L’Acceptance and Commitment Therapy, conosciuta anche come ACT (pronunciata come una singola parola, in inglese “azione”), è una psicoterapia comportamentale di terza generazione che mette al centro del percorso clinico l’accettazione delle esperienze interne e l’impegno verso azioni guidate dai propri valori personali (Levin et al., 2024). L’ACT utilizza strumenti basati sul linguaggio come metafore e paradossi, abilità di mindfulness ed esercizi esperienziali. Una meta-analisi di riferimento ne ha confermato l’efficacia clinica su un’ampia gamma di disturbi mentali e condizioni di salute fisica (A-Tjak et al., 2015).
«Immaginate una psicoterapia che non tenti di ridurre i sintomi, ma ottenga la riduzione dei sintomi come effetto. Una terapia saldamente basata nella tradizione delle scienze sperimentali, ma allo stesso tempo con una forte enfasi sui valori, sul perdono, sull’accettazione, sulla compassione, sul vivere nel momento presente e sull’accedere a un senso trascendente di sé» (Harris, 2006).
L’Acceptance and Commitment Therapy è una psicoterapia sviluppata da Steven Hayes e colleghi all’interno di una cornice teorica e filosofica che trae origine dalla psicologia comportamentista contestuale (Hayes, Strosahl & Wilson, 2012). L’ACT integra strategie di accettazione e mindfulness con strategie di impegno nell’azione e modificazione del comportamento. L’obiettivo finale del percorso terapeutico è incrementare la flessibilità psicologica del paziente, definita come la capacità di stare nel momento presente con piena consapevolezza e di intraprendere azioni orientate ai propri valori, anche in presenza di emozioni o pensieri difficili (Levin et al., 2012).
L’ACT è considerata una psicoterapia transdiagnostica: i suoi processi clinici sono applicabili a disturbi psicologici molto diversi tra loro, perché agiscono su meccanismi comuni come l’evitamento esperienziale e la fusione cognitiva (Twohig & Levin, 2017).
L’ACT abbraccia una filosofia della scienza contestualistica e si basa su una teoria di base del linguaggio e della cognizione nota come Relational Frame Theory (RFT). L’RFT è una teoria dello sviluppo del linguaggio e della cognizione umana che si ispira ai lavori di Skinner sul Verbal Behaviour (Hayes, Barnes-Holmes & Roche, 2001).
Il lavoro ACT/RFT si è sempre proposto elevati standard di valutazione empirica. Grande attenzione viene posta all’individuazione e alla misurazione dei processi di cambiamento. I protocolli di intervento utilizzati nell’Acceptance and Commitment Therapy sono altamente strutturati e ogni componente del modello è stata validata sul piano della ricerca di base e clinica (Stockton et al., 2019). Per queste sue caratteristiche, l’ACT rappresenta un modello coerente con i principi dell’Evidence Based Intervention.
L’Acceptance and Commitment Therapy ha un’efficacia dimostrata sperimentalmente su un’ampia gamma di condizioni cliniche. La meta-analisi di A-Tjak e colleghi (2015), che ha esaminato 39 trial controllati randomizzati, ha mostrato come l’ACT sia significativamente più efficace dei trattamenti di controllo per disturbi mentali e fisici, con risultati paragonabili alle psicoterapie evidence-based consolidate. Una review più recente sull’evoluzione della ricerca ACT (Levin et al., 2024) conferma la solidità delle evidenze e mostra come il numero di studi sull’ACT sia cresciuto esponenzialmente nell’ultimo decennio.
Tra le condizioni cliniche per cui l’ACT ha mostrato efficacia troviamo:
Per l’Acceptance and Commitment Therapy i processi psicoterapeutici fondamentali sono sei e sono interconnessi tra loro. Ogni percorso di psicoterapia basato sull’ACT coinvolge questi sei processi. Possiamo organizzarli secondo una figura geometrica che prende il nome di Hexaflex. Ai sei angoli dell’Hexaflex troviamo i sei processi di base dell’ACT:
L’interazione di questi sei processi determina la flessibilità psicologica, ovvero la capacità di stare nel momento presente con piena consapevolezza e apertura alle esperienze interne ed esterne, intraprendendo azioni orientate da ciò che è realmente importante. Sviluppare la flessibilità psicologica è l’obiettivo finale di ogni percorso di psicoterapia ACT (Levin et al., 2012). Una recente prospettiva di Hayes propone inoltre un approccio idionomico, centrato sui processi individuali del singolo paziente piuttosto che su categorie diagnostiche standardizzate (Hayes, 2025).
