RICOVERO PER ALCOLISMO ALL’OSPEDALE MARIA LUIGIA

Il ricovero per alcolismo è uno dei passaggi fondamentali nel percorso di cura della dipendenza da alcol, quando il quadro clinico è compromesso e i trattamenti ambulatoriali non risultano sufficienti. L’Ospedale Maria Luigia, ospedale privato accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, ha un reparto specializzato nella cura delle dipendenze patologiche in cui è attivo un percorso di ricovero riabilitativo dedicato ai pazienti con abuso o dipendenza da alcol. Il reparto è sotto la responsabilità della dott.ssa Paola Bizzi, neurologo e psichiatra, e propone un programma terapeutico multidisciplinare che integra disintossicazione, monitoraggio medico-internistico, lavoro psicoterapeutico individuale e di gruppo e riabilitazione motivazionale. In questo articolo vediamo quando il ricovero è indicato, come si svolge, quali sono le fasi terapeutiche e le modalità di accesso.

L’alcolismo è una malattia

L’alcolismo è una malattia cronica, recidivante e ingravescente. Il DSM-5-TR lo classifica come disturbo da uso di alcol (Alcohol Use Disorder, AUD), una condizione caratterizzata da perdita di controllo sull’assunzione, craving, tolleranza e sintomi astinenziali (APA, 2022). Troppo spesso sottovalutato, l’abuso di alcol rappresenta una delle patologie da dipendenza più gravi e difficili da trattare, con un carico globale di malattia confrontabile a quello dei principali disturbi cronici (GBD 2016 Alcohol Collaborators, 2018).

Presso l’Ospedale Maria Luigia, ospedale privato accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, è attivo da anni un reparto dedicato al trattamento per pazienti con abuso o dipendenza da alcol. Il reparto è diretto dalla dott.ssa Paola Bizzi, neurologo, psichiatra e responsabile medico del percorso di riabilitazione alcologica. “L’alcolismo è una malattia grave, purtroppo ancora molto sottovalutata da pazienti e familiari. La grande diffusione dell’alcol come prodotto di consumo rende molto complesso per pazienti abusatori o dipendenti da alcol diventare consapevoli della loro grave condizione clinica”.

Quando è indicato il ricovero per alcolismo

La decisione di avviare un ricovero per alcolismo non si basa su un singolo parametro, ma su una valutazione clinica complessiva che tiene conto della gravità della dipendenza, delle condizioni medico-internistiche, della risposta ai trattamenti già effettuati e del contesto di vita della persona. Le situazioni cliniche che tipicamente conducono a questo livello di cura sono:

  • fallimento dei percorsi ambulatoriali e dei trattamenti territoriali;
  • dipendenza grave con craving incontrollabile e incapacità di interrompere l’assunzione di alcol nel contesto di vita ordinaria;
  • rischio elevato di sindrome d’astinenza complicata, che richiede un monitoraggio medico continuativo;
  • complicanze medico-internistiche legate all’abuso cronico (epatiche, pancreatiche, neurologiche, cardiovascolari);
  • presenza di una doppia diagnosi, con disturbi psichiatrici associati come disturbi dell’umore, disturbi d’ansia o disturbi di personalità;
  • contesto familiare o sociale che non consente di interrompere il pattern di assunzione.

“Molti pazienti” commenta la dott.ssa Bizzi “all’ingresso in ospedale non sono consapevoli che la loro dipendenza è una malattia, curabile solamente attraverso l’astinenza. Molto spesso il primo passo del trattamento si concentra su questo, sul prendere consapevolezza della gravità del problema”. Per uscire dall’alcolismo è necessaria una scelta consapevole di astensione totale: “il paziente alcolista deve comprendere che la sua condizione è cronica, come l’ipotiroidismo, il diabete, l’ipertensione. È una patologia che va curata per tutta la vita e la cura è la completa sobrietà”.

Il ricovero per alcolismo all’Ospedale Maria Luigia

Presso l’Ospedale Maria Luigia è possibile effettuare un ricovero per alcolismo in un reparto specialistico dedicato al trattamento delle dipendenze patologiche. L’ospedale accoglie pazienti in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale provenienti da tutte le regioni d’Italia, oltre a pazienti in regime privato. Il percorso di ricovero dura in genere quattro settimane e si articola attorno a tre fasi terapeutiche integrate: valutazione medica e disintossicazione, trattamento intensivo psicoterapeutico e riabilitativo, preparazione alla dimissione e alla continuità di cura territoriale.

