Il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente (DMDD) è un disturbo psichico che troviamo nei bambini e negli adolescenti ed è caratterizzato da un umore persistente arrabbiato o irritabile. È inoltre caratteristica del disturbo la frequenza di esplosioni di rabbia che sono sproporzionate rispetto alla situazione vissuta. Inoltre queste manifestazioni sono significativamente più gravi rispetto alle reazioni dei coetanei. Il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente compare per la prima volta nel DSM-5 (Rao, 2014) e rientra all’interno dei disturbi dell’umore in particolare i disturbi depressivi. Infatti i bambini che soffrono di questo disturbo sono ad alto rischio, in età adulta, di sviluppare disturbi d’ansia e depressivi (Bruno et al., 2019).
Studi epidemiologici recenti stimano una prevalenza del DMDD intorno al 3,3% nella popolazione generale infantile e al 21,9% nei campioni clinici (Coldevin et al., 2023), confermando l’importanza di questa diagnosi nella pratica della neuropsichiatria infantile.
Il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente è ufficialmente una diagnosi psichiatrica a partire dal DSM-5 pubblicato nel 2013, e i criteri sono stati mantenuti nella versione corrente del manuale, il DSM-5-TR del 2022 (APA, 2022). È un disturbo che interessa la neuropsichiatria infantile e che può essere diagnosticato in bambini e adolescenti.
È caratterizzato da due principali manifestazioni psicopatologiche che sono, umore irritabile persistente e forti crisi di rabbia (almeno 3 a settimana) che devono essere presenti da almeno un anno. A molti bambini capita di avere occasionalmente dei momenti di rabbia; i bambini che soffrono di DMDD hanno delle crisi di collera che sono qualitativamente e quantitativamente spoporzionate rispetto alla situazione e all’età.
La presenza di un disturbo da disregolazione dell’umore dirompente deve essere attentamente valutata per distinguerla da altre manifestazioni psicopatologiche come il disturbo bipolare nel bambino. Negli ultimi anni del ventesimo secolo infatti, manifestazioni di umore particolarmente irritabile e prolungato nel tempo venivano diagnosticati come disturbi bipolari.
Non era infatti presente, nel DSM-IV-TR una diagnosi specifica che descrivesse la grave e duratura irritabilità del disturbo da disregolazione dell’umore dirompente.
Con l’uscita del DSM-5 il termine disturbo bipolare è esplicitamente riservato per episodiche manifestazioni di sintomi bipolari. L’introduzione di questa nuova categoria, il DMDD (Baweja et al., 2016), consente di distinguere queste due categorie nosologiche e fare una diagnosi accurata.
Con la pubblicazione del DSM-5-TR nel 2022, i criteri diagnostici del DMDD sono stati confermati senza modifiche sostanziali rispetto al DSM-5, consolidando la validità di questa categoria diagnostica. Una recente meta-analisi (Zhang et al., 2024) ha inoltre dimostrato che sia gli interventi farmacologici che quelli psicosociali producono miglioramenti statisticamente significativi nei sintomi di irritabilità.
Molti genitori di bambini con DMDD riportano che i primi sintomi di questo disturbo si sono manifestati prima dell’età scolare. I sintomi principali del disturbo da disregolazione dell’umore dirompente sono
Questi scoppi d’ira possono manifestarsi attraverso aggressività verbale o comportamentale. Questi bambini possono manifestare il loro disagio attraverso pianti, urli o grida per un eccessivo periodo di tempo oppure possono tirare oggetti, morderli o distruggerli.
I bambini con DMDD mostrano anche una persistente irritabilità che è osservabile dall’esterno. Genitori, insegnanti e compagni di classe descrivono questi bambini come: sempre arrabbiati, permalosi, burberi e scatenati.
L’irritabilità che si osserva in bambini con disturbo da disregolazione dell’umore dirompente è una condizione generale e non è collegata a particolari situazioni o eventi. L’irritabilità o la rabbia sono gravi e sono presenti nella maggior parte dei giorni, in situazioni diverse, per almeno uno o più anni.
