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LA SINDROME DA BURNOUT

Il burnout è una sindrome legata allo stress lavoro-correlato, che porta il soggetto all’esaurimento delle proprie risorse psico-fisiche, alla manifestazione di sintomi psicologici negativi (ad es. apatia, nervosismo, irrequietezza, demoralizzazione) che possono associarsi a problematiche fisiche (ad es. cefalea, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali etc.). Il burnout può colpire qualunque lavoratore anche se è coloro più esposti al rischio sono coloro che svolgono professioni d’aiuto. È una sindrome riconosciuta come “fenomeno occupazionale” dall’OMS nel maggio del 2019 ma non ancora come una condizione medica.

Cos’è il burnout

Come suggerisce l’OMS (L’Organizzazione Mondiale della Sanità), il burnout è uno stato di stress cronico lavoro-correlato caratterizzato dalla sensazione di completo esaurimento delle proprie energie fisiche e mentali. Il termine burnout significa letteralmente “bruciato”, “esaurito” o “scoppiato” e viene utilizzato per descrivere una particolare forma di esaurimento psicofisico collegato al mondo del lavoro.

Christina Maslach, una delle più autorevoli ricercatrici sul tema, definisce il burnout come “una sindrome psicologica che emerge come risposta prolungata a stressors interpersonali cronici sul luogo di lavoro.” (Maslach, 2016) Sono tre gli aspetti principali che caratterizzano la sindrome da burnout:

  • Esaurimento: le persone in burnout si sentono prosciugate ed emotivamente esauste, incapaci di far fronte alle richieste del lavoro, stanche e giù di morale e sentono di non avere abbastanza energia. Le persone si sentono prosciugate e incapaci di recuperare le energie per poter affrontare nuovi progetti lavorativi.
  • Sensazione di alienazione dalle attività lavorative: le persone in burnout percepiscono il loro lavoro sempre più stressante e frustrante. Possono iniziare ad essere cinici verso i colleghi o verso i destinatari della propria attività lavorativa (ad es. verso i pazienti). Allo stesso tempo iniziano a distanziarsi emotivamente, mostrando un deterioramento progressivo dell’impegno nei confronti del lavoro.
  • Riduzione delle performance lavorative: il burnout peggiora le performance lavorative, riducendo la motivazione, la concentrazione e la creatività. Man mano che le prestazioni lavorative calano le persone si sentono sempre più sopraffatte dalle richieste professionali e sentono di non essere in grado di rispondere adeguatamente ai loro compiti lavorativi. La persona perde fiducia nei confronti delle proprie capacità.

Quando invece lo stato di esaurimento avviene in soggetti che si prendono cura dei propri cari ammalati si parla di burden del caregiver.

Chi è a maggior rischio di burnout?

Tutti coloro che svolgono una professione sono potenzialmente a rischio burnout anche se quelli che corrono i rischi maggiori sono quelli che lavorano nelle cosiddette “professioni d’aiuto”, quindi medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali etc (Romani & Ashkar, 2014). Secondo molti ricercatori infatti, l’essere costantemente a contatto con i bisogni e le necessità dell’utenza è un fattore stressante che, se non adeguatamente contrastato, può favorire l’insorgere del burnout (Chandawarkar et al., 2021)

Anche altri professionisti, come forze dell’ordine, guardie carcerarie e pompieri, spesso a contatto con altre persone o impegnate a gestire emergenze, possono andare facilmente incontro al burnout.

Cause del burnout

Il burnout è una sindrome ad origine multifattoriale e diverse sono quindi le cause che possono scatenarla. In genere a scatenarla è un mix di fattori personali e del contesto organizzativo (Boutou, 2019). Tra le principali cause scatenanti il burnout troviamo:

  • Carichi di lavoro eccessivi e protratti nel tempo
  • Mancanza di controllo sul proprio lavoro
  • Basso senso di appartenenza all’organizzazione
  • Tensioni tra colleghi e clima organizzativo non supportivo
  • Insicurezza lavorativa o mancanza di riconoscimento per il proprio lavoro
  • Lavoro monotono, ripetitivo o senza sfide e obiettivi
  • Ambiente lavorativo caotico o con pressioni eccessive

Infine alcune caratteristiche personologiche sono state correlate significativamente al rischio di burnout. Tra queste, una tendenza al perfezionismo, una visione pessimistica di se stessi e del mondo, il bisogno di mantenere il controllo e il porsi obiettivi e traguardi professionali troppo elevati e irrealistici.

