Poliambulatorio

RICOVERO PER DEPRESSIONE SENILE

La depressione senile è uno dei disturbi psicopatologici più diffusi nella popolazione over 65, con stime di prevalenza tra il 4,6% e il 9,3% per il disturbo depressivo maggiore e fino al 17% se si considerano i disturbi depressivi nel loro insieme (Luppa et al., 2012). Convenzionalmente si definisce depressione senile qualunque forma depressiva che colpisca persone che abbiano superato i 65 anni di età. Perdita di ruolo, perdita dell’identità sociale, lutti e riduzione della rete sociale sono alcune delle cause che possono portare una persona a sviluppare un disturbo depressivo passati i 65 anni: in particolare, la solitudine e il ridotto coinvolgimento sociale sono fattori di rischio documentati per i sintomi depressivi nell’età avanzata (Hajek et al., 2017).

Questo disturbo infatti non colpisce solo chi, già in gioventù, ha avuto problematiche depressive ma può riguardare anche persone con anamnesi psichiatrica muta. Per poter curare efficacemente questo disturbo in alcuni casi risulta necessario un periodo di ricovero. Per questo, presso l’Ospedale Maria Luigia, esiste un percorso di cura specifico per la depressione senile.

Depressione senile: i sintomi

La depressione nell’anziano si differenzia qualitativamente dalla depressione nell’adulto presentando alcune caratteristiche peculiari (Hegeman et al., 2012). Ad esempio, i pazienti anziani più raramente lamentano deflessione dell’umore rispetto agli adulti. Sono invece maggiormente presenti:

  • lamentazioni somatiche
  • irritabilità
  • facile affaticamento
  • clinofilia (tendenza a rimanere a letto per la maggior parte della giornata).
  • preoccupazioni ipocondriache
  • profondi sentimenti di inutilità

A complicare il quadro nella depressione dell’anziano c’è la scarsa propensione di questi pazienti a richiedere aiuto ad uno specialista della salute mentale. Molto spesso capita invece che i pazienti si presentino al proprio medico di base lamentando disturbi gastro-intestinali, disturbi della memoria o dolori somatici non attribuibili a cause organiche. Per questo è fondamentale uno screening tempestivo nei contesti di cura primaria, anche con strumenti di assessment rapido validati per la popolazione geriatrica (Grossberg et al., 2017).

Pseudodemenza depressiva

Molto spesso i pazienti anziani depressi lamentano una qualche forma di deficit cognitivo. Possono lamentare di non ricordare nulla, di non riuscire più a leggere un libro o di non riuscire più a fare le parole crociate. Questi deficit spesso riguardano l’attenzione, la memoria a breve e lungo termine e le capacità di astrazione.

Questi deficit spesso solo collegati alla patologia depressiva e sono quindi reversibili, ma rendono comunque molti dei trattamenti psicoterapeutici noti poco incisivi. In alcuni casi il quadro cognitivo appare molto compromesso tanto da parlare di pseudodemenza depressiva. La pseudodemenza depressiva può presentarsi con sintomi molto simili a quelli di una vera e propria demenza, con stati confusionali, deficit della memoria e deficit nelle funzioni esecutive. Le lamentele cognitive soggettive nell’anziano sono in effetti spesso associate alla presenza di sintomi depressivi, anche in assenza di un deterioramento cognitivo oggettivo (Markova et al., 2017). In alcuni pazienti è inoltre presente una marcata apatia, riduzione della motivazione e dell’iniziativa che si sovrappone al quadro depressivo e ai deficit cognitivi (Steffens et al., 2022).

A differenza delle demenze però, dove le performance cognitive calano progressivamente e peggiorano irreversibilmente col passare del tempo, nella pseudodemenza depressiva la comparsa dei deficit cognitivi è molto più rapida. Inoltre se migliora il quadro depressivo anche i deficit cognitivi migliorano o spariscono. La diagnosi differenziale tra una demenza e quadro di pseudodemenza depressiva non è spesso semplice e necessità di professionisti formati e specializzati in psicogeriatria.

Ricovero per depressione dell’anziano

Il ricovero per depressione si rende necessario per pazienti anziani quando il trattamento ambulatoriale sia risultato inefficace o quando le condizioni cliniche lo consiglino. Presso l’Ospedale Maria Luigia esiste un reparto specializzato e un protocollo riabilitativo specifico per la depressione nell’anziano.

