disturbo-ossessivo-compulsivo
Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è un disturbo psichiatrico caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni. Precedentemente inserito nel capitolo dei disturbi d’ansia oggi, con l’aggiornamento del Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali del 2013 (DSM-5), il DOC è stato inserito in una nuova categoria a se statante. Questa nuova categoria comprende non solo il disturbo ossessivo compulsivo ma anche il disturbo da dismorfismo corporeo, il disturbo da accumulo, il disturbo da escoriazione e la tricotillomania.
Il disturbo ossessivo compulsivo è un disturbo psichiatrico caratterizzato dalla presenza sia di pensieri intrusivi (chiamati “ossessioni“) che da comportamenti compulsivi.
Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi intrusivi che generano ansia e sono vissuti come disturbanti e inappropriati e sono definiti “egodistonici” ossia lontani dal concetto di sè.
Per fare un esempio, un’ossessione potrebbe riguardare una persona molto religiosa che avverte pensieri o impulsi blasfemi e che riconosce tali pensieri o impulsi come lontani dal proprio sè. Non appartenenti alla sua personalità nè alla sua storia.
In altri casi le persone affette da un disturbo ossessivo compulsivo possono temere oltremodo lo sporco o i germi, temendo di infettarsi, oppure possono avere paura di non riuscire a controllare i propri impulsi facendo del male a se stessi o agli altri.
Le compulsioni spesso seguono delle regole comportamentali molto precise e sono messe in atto per ‘rispondere’ ad una ossessione, nel tentativo di controllare le emozioni negative legate al pensiero intrusivo. Questi comportamenti possono variare notevolmente da individuo a individuo, ma tendono a essere caratterizzati da rituali ripetitivi che la persona si sente obbligata a eseguire.
Per esempio, una persona con un’ossessione per la contaminazione potrebbe lavarsi le mani ripetutamente o pulire in modo eccessivo. Un’altra, ossessionata dal dubbio di aver lasciato la porta di casa aperta, potrebbe sentire la necessità di controllarla più volte. Questi rituali vengono spesso eseguiti secondo schemi rigidi e possono occupare molto tempo, provocando significativi disagi nella vita quotidiana.
Anche se le compulsioni forniscono un temporaneo sollievo dall’ansia causata dalle ossessioni, spesso si rivelano controproducenti, incrementando l’ansia a lungo termine e rafforzando il ciclo ossessivo-compulsivo. Infatti il disturbo ossessivo compulsivo risulta essere una delle patologie psichiatriche più invalidanti in quanto riduce notevolmente la qualità di vita di chi ne è affetto.
Il disturbo ossessivo compulsivo colpisce, nell’arco della vita, circa il 2-3% della popolazione (Stein et al., 2019). In genere il 90% di chi soffre di DOC presenta sia ossessioni che compulsioni. Percentuale che sale al 98% se si considerano come rituali compulsivi veri e propri anche il contare e le compulsioni mentali. E’ comunque possibile osservare persone che sviluppano solamente ossessioni e altre solamente compulsioni.
Il disturbo ossessivo compulsivo esordisce, frequentemente, in età adolescenziale. Si è però osservato negli ultimi anni un aumento di casi di DOC in bambini con sintomi simili a quelli degli adulti. In genere l’esordio del disturbo ossessivo compulsivo nei bambini o adolescenti è più comune nei maschi e spesso è associato ad una maggiore gravità dei sintomi (Nazeer et al., 2020).
Spesso inoltre chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo soffre di altri disturbi psichiatrici. Il DOC è infatti spesso associato a disturbi come il disturbo d’ansia generalizzata, il disturbo da attacchi di panico o la depressione maggiore.
Le cause che portano a sviluppare un disturbo ossessivo compulsivo sono varie e non ancora pienamente comprese. Infatti, come per molti disturbi psichiatrici, non è possibile attribuire ad un solo fattore lo sviluppo di un DOC.
