BINGE EATING E ALCOL: IL LEGAME NASCOSTO TRA ABBUFFATE E DIPENDENZA

binge_eating_alcolismo

Il binge eating e l’uso problematico di alcol si presentano insieme più spesso di quanto si creda. Un recente studio qualitativo pubblicato sul Journal of Eating Disorders da Jansson e colleghi ha dato voce a dodici persone che convivono con entrambe le condizioni, esplorando come abbuffate e alcol si intreccino nella vita quotidiana. I risultati gettano luce su meccanismi emotivi condivisi e su barriere concrete nell’accesso alle cure, offrendo indicazioni utili per chi soffre di binge eating disorder e per i professionisti che se ne occupano.

Binge eating e alcol: quanto è frequente la co-occorrenza?

La letteratura scientifica documenta da tempo un’associazione significativa tra disturbi alimentari con componente di abbuffata e disturbi da uso di alcol. Chi soffre di binge eating riporta più frequentemente episodi di binge drinking e un consumo complessivo di alcol più elevato rispetto a chi ha un disturbo alimentare senza abbuffate (Munn-Chernoff & Baker, 2016).

Quando le due condizioni coesistono, il quadro clinico si aggrava: aumentano i sintomi depressivi, l’ansia e la compromissione del funzionamento sociale e lavorativo. Eppure nella pratica clinica i due problemi vengono spesso trattati in modo separato, con i servizi per i disturbi alimentari da un lato e quelli per le dipendenze dall’altro. Per comprendere meglio le conseguenze dell’alcolismo è importante considerare anche questa sovrapposizione con i disturbi alimentari.

Lo studio di Jansson: dare voce ai pazienti

Lo studio condotto da Jansson e colleghi (2026) ha intervistato dodici adulti con abbuffate compulsive e uso problematico di alcol concomitanti, reclutati presso una clinica specializzata di Stoccolma e attraverso un’organizzazione di pazienti. L’obiettivo era capire, dalle parole dei pazienti stessi, come le due condizioni si influenzino reciprocamente nella vita reale.

Le interviste sono state analizzate con il metodo dell’analisi tematica riflessiva di Braun e Clarke (2006), un approccio qualitativo rigoroso che permette di identificare temi ricorrenti nelle esperienze dei partecipanti. Il titolo dello studio — “Sono sul sedile del passeggero del mio stesso corpo” — cattura la sensazione di perdita di controllo che accomuna entrambi i comportamenti.

I quattro temi emersi dalla ricerca sul binge eating e alcol

Dall’analisi sono emersi quattro temi principali (Jansson et al., 2026):

  • Interconnessione profonda: i partecipanti hanno descritto binge eating e alcol non come problemi separati, ma come espressioni diverse di una stessa difficoltà sottostante.
  • Regolazione emotiva condivisa: sia le abbuffate sia l’alcol vengono usati per gestire emozioni intollerabili — tristezza, rabbia, solitudine, noia.
  • L’alcol come innesco delle abbuffate: il consumo di alcol abbassa le inibizioni e indebolisce le regole alimentari rigide, facilitando l’episodio di binge eating.
  • Barriere nell’accesso alle cure: risposte negative da parte dei professionisti sanitari scoraggiano i pazienti dal parlare apertamente di entrambi i problemi.

Come l’alcol alimenta il ciclo delle abbuffate

Il meccanismo descritto dai partecipanti è un circolo vizioso che si autoalimenta. Durante il giorno la persona mantiene regole alimentari rigide — contare le calorie, evitare determinati cibi, saltare pasti. Queste regole generano una tensione crescente. L’alcol, con il suo effetto disinibente, abbassa le difese e fornisce un temporaneo “permesso” di trasgredire. Segue l’abbuffata, poi il senso di colpa e la vergogna, che spingono verso nuovo consumo di alcol come tentativo di alleviare il disagio.

Questo schema è coerente con il modello del rinforzo negativo descritto da Haedt-Matt e Keel (2011): il comportamento disfunzionale produce sollievo immediato dallo stato emotivo negativo, rinforzandosi nel tempo nonostante le conseguenze a lungo termine. Il sollievo è breve, ma il rinforzo è potente — e ogni ciclo rende più probabile il successivo.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la vergogna corporea nelle situazioni sociali. Diversi partecipanti hanno raccontato di bere prima di cene, feste o eventi che coinvolgono il cibo, per attenuare l’ansia legata alla percezione del proprio corpo. L’alcol offre un sollievo effimero dall’autocritica — quella voce interiore che giudica costantemente il peso, la forma, le scelte alimentari — ma a lungo termine rafforza sia la dipendenza sia il disturbo alimentare.

Dinamiche simili sono state osservate anche nella bulimia nervosa, dove i comportamenti compensatori seguono pattern emotivi analoghi. Il denominatore comune è la difficoltà nella regolazione delle emozioni: quando mancano strategie funzionali per gestire stati interni dolorosi, il ricorso a cibo e alcol diventa l’unica risposta disponibile.

Perché è difficile ottenere un trattamento integrato?

Il quarto tema dello studio è forse il più preoccupante. I partecipanti hanno riportato reazioni negative da parte dei curanti quando hanno provato a sollevare il tema dell’alcol nel contesto del trattamento del disturbo alimentare. Alcuni hanno smesso di parlarne per paura di essere giudicati o esclusi dal percorso terapeutico.