Nel reparto di psicogeriatria i pazienti anziani con disturbo dell’umore vengono seguito da una equipe multiprofessionale coordinata dal dott. Marco De Bernardis, che prevede numerosi professionisti coinvolti. Un approccio multidisciplinare integrato è raccomandato dalle linee guida internazionali per la gestione della depressione nell’anziano (Kok & Reynolds, 2017). Nello specifico l’equipe è formata dai seguenti professionisti:

  • Neurologo
  • Psichiatra
  • Medico Internista
  • Psicologo
  • Tecnico della riabilitazione psichiatrica
  • Infermiere
  • Fisioterapista
  • OSS

All’ingresso del paziente in reparto vengono svolti gli esami e i test per arrivare ad una diagnosi corretta. Il lavoro di equipe  risulta quindi necessario per poter arrivare ad una visione più globale del paziente e delle sue problematiche.

L’iter diagnostico prevede esami psicometrici, visita psichiatrica e neurologica ed esami strumentali (es. Risonanza magnetica, TAC etc.), oltre agli esami di routine (analisi del sangue etc.) per una valutazione internistica. Una volta impostata una corretta terapia farmacologica da parte dell’equipe medica, i pazienti seguono un percorso di riabilitazione specifico per la depressione senile.

Percorso di ricovero per depressione senile

I pazienti con disturbi depressivi in età geriatrica (>65 anni) sono ospitati all’interno del reparto di psicogeriatria al 3° piano, nella nuova Ala Quarta. Quotidianamente sono proposte attività riabilitative specifiche, che prevedono il coinvolgimento di pazienti con le medesime problematiche. Il percorso di ricovero per depressione nell’anziano prevede la partecipazione, nell’arco della settimana, a gruppi specifici per la depressione senile divisi per modalità e obiettivi:

Quali attività riabilitative si svolgono durante il ricovero?

Il percorso riabilitativo si articola in tre gruppi terapeutici complementari, che mirano rispettivamente a contrastare i sintomi depressivi, a ridurre i livelli di ansia e a stimolare le funzioni cognitive del paziente.

Gruppi DEP

Durante i gruppi DEP i pazienti sono invitati a condividere le proprie esperienze, difficoltà e preoccupazioni relative al ricovero, alle cause della malattia, e alle situazioni potenzialmente stressanti.

Il lavoro in gruppo favorisce la riduzione di sentimenti di alienazione, di colpa o di vergogna che la depressione spesso alimenta. Inoltre il gruppo diventa fonte di sostegno per il singolo paziente. Durante questi gruppi vengono fornite informazioni teoriche sulla depressione e suggerite strategie comportamentali e metacognitive pratiche per poter affrontare efficacemente i sintomi depressivi.

Gruppi di rilassamento e immaginativi

Durante i gruppi immaginativi e di rilassamento i pazienti sono invitati a riprendere contatto con il proprio corpo, le proprie emozioni e i propri vissuti. Attraverso tecniche differenti i pazienti possono sperimentare strategie per la gestione dell’ansia e della rimuginazione mentale, riducendo così l’intensità dei sintomi e favorendo così un miglioramento del quadro sintomatologico.

Gruppi di stimolazione cognitiva

Durante questi gruppi vengono proposti esercizi di stimolazione cognitiva che vanno a potenziare le abilità mnesiche e attentive dei pazienti. Infatti, a causa della patologia depressiva, si può osservare in questi pazienti una riduzione delle performance cognitive. I gruppi di stimolazione cognitiva, lavorando sul mantenimento e/o potenziamento delle performance cognitive dei pazienti, migliorano autostima e autoefficacia. Approcci strutturati come la Cognitive Stimulation Therapy si sono dimostrati efficaci nel migliorare cognizione e qualità di vita nelle popolazioni anziane (Spector et al., 2003).

Efficacia del trattamento per la depressione senile

Questo protocollo di cura per la depressione nell’anziano è stato presentato a Firenze al 17° Congresso Nazionale dell’AIP (Associazione Italiana di Psicogeriatria). Ne commenta i risultati il dott. Marco De Bernardis “abbiamo analizzato nel corso dell’anno scorso l’andamento dei pazienti, in collaborazione all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia che ha condotto per noi le analisi statistiche.”

