alimentare diventa necessario quando la gravità del quadro clinico non consente più una gestione ambulatoriale. Riguarda in particolare persone con anoressia nervosa, bulimia nervosa, binge eating disorder o con forme atipiche più complesse. Pur nelle loro diverse manifestazioni, i disturbi del comportamento alimentare condividono un nucleo psicopatologico comune (Fairburn, Cooper & Shafran, 2003; Treasure, Duarte & Schmidt, 2020) e si collocano tra i disturbi psichiatrici con il più alto tasso di mortalità, secondi solo a quelli legati all’uso di sostanze (Arcelus et al., 2011).

Presso l’Ospedale Maria Luigia è possibile effettuare un percorso di ricovero riabilitativo intensivo dedicato a chi soffre di un disturbo alimentare, che necessita di un lavoro terapeutico continuativo in un ambiente protetto e ad alta intensità di cura.

Quando è indicato il ricovero

La decisione di avviare un ricovero per un disturbo alimentare non si basa su un singolo parametro, ma su una valutazione clinica complessiva che tiene conto della gravità del quadro psicopatologico, della stabilità delle condizioni mediche, della risposta ai trattamenti già effettuati e del contesto di vita della persona. Le situazioni cliniche che tipicamente conducono a questo livello di cura sono le seguenti.

Fallimento dei percorsi ambulatoriali

Quando un trattamento ambulatoriale o di day hospital è stato provato in modo adeguato per un periodo congruo senza produrre miglioramenti significativi, l’aumento dell’intensità di cura attraverso un percorso residenziale diventa parte integrante del piano terapeutico. Il ricovero riabilitativo, in questi casi, non rappresenta una sconfitta ma un passaggio necessario per interrompere dinamiche di mantenimento che, nel contesto di vita ordinaria, risultano impossibili da modificare. La mancata risposta a trattamenti meno intensivi è riconosciuta fra le indicazioni principali al passaggio a un setting residenziale (Crone et al., 2023).

Necessità di un ambiente protetto

Molte persone con un disturbo alimentare si trovano in un contesto quotidiano in cui è praticamente impossibile interrompere i comportamenti patologici: le routine alimentari disordinate, le condotte di eliminazione, l’iperattività compulsiva e la restrizione si intrecciano con gli impegni di vita, con le dinamiche familiari e con i segnali ambientali quotidiani. In questi casi, un ambiente protetto e strutturato può essere l’unico contesto in cui è possibile lavorare davvero sul cambiamento, perché sottrae temporaneamente la persona ai meccanismi di automantenimento del disturbo.

Complessità clinica e psichiatrica

Alcuni quadri clinici presentano una complessità tale da non essere gestibili ambulatorialmente: disregolazione emotiva marcata con condotte autolesive non acute, comorbilità psichiatriche significative come depressione resistente, disturbi d’ansia scompensati, disturbo ossessivo-compulsivo severo o tratti di personalità particolarmente instabili. In questi casi il percorso residenziale consente di affrontare il disturbo alimentare insieme alle comorbilità, in un contesto in cui il monitoraggio quotidiano dell’équipe permette di cogliere tempestivamente ogni oscillazione.

Cronicità e recidive ripetute

Nei quadri cronici o recidivanti, in cui la persona ha già affrontato periodi di miglioramento seguiti da ricadute, un percorso di riabilitazione intensiva può rappresentare il livello di cura necessario per interrompere il ciclo e consolidare nel tempo un cambiamento stabile. In queste situazioni il percorso residenziale lavora non solo sul sintomo alimentare, ma sull’intero profilo di fattori di mantenimento descritto dal modello transdiagnostico di Fairburn (Fairburn, Cooper & Shafran, 2003).

Ricovero per anoressia, bulimia e binge eating

Il reparto DNA dell’Ospedale Maria Luigia accoglie persone con anoressia nervosa, bulimia nervosa, binge eating disorder e forme atipiche. Queste condizioni originano da un profondo malessere psicologico e compromettono sia la salute fisica sia quella psichica, richiedendo interventi coordinati fra diversi specialisti.

Per l’anoressia nervosa, il ricovero per anoressia nervosa è storicamente la forma di ricovero più frequente nei DCA e quella con il corpo di evidenze più consolidato: obiettivo centrale è il ripristino di un peso corporeo adeguato attraverso un protocollo di rialimentazione graduale, integrato al lavoro psicoterapeutico sui fattori di mantenimento.