Il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente è stato inserito per la prima volta nel DSM-5 del 2013 e i suoi criteri sono stati confermati senza modifiche nella versione corrente del manuale, il DSM-5-TR. Il manuale evidenzia i seguenti criteri diagnostici necessari per poter fare diagnosi di DMDD:
Il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente non può essere diagnosticato in comorbilità con il disturbo oppositivo provocatorio, il disturbo esplosivo intermittente o il disturbo bipolare.
Le cause del DMDD sono ancora sconosciute. I bambini che soffrono di disturbo da disregolazione dell’umore dirompente mostrano difficoltà nell’elaborare e gestire gli stimoli emotivi negativi (Meyers et al., 2017) e le esperienze sociali nella vita di tutti i giorni.
Per esempio, alcuni studi hanno mostrato bambini con DMDD con problemi nell’interpretare i segnali sociali e le espressioni emotive degli altri. Questi bambini tendono a giudicare male la manifestazione emotiva negativa degli altri, come i sentimenti di tristezza, paura e rabbia.
Attraverso la risonanza magnetica alcuni studi hanno suggerito che, associato a questi problemi di interpretazione, ci sia una scarsa attivazione dell’amigdala, l’area del cervello che gioca un ruolo fondamentale nell’interpretazione e nell’espressione delle emozioni.
Deficit nell’interpretazione dei segnali sociali potrebbe predisporre il bambino a rispondere con rabbia o aggressività anche per semplici provocazioni.
I bambini con disturbo da disregolazione dell’umore dirompente possono anche avere difficoltà a gestire le emozioni negative una volta che sono elicitate. Per studiare questo problema di regolazione emotiva, i ricercatori hanno chiesto ai bambini con DMDD di giocare a giochi del computer che erano truccati in modo da farli perdere.
Mentre giocavano, i bambini con DMDD mostravano maggiore agitazione e un’attivazione emotiva negativa, rispetto ai coetanei a sviluppo tipico. Inoltre, i bambini con DMDD mostravano una maggiore attività nel circonvoluzione frontale media e nella corteccia cingolata anteriore, rispetto agli altri bambini.
Queste regioni del cervello sono importanti perchè sono coinvolte nella valutazione e nel processamento delle emozioni negative. Monitorano il proprio stato emotivo e selezionano una risposta efficace quando si è attivati, arrabbiati o frustrati. Queste scoperte suggeriscono che i bambini con disturbo da disregolazione dell’umore dirompente siano più fortemente influenzati dagli eventi negativi rispetto agli altri.
Le evidenze legate alla cura del DMDD con farmaci sono ancora deboli (Gupta & Gupta, 2022), e in genere la terapia è determinata dalla tipologia di sintomi che un bambino con DMDD presenta. Alcuni psichiatri, siccome il litio è un farmaco efficace nel trattamento del disturbo bipolare, hanno pensato di utilizzarlo per la cura del DMDD anche se non ha mostrato di essere migliore del placebo nella gestione dei sintomi del disturbo da disregolazione dell’umore dirompente.
In genere comunque la cura farmacologica, qualora lo ritenga indispensabile, viene modulata in base ai sintomi evidenziati da ogni singolo paziente.
Quando il DMDD si presenta da solo (non in comorbilità con altri disturbi dello sviluppo), i farmaci antidepressivi sono talvolta utilizzati per la cura dell’irritabilità e della tristezza. Per quelli che presentano gravi scatti di rabbia e aggressività, a volte viene consigliata la cura con un antipsicotico atipico, come il risperidone (Hendrickson et al., 2020).
Entrambe queste tipologie di farmaci, antidepressivi e antipsicotici, hanno comunque importanti effetti collaterali nei bambini. Quando invece il DMDD si trova in comorbilità con l’ADHD, a volte sono utilizzati farmaci stimolanti per ridurre i sintomi dell’impulsività
Importanti interventi a livello psicosociale sono stati proposti per aiutare i bambini con irritabilità cronica e scatti d’ira. Siccome molti bambini con DMDD mostrano anche sintomi dell’ADHD e del disturbo oppositivo provocatorio, qualcuno ha suggerito di trattarli usando la tecnica de “la gestione delle contingenze”. La gestione delle contingenze è un tipo di intervento psicosociale che coinvolge genitori e insegnanti ed è volto a rinforzare i comportamenti appropriati del bambino ed estinguere quelli inappropriati (i bambini vengono ignorati quando emettono comportamenti negativi o messi in castigo). Nonostante la gestione delle contingenze possa aiutare nella gestione dei sintomi dell’ADHD e del disturbo oppositivo provocatorio, non sembra essere particolarmente efficace nel ridurre i sintomi caratteristici del disturbo da disregolazione dell’umore dirompente (irritabilità e rabbia).
