Disturbi dell'umore

DISTIMIA O DISTURBO DEPRESSIVO PERSISTENTE, DIAGNOSI SINTOMI E CURA

La distimia, detta anche disturbo distimico o disturbo depressivo persistente, è un disturbo dell’umore che si presenta con umore deflesso, per lungo tempo, con andamento cronico. Rispetto alla depressione maggiore, la distimia si contraddistingue per sintomi meno intensi ma prolungati nel tempo. Per poter fare diagnosi secondo il DSM-5-TR (APA, 2022) di disturbo depressivo persistente infatti i sintomi devono essere presenti da almeno due anni (un anno in bambini e adolescenti). Nei bambini e adolescenti, il DSM-5-TR prevede anche il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente, caratterizzato invece da irritabilità cronica e scoppi di rabbia. La cura della distimia prevede l’utilizzo di farmaci, la psicoterapia o l’insieme di questi due trattamenti.

Distimia o disturbo depressivo persistente

La distimia, definita nel DSM-5-TR con il termine disturbo depressivo persistente, è un disturbo dell’umore che rientra all’interno dei disturbi depressivi. La distimia è un disturbo caratterizzato da deflessione cronica del tono dell’umore ma, a differenza della depressione maggiore, si caratterizza per una minore intensità dei sintomi.

La distimia è un disturbo è relativamente frequente. Si stima infatti che la prevalenza del disturbo depressivo persistente nell’arco della vita sia tra il 2,5% e il 6% (Kessler et al, 2005). Spesso la distimia esordisce in adolescenza, prima dei 21 anni di età, e colpisce maggiormente le donne rispetto agli uomini. (Klein et al, 2003).

Distimia e comorbilità

La distimia è probabilmente il disturbo maggiormente osservato in ambito clinico psichiatrico. Si stima infatti che tra il 22% e il 36% dei pazienti che afferiscono ai servizi psichiatrici ambulatoriali soddisfino anche i criteri per il disturbo distimico.

La distimia può presentarsi da sola anche se spesso si osserva in comorbilità con altri disturbi psichiatrici. Nello specifico non è infrequente osservare un disturbo distimico in pazienti che presentano anche:

Distimia sintomi e caratteristiche

La caratteristica essenziale della distimia è l’umore cronicamente depresso per la maggior parte del giorno, per la maggior parte dei giorni, per un periodo di tempo prolungato (almeno due anni).

L’esordio del disturbo è spesso insidioso, rendendolo difficile da diagnosticare dati i sintomi che sono meno eclatanti e pesanti rispetto alla depressione maggiore.

La minor intensità e pervasività dei sintomi porta inoltre spesso ad una sottostima dei reali tassi di prevalenza della distimia.

Molti pazienti infatti non riconoscono il loro umore cronicamente deflesso come un disturbo, lo valutano più spesso come una caratteristica di personalità, che li accompagna dall’adolescenza, e che non richiede un intervento specialistico.

La distimia si può presentare con un’ampia gamma di sintomi depressivi, tra cui:

  • sintomi cognitivi (es. bassa autostima, sensazione di mancanza di speranza),
  • affettivi (umore depreesso),
  • motivazionali (perdita di interesse, ritiro sociale).

Distimia esordio

L’esordio della distimia avviene a qualunque età, può insorgere dall’infanzia all’età geriatrica, anche se spesso avviene nella prima età adulta. L’età di insorgenza del disturbo, diversa da paziente a paziente, spesso identifica cause e pattern di sviluppo differenti.

Ad esempio, l’esordio della distimia in adolescenza o nell’infanzia è spesso correlato ad una familiarità per disturbi dell’umore, a maggiori avversità nell’infanzia (ad esempio abusi o abbandoni), e a una maggiore probabilità di sviluppare altri disturbi psichiatrici di Asse I e Asse II.

In particolare l’esordio precoce del disturbo depressivo persistente è spesso correlato a disturbi di Cluster B e Cluster C.

La distimia con esordio in tarda età invece sembra essere maggiormente correlata a lutti, separazioni e all’insorgenza di numerosi problemi di salute. Per maggiori informazioni è possibile leggere il nostro articolo sulla depressione nell’anziano.

La depressione doppia

C’è comunque una stretta correlazione tra depressione maggiore e distimia. Infatti persone con disturbo depressivo persistente possono andare incontro, nel corso del tempo, ad un peggioramento del quadro psicopatologico, incontrando così i criteri del disturbo depressivo maggiore. In questi casi si parla di depressione doppia (Keller e Shapiro, 1982).

La depressione doppia non è un disturbo specifico del DSM-5-TR e non è quindi considerata una patologia a sé stante. Il DSM-5-TR invita, in questi casi, ad utilizzare entrambe le diagnosi (distimia e depressione maggiore) come disturbi in comorbilità.

Nonostante questa distinzioni alcuni autori ipotizzano che, nei casi di depressione doppia, questi quadri rappresentino non tanto due disturbi differenti in comorbilità quanto piuttosto due fasi dello stesso quadro sindromico (Klein & Santiago, 2003).

Distimia, diagnosi e DSM-5-TR

Nel DSM-5-TR la distimia viene definita precisamente con il termine disturbo depressivo persistente. Questa diagnosi rappresenta il consolidamento di quello che nel DSM-IV era definito disturbo maggiore cronico.