Per la bulimia nervosa, il ricovero diventa indicato quando la frequenza del ciclo abbuffata-compenso è troppo elevata per essere interrotta ambulatorialmente o quando sono presenti comorbilità mediche o psichiatriche tali da necessitare di un percorso intensivo. Per il binge eating disorder, il ricovero può rendersi necessario in presenza di obesità grave, abbuffate incontrollabili o comorbilità psichiatriche importanti. Per tutti questi quadri il ricovero è indicato quando gli approcci meno intensivi risultano inefficaci (Crone et al., 2023).

Il ricovero all’Ospedale Maria Luigia

Il reparto DNA dell’Ospedale Maria Luigia offre un percorso riabilitativo strutturato che si articola attorno a due grandi obiettivi terapeutici complementari.

Il primo obiettivo è la riduzione dei fattori di mantenimento primari del disturbo:

  • il deperimento organico e la sindrome da digiuno conseguente alla malnutrizione;
  • le condotte patologiche di controllo del peso e delle calorie introdotte;
  • i comportamenti alimentari problematici come abbuffate e condotte di compenso;
  • l’eccessiva preoccupazione per il peso e la forma del corpo;

Il secondo obiettivo è la risoluzione dei fattori di mantenimento aggiuntivi, che in molte pazienti rendono il disturbo particolarmente persistente:

  • la bassa autostima nucleare;
  • il perfezionismo clinico;
  • la disregolazione emotiva associata a impulsività;
  • le difficoltà interpersonali e di transizione di ruolo.

L’insieme di questi interventi mira al recupero di una qualità di vita soddisfacente, libera da pensieri e comportamenti patologici.

L’équipe multidisciplinare

Il reparto lavora con un’équipe stabile e integrata composta da:

  • medici psichiatri;
  • medici internisti;
  • psicologi e psicoterapeuti;
  • tecnici della riabilitazione psichiatrica;
  • dietiste e nutrizioniste;
  • infermieri;
  • operatori socio-sanitari (OSS);
  • assistente sociale.

La continuità di cura tra queste figure è garantita da riunioni cliniche settimanali, in cui il piano di trattamento viene periodicamente aggiornato sulla base dell’evoluzione clinica di ciascun paziente.

La riabilitazione psico-nutrizionale

Il percorso non prevede strumenti per l’alimentazione “forzata”. La rialimentazione avviene attraverso i pasti assistiti dalle dietiste e dal personale infermieristico e richiama gradualmente ogni paziente a un ruolo attivo e compartecipato nel proprio percorso di cura, sviluppandone gradualmente l’autonomia a tavola.

Nelle fasi più avanzate del percorso, quando il paziente ha recuperato sufficienti margini di autonomia alimentare, è previsto l’accesso al tavolo autonomo: uno spazio in cui sperimentrsi in un contesto meno strutturato, come passaggio intermedio tra i pasti assistiti e la gestione autonoma dei pasti dopo la dimissione.

Psicoterapia individuale e di gruppo

Durante il percorso di ricovero, ogni paziente è seguita da una miniequipe formata da uno psichiatra e da uno psicoterapeuta di riferimento.

Accanto al lavoro individuale, il reparto offre un ricco programma di attività di gruppo: gruppi psicoeducazionali, gruppi di regolazione emotiva e di gestione dei sintomi, gruppi di educazione alimentare condotti dalle dietiste. Il gruppo, nel ricovero per DCA, non è solo un complemento del lavoro individuale, ma un luogo terapeutico in sé, in cui le pazienti possono condividere il proprio vissuto, rispecchiarsi nelle storie altrui e sperimentare modalità relazionali nuove.

Il lavoro con le famiglie e il New Maudsley Model

Periodicamente il reparto organizza incontri con i familiari dei pazienti degenti, per fornire informazioni sul percorso di cura e offrire un sostegno a chi si trova ad affiancare la persona durante il ricovero. Inoltre viene proposto periodicamente un ciclo di incontri ispirato al New Maudsley Model, un approccio di collaborative care sviluppato al Maudsley Hospital di Londra dal gruppo di Janet Treasure (Treasure et al., 2015). Il modello parte dal cognitive interpersonal model dell’anoressia nervosa e descrive alcuni stili di risposta tipici dei familiari, rappresentati con metafore animali come il canguro, il rinoceronte e il delfino, proponendo strategie di comunicazione più efficaci per gestire le situazioni alimentari quotidiane (Treasure et al., 2021).