Valutazione medica all’ingresso

All’ingresso in reparto il paziente è sottoposto a una serie di esami clinici per la valutazione di eventuali problematiche internistiche correlate all’abuso alcolico: funzionalità epatica, pancreatica, profilo emocromocitometrico, valutazione neurologica, ECG. Dopo la prima visita internistica il paziente è sottoposto a test psicologici per la valutazione personologica e l’individuazione di eventuali disturbi psichiatrici correlati, come disturbi dell’umore o disturbi di personalità. Questa valutazione iniziale consente all’équipe curante di impostare un piano di trattamento personalizzato.

Disintossicazione e sindrome d’astinenza

La prima fase del percorso prevede la disintossicazione da alcol e la gestione della sindrome d’astinenza. L’astinenza alcolica è una condizione potenzialmente severa, con rischio di crisi convulsive e delirium tremens nelle forme più gravi, e richiede un monitoraggio medico continuativo ed eventualmente terapie farmacologiche specifiche. Le linee guida dell’American Psychiatric Association raccomandano un approccio integrato che combini gestione farmacologica della disintossicazione con trattamento psicosociale strutturato, individualizzato sulla base del profilo clinico del paziente (Reus et al., 2018). Questa fase viene seguita attentamente dal personale medico e infermieristico del reparto.

L’équipe multidisciplinare

Il reparto lavora con un’équipe stabile e integrata, composta da:

  • medici psichiatri;
  • medici internisti;
  • psicologi e psicoterapeuti;
  • tecnici della riabilitazione psichiatrica;
  • infermieri;
  • operatori socio-sanitari (OSS).

La continuità di cura tra queste figure è garantita da riunioni cliniche settimanali in cui il piano di trattamento viene aggiornato sulla base dell’evoluzione clinica del singolo paziente.

Il programma di riabilitazione alcologica

Durante il percorso di ricovero, insieme al medico responsabile del caso vengono definiti gli obiettivi terapeutici individuali e il paziente inizia a partecipare alle attività del reparto. Particolare importanza è data alle terapie di gruppo, che secondo la letteratura internazionale risultano uno degli strumenti più efficaci nella cura del paziente alcolista (Connor, Haber & Hall, 2016). Gli obiettivi del percorso sono:

  • aumentare la motivazione al cambiamento;
  • divenire maggiormente consapevoli della propria problematica;
  • trovare nel gruppo un supporto al processo di cambiamento;
  • una migliore gestione delle proprie emozioni.

Nel programma di riabilitazione alcologica attivo presso l’Ospedale Maria Luigia i gruppi sono così suddivisi.

Gruppi psicoeducazionali sugli effetti dell’alcol

Il percorso prevede la partecipazione settimanale a gruppi psicoeducazionali. Scopo dei gruppi è far maturare ai pazienti una maggiore consapevolezza del proprio disturbo e informazioni sui rischi legati all’abuso alcolico, favorendo una maggiore disponibilità al cambiamento. “Molti pazienti” commenta la dott.ssa Bizzi “non sono consapevoli dei gravi danni dell’alcol. Oltre alle frequenti patologie epatiche e alle pancreatiti, l’abuso alcolico causa polineuropatia, demenza alcolica, ipertensione. Non solo, l’alcol aumenta il rischio di contrarre tumori polmonari e neoplasie gastrointestinali”.

Gruppi di psicoterapia

I pazienti partecipano poi a gruppi di psicoterapia specifici. Nei gruppi vengono analizzate le principali strategie di gestione del craving, si potenzia la motivazione al cambiamento e si aiutano i pazienti a prendere contatto con i propri valori, le proprie aspirazioni e i propri desideri. “L’astinenza non è il fine” commenta la dott.ssa Bizzi “ma il mezzo con cui i pazienti possono preservare la loro salute e ricostruire una vita piena di significato”. I gruppi di psicoterapia sono ispirati all’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), un approccio psicoterapeutico contemporaneo che ha trovato specifiche applicazioni nella cura delle dipendenze patologiche, e sono condotti da uno psicologo del reparto.

Gruppi di riabilitazione

A completare il programma di cura, i pazienti svolgono gruppi di riabilitazione per potenziare le proprie strategie di gestione emotiva. I gruppi si ispirano ai più recenti sviluppi delle tecniche cognitivo-comportamentali di gestione delle emozioni e dei modelli motivazionali.