Le ipotesi relative alle possibile cause si dividono in due grandi gruppi: le cause psicologiche e quelle biologiche e genetiche. E’ plausibile quindi che ci siano fattori biologici predisponenti e aspetti psicologici e ambientali che favoriscono la comparsa del disturbo. I recenti sviluppi della biologia genetica mostrano infatti come ambiente ed espressione genica siano fattori interdipendenti e quindi non è possibile rifarsi ad una singola causa.
Sono due le teorie che ipotizzano cause psicologiche nello sviluppo di un disturbo ossessivo compulsivo. La prima, di tipo comportamentale, fa riferimento al concetto di “condizionamento classico” di Pavlol, la seconda è invece più di natura cognitiva.
Secondo l’ipotesi che si rifà al condizionamento classico è possibile che uno stimolo emotivamente neutro (come toccare il pomello di una porta) può, anche solo per casualità, associarsi alla paura di ammalarsi. Una volta instauratasi questa associazione, l’individuo può accorgersi che l’ansia, derivante dal toccare il pomello, può ridursi lavandosi le mani. Il perdurare di questi comportamenti porterebbe ad un rinforzo dell’associazione che determinerebbe lo sviluppo del disturbo ossessivo compulsivo.
Un’altra teoria, di natura cognitiva, ipotizza che la causa dei pensieri ossessivi sia legata al modo con cui alcune persone si relazionano con i propri pensieri. Nello specifico questi soggetti farebbero fatica a percepire la differenza tra il pensare ad una cosa e il farla realmente.
Sarebbero quindi soggetti portati a crede, ad esempio, che pensare di fare del male a qualcuno sia moralmente deplorevole quanto farlo per davvero. Questo errore cognitivo definito fusione-pensiero-azione (Berle & Starcevic, 2005) sarebbe, secondo questa teoria, una delle principali cause del disturbo ossessivo compulsivo.
Oltre a cause di natura psicologica ci sono diverse cause biologiche. Gli studi eseguiti sui gemelli omozigoti ed eterozigoti hanno evidenziato come una delle cause del disturbo ossessivo compulsivo sia la predisposizione genetica (Bokor & Anderson, 2014).
Ci sarebbe quindi persone che geneticamente sono più predisposte a sviluppare il DOC rispetto ad altre. Studi condotti su famiglie di pazienti con disturbo ossessivo compulsivo hanno dimostrato che i familiari hanno un rischio di sviluppare il disturbo dalle 3 alle 12 volte superiore rispetto alla popolazione generale (Goodman et al., 2021).
Studi approfonditi sui neurotrasmettitori hanno ampiamente dimostrato, inoltre, che uno dei neurotrasmettitori maggiormente implicati nel disturbo ossessivo compulsivo è la serotonina. Infatti gli antidepressivi, tra cui la clomipramina e alcuni SSRI in particolare (Pittenger & Bloch, 2014), si dimostrano efficaci nella cura del disturbo ossessivo compulsivo (Skapinakis et al., 2024).
I sintomi principali di un disturbo ossessivo compulsivo, come abbiamo appena visto, si dividono quindi in due grandi categorie. Le ossessioni e le compulsioni.
In generale i sintomi compulsivi sono rituali ripetitivi che si strutturano intorno a rigide regole che non possono essere infrante. L’infrazione anche minima di una di queste regole porta, in genere, allo scoppio di una crisi e obbligano il soggetto a ripetere nuovamente il rituale compulsivo.
Chi soffre di DOC spesso descrive la propria esperienza come una prigione mentale. La persona è consapevole che i propri pensieri sono irrazionali, eppure non riesce a liberarsene. Il ragionamento ossessivo funziona secondo una logica particolare: il paziente attribuisce ai propri pensieri un potere eccessivo, come se pensare qualcosa equivalesse a farla o a desiderarla.
Questo meccanismo, noto come fusione pensiero-azione, genera un circolo vizioso: il pensiero intrusivo produce ansia, l’ansia alimenta la compulsione, e la compulsione rinforza il pensiero. La vita quotidiana ne risulta profondamente compromessa: le relazioni si impoveriscono, il lavoro diventa difficile e anche le attività più semplici possono richiedere tempi lunghissimi.
