I valori personali in psicologia, nell’approccio dell’Acceptance and Commitment Therapy, sono direzioni di vita scelte liberamente che orientano il comportamento momento per momento, diverse dagli obiettivi perché non si raggiungono mai una volta per tutte ma indicano come vogliamo agire. Chiarire i propri valori e tradurli in azioni quotidiane si associa a un maggiore benessere, anche quando il disagio resta presente.
In psicologia clinica contemporanea, e in particolare nell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), i valori personali sono qualità desiderate dell’agire, direzioni scelte che danno senso e coerenza a ciò che facciamo. Non sono regole imposte dall’esterno né doveri morali: sono risposte alla domanda “che tipo di persona voglio essere in questo ambito della mia vita”. Essere un genitore presente, un collega leale, una persona curiosa o generosa sono esempi di valori. A differenza di un sentimento passeggero, un valore resta disponibile come bussola anche nelle giornate difficili.
I valori si articolano in genere per domini di vita: relazioni familiari, amicizie, vita di coppia, lavoro e formazione, salute e cura di sé, tempo libero, spiritualità, impegno nella comunità. In uno studio condotto con persone in trattamento per disturbo borderline di personalità, i partecipanti hanno valutato i diversi ambiti come molto importanti, riportando però livelli significativamente più bassi di impegno effettivo e di soddisfazione nel vivere coerentemente con ciò che dichiaravano importante (Mohi et al., 2018). Questa distanza tra ciò che conta e ciò che si fa è uno dei punti su cui il lavoro sui valori interviene.
La distinzione tra valori e obiettivi è il cuore dell’approccio ACT ed è spesso fonte di confusione. Un obiettivo è un risultato concreto che si può raggiungere e poi spuntare da una lista: laurearsi, comprare casa, correre una maratona. Un valore, invece, non si raggiunge mai in via definitiva, perché descrive un modo di muoversi piuttosto che una destinazione. La metafora più usata è quella della direzione cardinale: andare “verso ovest” è un valore, arrivare a una città specifica è un obiettivo. Si può sempre continuare ad andare verso ovest, anche dopo aver attraversato molte città.
Questa differenza ha conseguenze pratiche. Gli obiettivi sono utili perché rendono i valori operativi, ma legare il proprio benessere solo al loro raggiungimento espone a un problema: una volta ottenuto il risultato, il senso di vuoto può tornare, e un fallimento può far crollare tutto. I valori offrono invece una continuità: anche se un obiettivo non viene raggiunto, la direzione resta percorribile con l’azione successiva. Per questo nel lavoro clinico si parla di azione orientata ai valori, cioè comportamenti scelti perché coerenti con ciò che è importante, indipendentemente dal risultato immediato.
Un concetto chiave è la discrepanza valore-comportamento: la distanza tra quanto un ambito è importante per noi e quanto, di fatto, agiamo in linea con esso. Diversi strumenti misurano proprio questo scarto. Adattando un questionario sui valori a un contesto specifico, alcuni ricercatori hanno costruito una misura della distanza tra i valori dichiarati dagli studenti universitari e il loro consumo di alcol, mostrando che lo scarto tra ciò che si ritiene importante e ciò che si fa è teoricamente rilevante per motivare il cambiamento (Miller et al., 2016).
Misurare questa discrepanza è clinicamente utile perché sposta l’attenzione dal solo sintomo alla qualità della vita. Nel già citato lavoro su persone con disturbo borderline, gli autori osservano che gli indicatori monitorati nella ricerca clinica, come la riduzione dei sintomi, non corrispondono necessariamente a ciò che le persone percepiscono come progresso significativo verso la guarigione (Mohi et al., 2018). Identificare dove i valori sono importanti ma poco vissuti aiuta a costruire passi concreti più aderenti a ciò che la persona desidera davvero.
L’idea di una vita guidata dai valori trova un primo sostegno empirico negli studi che osservano cosa accade, giorno per giorno, quando le persone si impegnano in direzioni che ritengono importanti. In una ricerca su adulti con e senza disturbo d’ansia sociale, i partecipanti hanno definito uno scopo personale di vita e poi annotato ogni giorno per due settimane lo sforzo e i progressi compiuti verso di esso, insieme al proprio benessere. Nelle giornate caratterizzate da impegno o progresso verso lo scopo, le persone con ansia sociale riportavano aumenti sostanziali di benessere, autostima, significato della vita ed emozioni positive (Kashdan e McKnight, 2013).
È importante leggere questi dati con prudenza. Si tratta di studi osservazionali e su campioni specifici, che mostrano associazioni nel tempo ma non dimostrano da soli un rapporto causale generalizzabile a tutti. Gli stessi autori non hanno trovato la relazione inversa, cioè il benessere non prediceva un maggiore sforzo nei giorni successivi (Kashdan e McKnight, 2013), il che suggerisce che agire verso ciò che conta possa precedere il miglioramento del tono dell’umore, e non solo seguirlo. Resta vero che vivere in linea con i propri valori non elimina il disagio: lo rende, semmai, sostenibile dentro una vita che ha una direzione.