I pazienti con abuso o dipendenza da alcol seguono quindi un programma articolato, pensato per aumentare la motivazione al cambiamento, per gestire in modo più funzionale le emozioni e per diventare maggiormente consapevoli del problema di dipendenza.

Dopo il ricovero: la continuità di cura

“Durante il mese di ricovero” prosegue la dott.ssa Bizzi “si affrontano gli aspetti più urgenti e i pazienti ricevono un trattamento intensivo, ma non sufficiente. Il proseguo delle cure deve essere fatto a casa, attraverso numerosi ausili, ma sempre con l’obiettivo dell’astensione totale dall’alcol”. Una volta completato il ricovero per alcolismo, che dura in genere quattro settimane, è necessario proseguire il percorso di cura territorialmente per mantenere alta la motivazione al cambiamento e prevenire le ricadute.

Informazioni per il ricovero

In questa pagina trovi tutte le informazioni utili su come funziona il ricovero per alcolismo presso l’Ospedale Maria Luigia, le modalità di accesso in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale e i contatti dell’Ufficio Ricoveri.

Scopri di più

FAQ

Quando è indicato il ricovero per alcolismo?

Il ricovero è indicato quando i percorsi ambulatoriali non hanno prodotto risultati, quando la dipendenza è grave con craving incontrollabile, quando c’è rischio di sindrome d’astinenza complicata, in presenza di complicanze medico-internistiche legate all’abuso, nei quadri di doppia diagnosi con disturbi psichiatrici associati, o quando il contesto familiare e sociale non consente di interrompere il pattern di assunzione.

Quanto dura il ricovero per alcolismo all’Ospedale Maria Luigia?

Il percorso di ricovero dura in genere quattro settimane e si articola in tre fasi: valutazione medica e disintossicazione, trattamento intensivo psicoterapeutico e riabilitativo, preparazione alla dimissione e alla continuità di cura territoriale. La durata può variare in base al profilo clinico del paziente.

L’Ospedale Maria Luigia accoglie pazienti da tutta Italia?

Sì. L’Ospedale Maria Luigia è un ospedale privato accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale e accoglie pazienti in convenzione provenienti da tutte le regioni italiane, oltre a pazienti in regime privato. Per i dettagli operativi è disponibile la pagina dedicata alle informazioni per il ricovero.

Il ricovero per alcolismo prevede una terapia farmacologica?

Nella fase iniziale di disintossicazione può essere necessaria una terapia farmacologica per gestire la sindrome d’astinenza e prevenire complicanze come crisi convulsive e delirium tremens. Le linee guida dell’American Psychiatric Association raccomandano un approccio integrato che combini la gestione farmacologica con il trattamento psicosociale strutturato (Reus et al., 2018). Il piano di cura è sempre individualizzato sulla base del profilo clinico del paziente.

Cosa succede dopo il ricovero?

Una volta completato il percorso di ricovero, è fondamentale proseguire la cura a livello territoriale o ambulatoriale per mantenere alta la motivazione e prevenire le ricadute. Nei quadri di comorbilità psichiatrica può essere indicato un percorso di doppia diagnosi, mentre nei casi più resistenti è disponibile la stimolazione magnetica transcranica (TMS) in associazione al trattamento riabilitativo.

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed., text rev.). https://doi.org/10.1176/appi.books.9780890425787

Connor, J. P., Haber, P. S., & Hall, W. D. (2016). Alcohol use disorders. The Lancet, 387(10022), 988–998. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(15)00122-1

GBD 2016 Alcohol Collaborators. (2018). Alcohol use and burden for 195 countries and territories, 1990–2016: A systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2016. The Lancet, 392(10152), 1015–1035. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)31310-2

Reus, V. I., Fochtmann, L. J., Bukstein, O., Eyler, A. E., Hilty, D. M., Horvitz-Lennon, M., Mahoney, J., Pasic, J., Weaver, M., Wills, C. D., McIntyre, J., Kidd, J., Yager, J., & Hong, S.-H. (2018). The American Psychiatric Association practice guideline for the pharmacological treatment of patients with alcohol use disorder. American Journal of Psychiatry, 175(1), 86–90. https://doi.org/10.1176/appi.ajp.2017.1750101

Autore

dott. Paolo Artoni

Paolo Artoni è Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica presso l'Ospedale Maria Luigia e dott. in Psicobiologia e Neuroscienze Cognitive.

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