Riconoscere il DOC non è sempre immediato, perché chi ne soffre tende spesso a nascondere i propri rituali per vergogna. Alcuni segnali possono aiutare a identificare il disturbo:
Se questi segnali sono presenti in modo persistente e interferiscono con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a uno specialista per una valutazione. La diagnosi precoce è fondamentale per impostare un percorso terapeutico efficace.
Come poter far diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo? Secondo il DSM-5, il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali, per poter fare diagnosi di doc è necessario che l’individuo soddisfi i seguenti criteri:
A. Presenza di ossessioni, compulsioni o entrambe:
Le ossessioni possono essere caratterizzate da:
Le compulsioni sono caratterizzate da:
B. Le ossessioni o compulsioni richiedono molto tempo (es., più di un’ora al giorno) o causano significativo disagio o compromissione in aree importanti del funzionamento (sociale, lavorativo, ecc.).
C. I sintomi ossessivo-compulsivi non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza (es., droga, farmaco) o a una condizione medica.
D. Il disturbo non è meglio spiegato dai sintomi di un altro disturbo mentale.
Uno degli interventi psicologici più efficaci nella cura del disturbo ossessivo compulsivo è l’Esposizione con Prevenzione della Risposta (E/RP). Questo approccio, supportato da solide evidenze (Ferrão et al., 2024), prevede l’esposizione del paziente a stimoli potenzialmente ansiogeni.
Una volta esposto il paziente, si evita che questi metta in atto i comportamenti compulsivi, lasciando che l’ansia si plachi naturalmente. Questa tipologia di trattamento, nonostante abbia mostrato ottimi risultati, risulta molto stressante ed evidenzia alti tassi di abbandono.
A partire da questi trattamenti ad orientamento comportamentale si sono sviluppate le cosiddette terapie comportamentali di terza generazione, tra cui l’Acceptance and Commitment Therapy che, sempre orientate dai principi del comportamentismo, utilizzano modalità metacognitive per gestire in modo più funzionale le emozioni.
Anche gli approcci psicoterapeutici cognitivo-comportamentali classici si sono dimostrati efficaci nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo.
Le cure farmacologiche di elezione per il disturbo ossessivo compulsivo sono quelle che hanno effetti sul sistema serotoninergico. In particolare molti SSRI hanno dimostrato di essere efficaci nel trattamento del DOC, riducendo i sintomi in modo significativo, migliorando il tono dell’umore e riducendo l’ansia.
E’ comunque importante sottolineare che, nella cura di questi disturbi, la terapia farmacologica può essere diversa tra individuo ed individuo, sia per la scelta del farmaco che per la posologia. Per queste ragioni è sempre importante affidarsi al proprio medico psichiatra per una corretta cura farmacologica che tenga conto delle variabili individuali del soggetto. Nei casi resistenti ai trattamenti di prima linea, la ricerca sta esplorando anche l’efficacia di farmaci glutammatergici (Marazziti et al., 2025).
Le linee guida internazionali raccomandano un trattamento a lungo termine per prevenire le ricadute (Greist et al., 2003). La gravità e l’intensità dei sintomi del disturbo possono infatti variare da individuo ad individuo e suggerire percorsi terapeutici differenziati.
Informazioni per il ricovero
In questa pagina trovi tutte le informazioni utili su come funziona il ricovero presso il nostro ospedale, le modalità di accesso e i contatti.
Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi intrusivi e ricorrenti che la persona vive come disturbanti e involontari. Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi o atti mentali che la persona si sente obbligata a compiere in risposta a un’ossessione, nel tentativo di ridurre l’ansia o prevenire un evento temuto.
I segnali principali sono la presenza di pensieri intrusivi e ricorrenti che causano ansia e di comportamenti ripetitivi (rituali) che la persona sente di dover compiere per ridurre il disagio. Se questi fenomeni occupano oltre un’ora al giorno e interferiscono con la vita quotidiana, è consigliabile rivolgersi a uno specialista.