Come richiedere il ricovero

L’Ospedale Maria Luigia ospita pazienti in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale provenienti da tutte le regioni d’Italia, oltre a pazienti in regime privato. La richiesta di ricovero parte, di norma, da una valutazione specialistica preliminare effettuata dall’équipe del reparto DNA, che permette di definire la fattibilità clinica del percorso e di impostare un piano terapeutico personalizzato.

Per il ricovero in convenzione SSN è necessaria una relazione clinica redatta dal medico specialista inviante, che descriva la storia del disturbo, le terapie in atto, le eventuali problematiche internistiche e il progetto di cura successivo al ricovero.

Per tutti i dettagli operativi (documentazione necessaria, orari dell’Ufficio Ricoveri, modalità di invio delle relazioni cliniche, modalità di accesso alla visita preliminare con i medici del reparto DNA) è possibile consultare la pagina dedicata alle informazioni per il ricovero.

Informazioni per il ricovero

In questa pagina trovi tutte le informazioni utili su come funziona il ricovero presso il nostro ospedale, le modalità di accesso e i contatti.

Scopri di più

FAQ

Quando è indicato il ricovero per un disturbo alimentare?

Il ricovero è indicato quando i trattamenti ambulatoriali o di day hospital non hanno prodotto miglioramenti significativi, quando è necessario un ambiente protetto per interrompere dinamiche comportamentali particolarmente radicate, quando sono presenti comorbilità psichiatriche complesse da gestire in parallelo al disturbo alimentare, o nei quadri cronici e recidivanti.

L’Ospedale Maria Luigia accoglie pazienti da tutta Italia?

Sì. L’Ospedale Maria Luigia è un ospedale privato accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale e accoglie pazienti in convenzione provenienti da tutte le regioni italiane, oltre a pazienti in regime privato. La richiesta di ricovero parte, di norma, da una valutazione specialistica preliminare effettuata dall’équipe del reparto DNA. Per i dettagli operativi è disponibile la pagina dedicata alle informazioni per il ricovero.

Il ricovero per disturbi alimentari avviene con il sondino nasogastrico?

No. Presso l’Ospedale Maria Luigia il percorso di ricovero non prevede strumenti per l’alimentazione forzata: la rialimentazione avviene attraverso pasti assistiti dalle dietiste e dal personale infermieristico, con un progressivo passaggio al tavolo autonomo nelle fasi più avanzate del percorso. Il ricorso a nutrizione enterale o parenterale è riservato a situazioni cliniche eccezionali.

I familiari sono coinvolti nel ricovero?

Sì. Periodicamente il reparto organizza incontri con i familiari dei pazienti degenti. In aggiunta viene proposto periodicamente un ciclo di incontri ispirato al New Maudsley Model, un approccio di collaborative care sviluppato al Maudsley Hospital di Londra che lavora sugli stili di risposta dei familiari al disturbo alimentare.

Bibliografia

Arcelus, J., Mitchell, A. J., Wales, J., & Nielsen, S. (2011). Mortality rates in patients with anorexia nervosa and other eating disorders: A meta-analysis of 36 studies. Archives of General Psychiatry, 68(7), 724–731. https://doi.org/10.1001/archgenpsychiatry.2011.74

Fairburn, C. G., Cooper, Z., & Shafran, R. (2003). Cognitive behaviour therapy for eating disorders: A “transdiagnostic” theory and treatment. Behaviour Research and Therapy, 41(5), 509–528. https://doi.org/10.1016/S0005-7967(02)00088-8

Treasure, J., Duarte, T. A., & Schmidt, U. (2020). Eating disorders. The Lancet, 395(10227), 899–911. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)30059-3

Treasure, J., Rhind, C., Macdonald, P., & Todd, G. (2015). Collaborative care: The New Maudsley Model. Eating Disorders, 23(4), 366–376. https://doi.org/10.1080/10640266.2015.1044351

Treasure, J., Parker, S., Oyeleye, O., & Harrison, A. (2021). The value of including families in the treatment of anorexia nervosa. European Eating Disorders Review, 29(3), 393–401. https://doi.org/10.1002/erv.2816

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