Segni e sintomi del burnout

I principali segni e sintomi del burnout si possono suddividere in tre categorie: sintomi fisici, sintomi psichici e sintomi comportamentali. L’emersione di questi sintomi è in genere subdola e avviene lentamente, rendendo difficile identificare, soprattutto nelle prime fasi, i segni del burnout.

Sintomi fisici del burnout

I principali sintomi fisici del burnout sono:

  • Sentirsi stanco e svuotato per la maggior parte del tempo
  • Avere basse difese immunitarie che causano malattie frequenti
  • Lamentare frequenti mal di testa o dolori muscolari
  • Manifestare cambiamenti nell’appetito e difficoltà nel sonno

Sintomi psichici del burnout

I principali sintomi psichici del burnout sono:

  • Senso di fallimento o di scarsa autostima
  • Sentirsi senza speranza, intrappolato o sconfitto
  • Sensazioni di distacco dal proprio lavoro
  • Perdita della motivazione
  • Ridotta soddisfazione e senso di realizzazione
  • Stato di costante tensione e irritabilità
  • Cinismo

Sintomi comportamentali del burnout

I più comuni sintomi comportamentali del burnout sono:

  • Rinuncia a prendersi delle responsabilità
  • Procrastinazione e ridotta produttività
  • Utilizzo di cibo, alcol o sostanze per gestire i sintomi emotivi
  • Parlare frequentemente agli altri delle proprie frustrazioni
  • Assenteismo sul lavoro

Conseguenze del burnout: gli effetti più invalidanti

Se non riconosciuto e affrontato, il burnout protratto non resta confinato al disagio lavorativo: gli studi prospettici ne documentano conseguenze rilevanti sulla salute fisica, su quella psichica e sulla vita lavorativa, che nei casi più seri possono diventare invalidanti (Salvagioni et al., 2017).

Sul piano fisico, il burnout è stato associato in modo consistente a un aumento del rischio cardiovascolare, inclusa la malattia coronarica e i ricoveri per cause cardiovascolari, ad alterazioni metaboliche come il diabete di tipo 2 e l’ipercolesterolemia, e al dolore muscoloscheletrico (Salvagioni et al., 2017).

Sul piano psichico, l’associazione più solida è quella con i sintomi depressivi e con il ricorso a trattamenti psicofarmacologici, e possono comparire disturbi del sonno. È un aspetto importante, perché un burnout protratto può sovrapporsi o evolvere verso un vero e proprio quadro depressivo, che richiede un inquadramento clinico (Salvagioni et al., 2017).

Sul piano funzionale e lavorativo gli effetti possono essere particolarmente invalidanti: insoddisfazione, calo del rendimento, assenze ripetute e assenze prolungate per malattia, fino, nei casi più gravi, a un aumentato rischio di pensione di invalidità, tanto maggiore quanto più grave è il burnout (Salvagioni et al., 2017).

Proprio perché le conseguenze possono diventare invalidanti, quando i sintomi sono marcati o persistenti è utile non fermarsi all’autogestione e richiedere una valutazione clinica. In questi casi una visita medico-psichiatrica permette di inquadrare il quadro, distinguere il burnout da una depressione e definire il percorso più appropriato.

Cosa fare se si pensa di essere in burnout?

Generalmente quando si iniziano ad avvertire i primi sintomi del burnout la prima risposta è quella di cercare di scacciare le sensazioni di stanchezza e di esaurimento facendo leva sulla forza di volontà. Questo tentativo però, tendenzialmente, peggiora la situazione.

Per affrontare il burnout è necessario modificare il proprio stile di vita e il proprio modo di vivere il lavoro. Alcuni consigli pratici sono:

  1. Migliorare le relazioni sul posto di lavoro: avere relazioni più positive sul posto di lavoro, con colleghi, superiori e sottoposti riduce il rischio di burnout e aiuta a gestirlo.
  2. Trovare equilibrio tra vita privata e vita professionale: una vita dedicata completamente al lavoro aumenta il rischio di burnout. Trovare altre fonti di soddisfazione (nelle relazioni interpersonali, in un hobby, nel volontariato etc.) aiuta a vivere più serenamente anche il lavoro.
  3. Riposarsi: andare in ferie, svagarsi, dedicare il giusto tempo al riposo sono spesso antidoti importanti per il burnout.
  4. Fare attività fisica: l’attività fisica regolare è un ottimo strumento di gestione dello stress.