“Essere in contatto con il momento presente” significa essere pienamente consapevoli di ciò che ci sta accadendo momento per momento. È molto difficile, nella nostra quotidianità, rimanere nel momento presente: spesso veniamo rapiti da preoccupazioni che ci portano a pensare al futuro o a rimuginare sul passato. Un percorso di psicoterapia ACT lavora sulla capacità di stare in contatto con il momento presente, ponendo attenzione a quello che si sta vivendo attimo dopo attimo.
Per defusione si intende quella particolare capacità della mente, tipica degli stati di meditazione, di potersi osservare mentre sperimenta il proprio funzionamento. Defondersi significa fare un “passo indietro” e osservare i propri pensieri per quello che sono, riducendo il loro impatto sulla nostra vita. Le mediation studies hanno mostrato che la defusione è uno dei meccanismi attraverso cui l’ACT produce cambiamento clinico (Stockton et al., 2019).
Accettare significa aprirsi e fare spazio a sentimenti, emozioni e sensazioni anche dolorose. Significa smettere di combattere le emozioni negative e lasciare che si manifestino per quello che sono. Secondo l’ACT infatti gran parte della sofferenza psicologica è alimentata dall’evitamento esperienziale, ovvero il tentativo di non sentire il dolore. Riprendere contatto con l’esperienza, invece di evitarla, consente alla mente di trovare strade più funzionali per gestirla (Twohig & Levin, 2017).
Il sé come contesto, detto anche “sé che osserva”, è quella parte di noi che osserva la nostra mente mentre è in azione. Mentre tutti hanno consapevolezza del sé che pensa (quello con cui ragioniamo, progettiamo, immaginiamo e ricordiamo), molta meno consapevolezza abbiamo di un’altra parte della nostra mente in grado di osservarci mentre ragioniamo, progettiamo o immaginiamo. Prendere contatto con questa parte è un passaggio fondamentale nei percorsi di psicoterapia ACT.
Per l’Acceptance and Commitment Therapy una parte fondamentale del percorso è dedicata alla chiarificazione dei valori personali. Ogni persona ha i propri valori, ma spesso, soprattutto quando siamo molto sofferenti, facciamo fatica a ricordarli o a vivere in accordo con essi. I valori sono ciò che ci motiva nelle azioni e ciò che può muoverci verso un cambiamento. Fare chiarezza sui propri valori e operare scelte coerenti con essi è uno degli aspetti centrali del percorso ACT.
Ultimo, ma non meno importante, tra i sei processi cardine dell’ACT troviamo l’azione impegnata. Non basta chiarire i propri valori e prendere consapevolezza dei propri pensieri se poi non cambiamo nulla nella nostra vita. L’azione impegnata, che rende la psicoterapia ACT profondamente pragmatica, implica un deciso impegno verso una vita diversa e maggiormente soddisfacente. È nel momento in cui il paziente ha chiarito i suoi valori e ha deciso cosa per lui sia importante che può andare verso una vita più ricca e significativa.
È possibile iniziare un percorso di psicoterapia basato sull’ACT con uno degli psicologi del poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia. Il percorso prevede un uso importante di esercizi esperienziali e tecniche di mindfulness, una focalizzazione sul qui e ora e sui valori personali del singolo paziente. Per chi desidera avvicinarsi all’approccio ACT è inoltre possibile partecipare al calendario di percorsi e incontri promossi dal Centro Mindfulness.
Poliambulatorio Ospedale Maria Luigia
Presso il poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia è possibile effettuare visite psichiatriche e percorsi di psicoterapia.
