Il percorso di ricovero per disintossicazione da benzodiazepine presso l’Ospedale Maria Luigia è indirizzato a pazienti che hanno sviluppato una dipendenza da farmaci ansiolitici. Il problema della dipendenza da benzodiazepine è un problema ingravescente, legato ad un aumento generalizzato del consumo di farmaci nella popolazione generale e al loro cattivo utilizzo, spesso senza prescrizione e controllo alcuno da parte di un medico. Nel caso in cui la dipendenza da benzodiazepine diventi conclamata e siano falliti altri percorsi a minor intensità è consigliabile affrontare un percorso di disintossicazione da benzodiazepine in regime di ricovero ospedaliero.
Innanzi tutto è bene precisare cosa si intende per “abuso di farmaci”. Parliamo di uso di un farmaco quando il paziente assume lo stesso nella modalità corretta in modo da ottenere un’azione terapeutica e curativa.
Parliamo di abuso quando il paziente tende ad assumerlo in dosi eccessive e fuori prescrizione medica arrivando, in alcuni casi, a mettere a rischio la propria salute. Non tutti i farmaci ovviamente sono uguali, alcuni hanno una maggiore probabilità di diventare farmaci da abuso e di instaurare così, nel tempo, una reale dipendenza.
Tra i farmaci con i più alti tassi di abuso nel mondo occidentale troviamo le benzodiazepine (Peng, Morford & Levander, 2022). Le benzodiazepine sono farmaci di categoria ansiolitica, ad azione rapida, che si sono dimostrati molto efficaci nella gestione dei sintomi ansiosi, nel breve periodo.
Sono farmaci molto utilizzati e ampiamente prescritti, anche se spesso se ne sottovalutano gli effetti collaterali. A livello sintomatologico un uso eccessivo di benzodiazepine può manifestarsi con:
Inoltre un abuso di benzodiazepine in combinazione con alcol o droghe ha effetti pericolosi e potenzialmente letali. Negli anziani l’uso di benzodiazepine si associa inoltre a un aumentato rischio di cadute e di lesioni traumatiche correlate (Maust et al., 2022).
Le benzodiazepine sono farmaci che andrebbero utilizzati sotto attenta prescrizione medica in quanto facilmente in grado di facilitare una condotta di abuso che predisponga allo sviluppo di una dipendenza. Capita spesso, invece, che vengano utilizzati con estrema leggerezza e con criteri di cura sbagliati.
Le benzodiazepine sono farmaci sintomatici che vengono prescritti per ridurre gli stati ansiosi (effetto ansiolitico), per regolarizzare il sonno notturno (insonnia) e, meno frequentemente, per sfruttarne gli effetti miorilassanti.
Rimangono, però, farmaci sintomatici e non curativi, non agiscono quindi sulle cause del disturbo ma solo sui suoi sintomi. Ne consegue, che alla loro sospensione, qualora non si sia verificato un cambiamento, secondario alla cura del disturbo responsabile del sintomo, i sintomi si ripresentano con la stessa intensità antecedente all’uso dell’ansiolitico.
L’abuso di benzodiazepine sfocia, molto frequentemente, in una condizione di dipendenza psicofisica caratterizzata da:
Cosa fare se si ha una dipendenza da benzodiazepine? Il primo passo è sicuramente quello di chiedere aiuto! Riconoscere di avere un problema e accettare di non essere più in grado di gestire la situazione è fondamentale. Questo passaggio è molto importante, molto spesso infatti la vergogna prevale e i pazienti non chiedono aiuto, cercando di risolvere il problema da soli.
E’ quindi fondamentale rivolgersi al proprio medico o ad uno specialista. Sarà il medico a consigliare il percorso corretto per risolvere il problema di dipendenza.
Nei casi più lievi può essere sufficiente un percorso ambulatoriale che preveda una graduale riduzione posologica delle benzodiazepine fino alla completa sospensione (Soyka, 2017). Negli altri casi si rende necessario un percorso di disintossicazione e disassuefazione più intensivo, svolto in regime ospedaliero.
Nei casi in cui sia presente una dipendenza importante è consigliato un percorso di disintossicazione in regime di ricovero ospedaliero. In ospedale, infatti, il paziente viene monitorato nelle 24 ore. Così l’equipe medica è in grado di gestire al meglio l’insorgenza di tutti gli eventuali sintomi astinenziali.
Dopo una prima valutazione iniziale, viene impostata una terapia farmacologica adeguata che da una parte consenta di ottenere una disintossicazione epato-renale intensiva e dall’altra intraprenda un eventuale progressivo passaggio dalla benzodiazepina d’abuso al nuovo farmaco identificato come idoneo al soggetto.
Nei pazienti con dipendenza da alte dosi è descritto in letteratura un protocollo di infusione lenta di flumazenil, un antagonista competitivo dei recettori benzodiazepinici, impiegato come opzione di disintossicazione in contesti residenziali protetti (Lugoboni et al., 2017). Presso l’Ospedale Maria Luigia questo protocollo è disponibile come opzione terapeutica e viene utilizzato in casi selezionati, in base al profilo clinico del paziente e al dosaggio assunto.