Il problema è anche strutturale: i servizi per i disturbi alimentari e quelli per le dipendenze operano spesso in modo separato, con competenze e protocolli distinti. Chi presenta entrambe le condizioni rischia di trovarsi in una terra di nessuno clinica, dove nessun servizio si sente pienamente responsabile per il quadro complessivo. I professionisti dei disturbi alimentari possono sentirsi impreparati a gestire la componente alcolica, e viceversa.

Lo stigma legato all’alcol amplifica ulteriormente la difficoltà di chiedere aiuto. In un contesto in cui ci si sente giudicati, la tendenza naturale è nascondere il problema — con il risultato di ricevere un trattamento parziale e meno efficace. Come emerge anche dalle esperienze cliniche sul binge eating disorder, l’empatia e l’assenza di giudizio da parte del clinico sono presupposti essenziali per costruire un’alleanza terapeutica solida.

Quali implicazioni per il trattamento del binge eating?

I risultati hanno diverse ricadute pratiche per i professionisti:

  • Effettuare uno screening sistematico del consumo di alcol in chi presenta episodi di binge eating, e viceversa.
  • Adottare trattamenti integrati che affrontino contemporaneamente abbuffate e uso di alcol, anziché trattarli come problemi indipendenti.
  • Lavorare sulla regolazione emotiva come fattore trasversale, attraverso approcci come la DBT o l’ACT (Linardon et al., 2017).
  • Creare un contesto terapeutico sicuro e non giudicante in cui il paziente possa parlare apertamente di tutte le proprie difficoltà.

L’identificazione precoce dei problemi con l’alcol nelle persone con binge eating è cruciale: intervenire prima che il circolo vizioso si consolidi migliora significativamente la prognosi. Questo vale per tutti i professionisti coinvolti nel percorso di cura — medici di medicina generale, psicologi, psichiatri — non solo per gli specialisti in disturbi alimentari.

La psicoeducazione riveste un ruolo altrettanto importante. Informare i pazienti sulla possibile connessione tra abbuffate e alcol può aiutarli a riconoscere precocemente i segnali di un problema emergente e a cercare aiuto prima che la situazione si aggravi. Spesso chi soffre di binge eating non collega il proprio consumo di alcol al disturbo alimentare, percependoli come problemi distinti. Rendere visibile questa connessione è già, di per sé, un intervento terapeutico.

Limiti e prospettive future

Lo studio presenta limiti tipici della ricerca qualitativa: il campione è piccolo (dodici persone) e proviene da un unico contesto geografico e clinico (Svezia), il che limita la generalizzabilità dei risultati. I problemi con l’alcol sono autoriferiti dai partecipanti, non confermati da una diagnosi formale di disturbo da uso di alcol. Inoltre il reclutamento attraverso una clinica specializzata e un’organizzazione di pazienti potrebbe aver selezionato persone con una maggiore consapevolezza delle proprie difficoltà.

Tuttavia, la profondità delle interviste offre informazioni che gli studi quantitativi, per loro natura, non possono catturare. Le voci dei partecipanti rivelano meccanismi e dinamiche che nessun questionario potrebbe cogliere. Come sottolineano Treasure et al. (2020), la comprensione dei disturbi alimentari richiede approcci complementari: servirebbero studi longitudinali per chiarire la direzione causale della relazione tra binge eating e alcol, e trial clinici randomizzati che confrontino trattamenti integrati con approcci separati per le due condizioni.

Lo studio di Jansson et al. (2026) mostra che binge eating e alcol non sono semplicemente due problemi che coesistono per caso, ma condizioni funzionalmente intrecciate che si alimentano a vicenda attraverso meccanismi emotivi condivisi. Il messaggio principale è chiaro: trattare una condizione ignorando l’altra rischia di essere inefficace.

Per chi vuole approfondire il binge eating disorder, le sue manifestazioni e le opzioni terapeutiche, è fondamentale rivolgersi a professionisti che sappiano cogliere la complessità del quadro clinico, inclusa la possibile presenza di problemi legati all’alcol.

Bibliografia

Braun, V., & Clarke, V. (2006). Using thematic analysis in psychology. Qualitative Research in Psychology, 3(2), 77-101. https://doi.org/10.1191/1478088706qp063oa

Haedt-Matt, A. A., & Keel, P. K. (2011). Revisiting the affect regulation model of binge eating: A meta-analysis of studies using ecological momentary assessment. Psychological Bulletin, 137(4), 660-681. https://doi.org/10.1037/a0023660

Jansson, M., Olsson, L., Wiberg, A.-C., Parling, T., & Ghaderi, A. (2026). I am in the passenger seat of my own body: A qualitative interview study of the relationship between binge eating and concurrent problematic alcohol use. Journal of Eating Disorders. https://doi.org/10.1186/s40337-026-01576-z

Linardon, J., Fairburn, C. G., Engstler, A. J., Outhred, T., & Brennan, L. (2017). The empirical status of the third-wave behaviour therapies for the treatment of eating disorders: A systematic review. Clinical Psychology Review, 58, 125-140. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2017.10.005

Munn-Chernoff, M. A., & Baker, J. H. (2016). A primer on the genetics of comorbid eating disorders and substance use disorders. European Eating Disorders Review, 24(2), 91-100. https://doi.org/10.1002/erv.2424

Treasure, J., Duarte, T. A., & Schmidt, U. (2020). Eating disorders. The Lancet, 395(10227), 899-911. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)30059-3

Autore