Recenti studi clinici hanno mostrato risultati promettenti per la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) applicata al DMDD. Un trial randomizzato controllato (Soleimani-Rad et al., 2025) ha dimostrato l’efficacia della CBT nel ridurre l’irritabilità e gli scoppi di rabbia nei bambini con DMDD, suggerendo che gli interventi psicoterapeutici strutturati possano rappresentare un’opzione di prima linea.
Anche per l’impossibilità, ad oggi, di avere una cura standard efficace nel disturbo da disregolazione dell’umore dirompente è necessario procedere a percorsi altamente personalizzati che prendano in cura il bambino affetto da DMDD.
Presso il poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia è presente il servizio ambulatoriale di neuropsichiatria infantile che si occupa di tutte le problematiche che possono interessare l’età dello sviluppo. Il servizio di neuropsichiatria infantile presso il poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia è formato da diversi professionisti. Oltre alla medico specialista in neuropsichiatria infantile, lavorano presso il servizio psicologi dell’età evolutiva, psicomotricisti, tecnici della riabilitazione psichiatrica e logopedisti.
Per maggiori informazioni è possibile contattare la segreteria del poliambulatorio oppure leggere la pagina del servizio di neuropsichiatria infantile.
Neuropsichiatria infantile
Presso il poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia è attivo un servizio ambulatoriale di neuropsichiatria infantile.
Il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente (DMDD) è una condizione psichiatrica dell’infanzia e dell’adolescenza caratterizzata da un umore persistentemente irritabile o arrabbiato e da frequenti esplosioni di rabbia sproporzionate rispetto alla situazione, con una frequenza di almeno tre episodi a settimana per almeno dodici mesi. È stato introdotto come diagnosi autonoma nel DSM-5 del 2013 e i criteri sono stati confermati nel DSM-5-TR del 2022 (APA, 2022).
La differenza principale è nel pattern temporale dei sintomi. Nel disturbo bipolare gli episodi di alterazione dell’umore (maniacali o ipomaniacali) sono distinti, hanno un inizio e una fine, con fasi di umore normale intermedie. Nel DMDD l’irritabilità è invece persistente e cronica, non episodica. L’introduzione del DMDD nel DSM-5 è servita proprio a distinguere le due condizioni, riducendo il rischio di diagnosi errate di disturbo bipolare in età pediatrica (Baweja et al., 2016).
Secondo il DSM-5-TR, la diagnosi di DMDD può essere formulata in bambini tra i 6 e i 18 anni, ma i sintomi devono essere presenti prima dei 10 anni. La diagnosi non si applica ai bambini al di sotto dei 6 anni né agli adulti. L’esordio nell’infanzia è uno dei criteri diagnostici centrali.
Il trattamento del DMDD è multimodale e include interventi psicoterapeutici (in particolare la terapia cognitivo-comportamentale e il parent training) e, nei casi più severi, interventi farmacologici. Una meta-analisi recente ha mostrato che sia gli interventi farmacologici sia quelli psicosociali producono miglioramenti statisticamente significativi sull’irritabilità e sulle esplosioni di rabbia (Zhang et al., 2024). Il trattamento richiede una valutazione specialistica in neuropsichiatria infantile.
Non necessariamente. Gli studi longitudinali indicano che i bambini con DMDD hanno un rischio aumentato, in età adulta, di sviluppare disturbi depressivi e disturbi d’ansia piuttosto che disturbo bipolare (Bruno et al., 2019). La traiettoria evolutiva dipende molto dalla tempestività dell’intervento, dalla presenza di comorbilità e dal contesto familiare e scolastico.
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