I criteri per la diagnosi di disturbo depressivo persistente prevedono la presenza di umore depresso per almeno due anni (nei bambini e adolescenti il criterio cambia ed è sufficiente un anno).

Per poter fare diagnosi inoltre il DSM-5-TR richiede la presenza di almeno due dei seguenti sintomi:

  1. Scarso o aumentato appetito
  2. Insonnia o ipersonnia
  3. Scarsa energia o eccessiva faticabilità
  4. Scarsa autostima
  5. Scarsa concentrazione o difficoltà a prendere decisioni
  6. Sentimento di mancanza di speranza

Rispetto al DSM-5 (2013), il DSM-5-TR ha apportato alcune modifiche significative al disturbo depressivo persistente. È stato eliminato il criterio di esclusione che impediva la diagnosi di PDD in presenza di un episodio depressivo maggiore concomitante: oggi le due condizioni possono coesistere e ricevere entrambe la diagnosi. Sono stati inoltre introdotti nuovi specificatori di decorso che permettono di descrivere meglio il quadro clinico (“con sindrome distimica pura”, “con episodio depressivo maggiore persistente”, “con episodi depressivi maggiori intermittenti, episodio attuale”, “con episodi depressivi maggiori intermittenti, senza episodio attuale”). Queste modifiche riflettono il riconoscimento che, nella pratica clinica, le forme croniche e gli episodi acuti di depressione si sovrappongono frequentemente (APA, 2022).

Distimia farmaci e cura

La distimia è un disturbo cronico e per tanto richiede cure a lungo termine. Come altri disturbi dello spettro depressivo, anche la distimia è caratterizzata da alterazioni dei circuiti della serotonina e della noradrenalina. (Bellino et al., 2000).

Tra i farmaci più utilizzati nel trattamento della distimia troviamo quindi gli antidepressivi in particolare gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) e SNRI (inibitori selettivi della ricaptazione della norepinefrina). Anche se la scelta del farmaco corretto è variabile ed è necessaria la prescrizione di un medico specialista in psichiatria.

Psicoterapia per la distimia

In aggiunta alla terapia farmacologica, nella cura della distimia è possibile affiancare un percorso di psicoterapia. Le linee guida del NICE (il British National Institute for Health and Care Excellence) suggeriscono, ad esempio, interventi psicologici mirati in aggiunta al trattamento farmacologico, per quei pazienti che presentano sintomi residuali o che sono a rischio di ricaduta (NICE, 2011).

Infine una recente review (Jobst et al., 2016) ,condotta sui trattamenti per disturbo depressivo persistente, conclude sostenendo l’importanza di modulare il trattamento (psicofarmacologico, psicoterapeutico e riabilitativo) in base alle caratteristiche specifiche di ciascun paziente.

Il miglior trattamento per la distimia risulta infatti quello per cui la cura viene modulata, nel corso del tempo, in base ai sintomi manifestati e ai bisogni via via intervenienti di ciascun singolo paziente. Per questo è opportuno farsi seguire dal proprio medico di fiducia, evitando soluzioni fai-da-te.

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Domande frequenti sulla distimia

Qual è la differenza tra distimia e depressione maggiore?

La differenza principale è nella durata e nell’intensità. Il disturbo depressivo maggiore prevede episodi di intensità elevata e durata di almeno due settimane, separati da periodi di remissione. La distimia (disturbo depressivo persistente) è invece caratterizzata da sintomi depressivi di intensità più lieve ma cronici, presenti per la maggior parte del tempo per almeno due anni negli adulti (un anno nei bambini e adolescenti) secondo il DSM-5-TR.

Cos’è la “depressione doppia”?

Con il termine “depressione doppia” si indica la coesistenza nello stesso paziente di una distimia di base e di un episodio di depressione maggiore sovrapposto. Non è una diagnosi autonoma nel DSM-5-TR: il manuale invita in questi casi a utilizzare entrambe le diagnosi (distimia e disturbo depressivo maggiore) come disturbi in comorbilità.

La distimia si può curare?

Sì. Il trattamento di prima linea combina farmacoterapia (antidepressivi SSRI) e psicoterapia. La terapia cognitivo-comportamentale e la psicoterapia interpersonale hanno mostrato efficacia significativa nel trattamento della distimia. Le linee guida internazionali raccomandano un approccio integrato e individualizzato, con particolare attenzione ai casi che presentano sintomi residuali o rischio di ricaduta.

A che età può comparire la distimia?

La distimia ha tipicamente un esordio precoce, spesso nell’adolescenza o nella prima età adulta, anche se può comparire a qualsiasi età. L’esordio precoce (prima dei 21 anni) è associato a un decorso più severo e a un rischio più elevato di sviluppare in seguito episodi di depressione maggiore.

Distimia e ansia possono coesistere?

Sì. La distimia presenta elevati tassi di comorbilità con i disturbi d’ansia, in particolare il disturbo d’ansia generalizzata. La compresenza di distimia e ansia tende a complicare il quadro clinico e a richiedere un trattamento integrato che agisca su entrambe le componenti, sia sul piano psicoterapeutico sia su quello farmacologico.

Bibliografia

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Autore

Ospedale Maria Luigia

Paolo Artoni è Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica presso l'Ospedale Maria Luigia. Si occupa di riabilitazione psichiatrica nei disturbi alimentari e in psicogeriatria. È autore di pubblicazioni scientifiche su journal internazionali peer-reviewed.

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