Il DOC è un disturbo trattabile. Le evidenze scientifiche indicano che la psicoterapia, la terapia farmacologica e la loro combinazione possono portare a miglioramenti significativi. Il percorso terapeutico va sempre personalizzato dallo specialista in base alla gravità del quadro clinico e alle caratteristiche individuali del paziente.
La persona con DOC tende ad attribuire ai propri pensieri un significato eccessivo. Ad esempio, può pensare che avere un pensiero aggressivo equivalga a desiderare di agire in modo aggressivo. Questo meccanismo, chiamato fusione pensiero-azione, genera un circolo vizioso di ansia e rituali di neutralizzazione.
La terapia farmacologica del DOC prevede diverse opzioni, tra cui farmaci che agiscono sul sistema serotoninergico. La scelta del farmaco, il dosaggio e la durata del trattamento dipendono dal quadro clinico individuale e devono essere sempre valutati e gestiti da un medico psichiatra.
Il ricovero può essere indicato quando i sintomi sono particolarmente gravi e invalidanti, quando il trattamento ambulatoriale non ha dato risultati sufficienti, o quando è presente un rischio significativo per la persona. Il ricovero in un reparto specializzato consente un trattamento intensivo e un monitoraggio clinico quotidiano.
Berle, D., & Starcevic, V. (2005). Thought-action fusion: review of the literature and future directions. Clinical Psychology Review, 25(3), 263–284. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2004.12.001
Bokor, G., & Anderson, P. D. (2014). Obsessive-compulsive disorder. Journal of Pharmacy Practice, 27(2), 116–130. https://doi.org/10.1177/0897190014521996
Goodman, W. K., Storch, E. A., & Sheth, S. A. (2021). Harmonizing the neurobiology and treatment of obsessive-compulsive disorder. American Journal of Psychiatry, 178(1), 17–29. https://doi.org/10.1176/appi.ajp.2020.20111601
Greist, J. H., Bandelow, B., Hollander, E., Marazziti, D., Montgomery, S. A., Nutt, D. J., … & Zohar, J. (2003). WCA Recommendations for the long-term treatment of obsessive-compulsive disorder in adults. CNS Spectrums, 8(S1), 7–16. https://doi.org/10.1017/S1092852900006908
Nazeer, A., Latif, F., Mondal, A., Azeem, M. W., & Greydanus, D. E. (2020). Obsessive-compulsive disorder in children and adolescents: epidemiology, diagnosis and management. Translational Pediatrics, 9(Suppl 1), S76–S93. https://doi.org/10.21037/TP.2019.10.02
Pittenger, C., & Bloch, M. H. (2014). Pharmacological treatment of obsessive-compulsive disorder. Psychiatric Clinics of North America, 37(3), 375–391. https://doi.org/10.1016/j.psc.2014.05.006
Stein, D. J., Costa, D. L. C., Lochner, C., Miguel, E. C., Reddy, Y. C. J., Shavitt, R. G., … & Simpson, H. B. (2019). Obsessive-compulsive disorder. Nature Reviews Disease Primers, 5(1), 52. https://doi.org/10.1038/s41572-019-0102-3
Ferrão, Y. A., Lopes, A. C., Batistuzzo, M. C., Shavitt, R. G., & Miguel, E. C. (2024). An evaluation of treatment response and remission definitions in adult obsessive-compulsive disorder. Journal of Psychiatric Research, 174, 293–301. https://doi.org/10.1016/j.jpsychires.2024.03.044
Skapinakis, P., Caldwell, D. M., Hollingworth, W., Bryden, P., Fineberg, N. A., Salkovskis, P., … & Lewis, G. (2024). Pharmacotherapy for obsessive-compulsive disorder: a systematic review and meta-analysis. BMJ Mental Health, 27(1). https://doi.org/10.1136/bmjment-2023-300951
Marazziti, D., Mucci, F., Avella, M. T., Dell’Osso, L., & Baroni, S. (2025). Glutamatergic Medications for Obsessive-Compulsive and Related Disorders: A Systematic Review and Meta-Analysis. JAMA Network Open, 8(1). https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2024.52963
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