L’ACT è una psicoterapia comportamentale di terza generazione sviluppata da Steven Hayes. Combina strategie di accettazione delle esperienze interne e di mindfulness con interventi comportamentali guidati dai valori personali del paziente. L’obiettivo è aumentare la flessibilità psicologica, ovvero la capacità di vivere pienamente nel momento presente agendo in coerenza con ciò che è importante.
Le evidenze scientifiche supportano l’uso dell’ACT per disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, dipendenze, dolore cronico e stress lavorativo. È considerata una terapia transdiagnostica perché agisce su processi psicologici comuni a molti disturbi.
La CBT classica punta a modificare il contenuto dei pensieri disfunzionali attraverso ristrutturazione cognitiva. L’ACT non cerca di cambiare i pensieri, ma di modificarne la relazione che il paziente ha con essi: invece di combatterli, impara a osservarli con distanza (defusione) e ad agire comunque verso ciò che conta. Entrambe sono efficaci, ma seguono logiche diverse.
La flessibilità psicologica è la capacità di stare nel momento presente con consapevolezza, di accogliere senza giudizio le proprie esperienze interne (anche dolorose) e di agire in coerenza con i propri valori. È l’obiettivo centrale di ogni percorso ACT e rappresenta un costrutto associato a benessere psicologico e resilienza.
La durata di un percorso ACT è variabile e dipende dal disturbo e dalla complessità del quadro clinico. I protocolli brevi possono prevedere 8-16 sedute, mentre percorsi più strutturati per disturbi cronici o complessi possono durare diversi mesi. La frequenza tipica è settimanale o quindicinale.
No. La mindfulness è una pratica meditativa di consapevolezza che l’ACT integra come uno dei suoi strumenti, ma non è il cuore dell’approccio. L’ACT è un modello psicoterapeutico più ampio che include la mindfulness insieme a defusione, accettazione, lavoro sui valori e azione impegnata.
A-Tjak, J. G. L., Davis, M. L., Morina, N., Powers, M. B., Smits, J. A. J., & Emmelkamp, P. M. G. (2015). A meta-analysis of the efficacy of acceptance and commitment therapy for clinically relevant mental and physical health problems. Psychotherapy and Psychosomatics, 84(1), 30–36. https://doi.org/10.1159/000365764
Hayes, S. C. (2025). Idionomic analysis, a process-based approach, and the ultimate purpose of Acceptance and Commitment Therapy. The Psychiatric Clinics of North America, 48(2), 245–259. https://doi.org/10.1016/j.psc.2025.02.015
Hayes, S. C., Barnes-Holmes, D., & Roche, B. (Eds.). (2001). Relational Frame Theory: A post-Skinnerian account of human language and cognition. Kluwer Academic/Plenum Publishers.
Hayes, S. C., Strosahl, K. D., & Wilson, K. G. (2012). Acceptance and Commitment Therapy: The process and practice of mindful change (2nd ed.). Guilford Press.
Levin, M. E., Hildebrandt, M. J., Lillis, J., & Hayes, S. C. (2012). The impact of treatment components suggested by the psychological flexibility model: A meta-analysis of laboratory-based component studies. Behavior Therapy, 43(4), 741–756. https://doi.org/10.1016/j.beth.2012.05.003
Levin, M. E., Krafft, J., & Twohig, M. P. (2024). An overview of research on Acceptance and Commitment Therapy. The Psychiatric Clinics of North America, 47(2), 419–431. https://doi.org/10.1016/j.psc.2024.02.007
Stockton, D., Kellett, S., Berrios, R., Sirois, F., Wilkinson, N., & Miles, G. (2019). Identifying the underlying mechanisms of change during Acceptance and Commitment Therapy (ACT): A systematic review of contemporary mediation studies. Behavioural and Cognitive Psychotherapy, 47(3), 332–362. https://doi.org/10.1017/S1352465818000553
Twohig, M. P., & Levin, M. E. (2017). Acceptance and Commitment Therapy as a treatment for anxiety and depression: A review. The Psychiatric Clinics of North America, 40(4), 751–770. https://doi.org/10.1016/j.psc.2017.08.009
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