Questa prospettiva è particolarmente utile in condizioni di sofferenza non eliminabile. In un modello sviluppato per chi assiste un familiare nella fase terminale di malattia, l’accettazione di pensieri ed emozioni dolorosi e il continuare ad agire secondo i propri valori vengono descritti come risorse di adattamento, che aiutano a non lasciarsi trascinare lontano da ciò che è importante anche in mezzo al lutto anticipatorio (Davis et al., 2014). Imparare a gestire lo stress e a stare con le emozioni difficili, in questa logica, non è alternativo al perseguire i valori, ma ne è il presupposto.
Chiarire i valori personali non significa scegliere etichette astratte, ma riconoscere ciò che già conta per noi e che a volte perdiamo di vista. Alcune domande aiutano a metterli a fuoco: in quali momenti mi sono sentito pienamente me stesso, cosa stavo facendo e cosa stavo onorando; se nessuno mi giudicasse, come vorrei comportarmi con le persone vicine; quali qualità vorrei che mi venissero riconosciute. Le risposte non producono obiettivi, ma direzioni.
Un valore autentico è scelto liberamente, non subito per paura del giudizio o per dovere. Comportarsi in un certo modo solo per evitare disapprovazione produce spesso rigidità e malessere. Lavorare sui valori richiede quindi di distinguere ciò che vogliamo davvero da ciò che ci sentiamo obbligati a volere, un passaggio che si intreccia con il tema dell’autostima e dell’autocompassione.
Una volta individuata la direzione, il passo successivo è tradurla in azioni piccole e ripetibili. Se un valore è la cura delle relazioni, un’azione coerente può essere dedicare ogni sera dieci minuti di attenzione piena a una persona cara. Pratiche di mindfulness possono sostenere questo processo, allenando la capacità di accorgersi di quando ci si allontana dai propri valori e di riportare l’attenzione al presente senza giudizio.
Per molte persone riflettere sui propri valori è un esercizio di consapevolezza che si può fare da soli. In altri casi, però, la distanza tra ciò che conta e ciò che si riesce a vivere è ampia e dolorosa, oppure è intrecciata a quadri clinici come un disturbo d’ansia generalizzata, sintomi depressivi o una stanchezza fisica e mentale persistente. In queste situazioni un percorso psicologico strutturato può aiutare a chiarire le direzioni di vita e a ridurre lo scarto tra valori e comportamenti, lavorando insieme sull’accettazione del disagio e sull’azione impegnata. Il lavoro sui valori non è una tecnica isolata, ma un filo che attraversa molti approcci psicoterapeutici di terza generazione.
Vuoi ritrovare una direzione che conta per te
Un percorso psicologico può aiutarti a chiarire i tuoi valori e a tradurli in scelte concrete, anche quando il disagio sembra prendere il sopravvento. Il Poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia offre consulenze psicologiche e psichiatriche.
Un obiettivo è un risultato concreto che si può raggiungere e poi considerare concluso, come laurearsi o cambiare lavoro. Un valore è una direzione di vita che non si esaurisce mai, perché descrive come vogliamo agire, ad esempio essere presenti per gli altri o curare la propria salute. Gli obiettivi servono a rendere i valori concreti, ma la direzione resta percorribile anche quando un singolo obiettivo non viene raggiunto.
Sì. I valori non sono fissi una volta per tutte: possono evolvere con le fasi della vita, le esperienze e i cambiamenti di ruolo. Ciò che conta non è bloccarli in una definizione, ma tornare periodicamente a chiedersi quali direzioni siano davvero importanti adesso e quanto le proprie azioni quotidiane vi siano coerenti.
No, e questo è un punto importante. Vivere in linea con i propri valori non cancella ansia, tristezza o stress, ma tende a rendere il disagio più sostenibile dentro una vita che ha una direzione. Gli studi osservano un legame tra impegno verso ciò che conta e maggiore benessere, senza promettere l’assenza di emozioni dolorose.
Può aiutare ripensare ai momenti in cui ci si è sentiti pienamente sé stessi e chiedersi cosa si stava onorando, oppure immaginare come si vorrebbe agire se nessuno giudicasse. Le risposte indicano direzioni, non traguardi. Distinguere ciò che si desidera davvero da ciò che si sente come dovere o paura del giudizio è parte essenziale del lavoro.
Non esattamente. In psicologia, e nell’approccio dell’Acceptance and Commitment Therapy in particolare, i valori personali sono direzioni scelte liberamente che orientano il comportamento e danno senso all’agire. Possono includere aspetti etici, ma non sono regole imposte dall’esterno: sono modi desiderati di stare nelle diverse aree della propria vita.
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