Quando la sintomatologia del burnout è significativa è opportuno rivolgersi ad un professionista competente in materia. L’aiuto professionale può infatti aiutare a comprendere meglio il problema e a sviluppare gli strumenti utili per affrontarlo.

La mindfulness per affrontare il burnout

Un importante strumento che ha mostrato di essere efficace nel prevenire il burnout in professionisti sanitari è la pratica della mindfulness. La mindfulness è una forma di meditazione orientale che viene impiegata da tempo per la gestione di stati di ansia, stress e numerose altre problematiche psicologiche.

Recenti studi hanno dimostrato che la pratica della mindfulness può essere efficace nella prevenzione del burnout in medici, infermieri, OSS e altri operatori delle professioni d’aiuto (Lamothe et al., 2016).

Visita psichiatrica

Quando i sintomi del burnout diventano marcati o invalidanti, una visita psichiatrica consente di inquadrare il quadro e individuare il percorso più adeguato. Al poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia puoi prenotare una visita psichiatrica.

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FAQ

Cos’è la sindrome da burnout?

Il burnout è una condizione di esaurimento psicofisico legata allo stress lavoro-correlato cronico. L’OMS lo ha riconosciuto come un fenomeno occupazionale, non come una malattia, ma le sue conseguenze sulla salute possono essere molto significative.

Quali sono i sintomi del burnout?

I sintomi principali sono esaurimento emotivo, sensazione di distacco dal lavoro e dalle persone, calo delle prestazioni, irritabilità, disturbi del sonno, stanchezza cronica e difficoltà di concentrazione.

Qual è la differenza tra stress e burnout?

Lo stress è una reazione normale a richieste eccessive, che può risolversi quando la situazione cambia. Il burnout è uno stato di esaurimento cronico che persiste anche dopo il riposo e porta a un progressivo distacco emotivo dal lavoro.

Come si cura il burnout?

Il trattamento può includere un percorso di supporto psicologico, la revisione dell’organizzazione lavorativa, tecniche di gestione dello stress e, quando necessario, un periodo di allontanamento dal lavoro. Nei casi più complessi può essere utile un intervento psicoterapeutico strutturato.

Chi è più a rischio di burnout?

Le categorie più esposte sono i professionisti della cura (medici, infermieri, psicologi, insegnanti, assistenti sociali), ma il burnout può colpire qualsiasi lavoratore esposto a stress cronico e a un carico emotivo elevato.

Bibliografia

Lamothe, M., Rondeau, É., Malboeuf-Hurtubise, C., Duval, M., & Sultan, S. (2016). Outcomes of MBSR or MBSR-based interventions in health care providers: A systematic review with a focus on empathy and emotional competencies. Complementary Therapies in Medicine, 24, 19–28. https://doi.org/10.1016/J.CTIM.2015.11.001

Boutou, A., Pitsiou, G., Sourla, E., & Kioumis, I. (2019). Burnout syndrome among emergency medicine physicians: an update on its prevalence and risk factors. European Review for Medical and Pharmacological Sciences, 23(20), 9058–9065. https://doi.org/10.26355/EURREV_201910_19308

Chandawarkar, A., & Chaparro, J. D. (2021). Burnout in clinicians. Current Problems in Pediatric and Adolescent Health Care, 51(11), 101104. https://doi.org/10.1016/J.CPPEDS.2021.101104

Romani, M., & Ashkar, K. (2014). Burnout among physicians. The Libyan Journal of Medicine, 9(1). https://doi.org/10.3402/LJM.V9.23556

Maslach, C., & Leiter, M. P. (2016). Understanding the burnout experience: recent research and its implications for psychiatry. World Psychiatry : Official Journal of the World Psychiatric Association (WPA), 15(2), 103–111. https://doi.org/10.1002/WPS.20311

Salvagioni, D. A. J., Melanda, F. N., Mesas, A. E., González, A. D., Gabani, F. L., & Andrade, S. M. (2017). Physical, psychological and occupational consequences of job burnout: A systematic review of prospective studies. PLOS ONE, 12(10), e0185781. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0185781

Autore

dott. Paolo Artoni

Paolo Artoni è Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica presso l'Ospedale Maria Luigia e dott. in Psicobiologia e Neuroscienze Cognitive.

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