Una volta impostata la terapia inizia il percorso di disintossicazione vero e proprio che prevede la graduale riduzione posologica della benzodiazepina d’abuso. L’ansiolitico viene ridotto gradualmente per evitare l’insorgenza di eventuali crisi astinenziali, ridurre il rischio di insorgenza di crisi epilettiche (comuni nella disintossicazione ex abrupto) e attenuare il pericolo di temute ricadute post dimissione.
La velocità con cui viene scalato il farmaco e l’eventuale introduzione di una molecola alternativa al farmaco di abuso, che non abbia ovviamente le stesse caratteristiche, dipende da caso a caso e viene personalizzata per ogni singolo paziente.
I tempi di un percorso di disintossicazione dipendono da soggetto a soggetto e sono influenzati dal dosaggio di benzodiazepine quotidianamente assunto. Il ricovero ospedaliero ha durata variabile, tipicamente compresa fra le quattro e le otto settimane, in base al dosaggio assunto e alla risposta individuale al trattamento.
Presso l’Ospedale Maria Luigia il percorso di disintossicazione da benzodiazepine si accompagna ad un percorso di riabilitazione che si svolge attraverso la partecipazione a gruppi terapeutici e colloqui individuali. Il paziente partecipa ad attività terapeutiche quotidiane per sviluppare strategie più funzionali di gestione dello stress e degli stati ansiosi.
E’ importante sviluppare strategie nuove di gestione dell’ansia anche perché il pericolo di una ricaduta è sempre presente. Così come altre forme di dipendenza più conosciute e temute (come la dipendenza da alcol e quella da sostanze stupefacenti), anche quella da benzodiazepine può essere particolarmente difficile da risolvere.
Un approccio che integri trattamenti farmacologici e non farmacologici è sicuramente il più indicato nella maggioranza dei casi.
Informazioni per il ricovero
In questa pagina trovi tutte le informazioni utili su come funziona il ricovero presso il nostro ospedale, le modalità di accesso e i contatti.
Le benzodiazepine sono una classe di farmaci con azione ansiolitica, sedativa e miorilassante. Sono tra i farmaci più prescritti per il trattamento dell’ansia e dell’insonnia, ma un uso prolungato può portare a dipendenza.
I segnali principali sono la necessità di aumentare il dosaggio per ottenere lo stesso effetto, la difficoltà a ridurre o sospendere il farmaco e la comparsa di sintomi di astinenza (ansia, insonnia, tremori, irritabilità) quando si tenta di smettere.
La disintossicazione prevede una riduzione graduale e controllata del dosaggio, sotto stretto monitoraggio medico. La sospensione brusca è pericolosa e va sempre evitata. Il processo può richiedere settimane o mesi a seconda della durata e del dosaggio dell’uso.
Il ricovero è indicato quando la dipendenza è consolidata, quando i tentativi di riduzione ambulatoriale non hanno avuto successo o quando sono presenti comorbilità psichiatriche che rendono necessario un ambiente protetto e un monitoraggio quotidiano.
La durata del ricovero è variabile e dipende dal dosaggio assunto, dalla durata dell’uso e dalla risposta individuale al trattamento. Tipicamente è compresa fra le quattro e le otto settimane.
I sintomi più comuni sono ansia, insonnia, irritabilità, tremori, sudorazione, difficoltà di concentrazione. Nei casi più gravi possono comparire crisi epilettiche, motivo per cui la sospensione deve sempre avvenire sotto controllo medico.
Soyka, M. (2017). Treatment of benzodiazepine dependence. New England Journal of Medicine, 376(12), 1147–1157. https://doi.org/10.1056/NEJMra1611832
Lugoboni, F., Faccini, M., Quaglio, G. L., Albiero, A., Casari, R., & Pajusco, B. (2017). Treatment of benzodiazepine dependence. New England Journal of Medicine, 376(24), 2397–2400. https://doi.org/10.1056/NEJMc1705239
Peng, L., Morford, K. L., & Levander, X. A. (2022). Benzodiazepines and related sedatives. Medical Clinics of North America, 106(1), 113–129. https://doi.org/10.1016/j.mcna.2021.08.012
Maust, D. T., Bohnert, A. S. B., Strominger, J., Alexander, N., Min, L., Hoffman, G. J., & Goldstick, J. E. (2022). Prescription characteristics associated with fall-related injury risk among older adults prescribed benzodiazepines: A cohort study. BMC Geriatrics, 22(1), 824. https://doi.org/10.1186/s12877-022-03497-3
Zamboni, L., Toldo, S., Fusina, F., Mattiello, M., Mannari, V., Campagnari, S., Schiavone, V., Congiu, A., Verlato, G., Chiamulera, C., & Lugoboni, F. (2022). Study protocol—Evoked craving in high-dose benzodiazepine users. Frontiers in Psychiatry, 13, 956892. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2022.956892
Lugoboni, F., & Quaglio, G. (2014). Exploring the dark side of the moon: The treatment of benzodiazepine tolerance. British Journal of Clinical Pharmacology, 77(2), 239–241. https://doi.org/10.1111/bcp.12148
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