“Dai dati in nostro possesso possiamo dire che il protocollo di trattamento riabilitativo è efficace e mostra risultati incoraggianti. Certamente lo studio è ancora preliminare e abbiamo bisogno di ulteriori studi ma quello che osserviamo oggi è che la partecipazione dei pazienti al protocollo ne migliora significativamente il tono dell’umore. Non solo, i pazienti che partecipano assiduamente al percorso riabilitativo hanno un miglioramento cognitivo medio di quasi 2 punti al Mini Mental State Examination.*

“Per questo riteniamo che sia importante, per la corretta cura del paziente psicogeriatrico, integrare una corretta terapia farmacologica, che rimane un pilastro fondamentale nella cura di questi pazienti, ad un intervento riabilitativo intensivo.”

Per consultare il poster presentato al 17° congresso dell’AIP con i risultati dello studio è possibile consultarlo qui: POSTER AIP 2017

Ambulatorio di Psicogeriatria

Presso l’Ospedale Maria Luigia è attivo un ambulatorio specifico di Psicogeriatria per la diagnosi e la cura della depressione nell’anziano. Per maggiori informazioni contatta il poliambulatorio.

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Domande frequenti sulla depressione senile

Cos’è la depressione senile?

La depressione senile è un disturbo depressivo che insorge dopo i 65 anni di età. Si distingue qualitativamente dalla depressione dell’adulto perché si presenta più spesso con sintomi somatici, irritabilità, clinofilia e preoccupazioni ipocondriache, piuttosto che con una franca deflessione dell’umore.

Quali sono i sintomi della depressione nell’anziano?

I sintomi più frequenti sono lamentele somatiche, irritabilità, affaticabilità, tendenza a rimanere a letto (clinofilia), preoccupazioni ipocondriache e profondi sentimenti di inutilità. I pazienti raramente riferiscono spontaneamente una tristezza pervasiva, e questo rende la diagnosi più difficile.

Cos’è la pseudodemenza depressiva?

La pseudodemenza depressiva è un quadro in cui i deficit cognitivi prodotti dalla depressione (memoria, attenzione, funzioni esecutive) sono talmente marcati da somigliare a una vera demenza. A differenza delle demenze degenerative, i deficit sono reversibili: migliorano con il trattamento dell’episodio depressivo.

Quando è indicato il ricovero?

Il ricovero per depressione è indicato quando il quadro depressivo è grave, resistente al trattamento ambulatoriale, accompagnato da un significativo deterioramento funzionale o cognitivo, oppure quando il paziente non riceve un adeguato supporto a domicilio. Il ricovero consente di monitorare il paziente nelle 24 ore, ottimizzare la terapia e proporre interventi riabilitativi di gruppo.

La depressione senile si cura?

Sì, la depressione senile è una condizione trattabile. Una diagnosi tempestiva, anche tramite strumenti di assessment rapido in contesti di cura primaria (Grossberg et al., 2017), e un percorso terapeutico integrato, che includa supporto farmacologico, attività riabilitative e contrasto all’isolamento sociale, migliorano significativamente la prognosi.

Bibliografia

Grossberg, G. T., Beck, D., & Zaidi, S. N. Y. (2017). Rapid depression assessment in geriatric patients. Clinics in Geriatric Medicine, 33(3), 383–391. https://doi.org/10.1016/j.cger.2017.03.007

Hajek, A., Brettschneider, C., Mallon, T., Ernst, A., Mamone, S., Wiese, B., Weyerer, S., Werle, J., Pentzek, M., Fuchs, A., Stein, J., Luck, T., Bickel, H., Mosch, E., Wagner, M., Heser, K., Maier, W., Scherer, M., Riedel-Heller, S. G., & König, H. H. (2017). The impact of social engagement on health-related quality of life and depressive symptoms in old age. Evidence from a multicenter prospective cohort study in Germany. Health and Quality of Life Outcomes, 15(1), 140. https://doi.org/10.1186/s12955-017-0715-8

Hegeman, J. M., Kok, R. M., van der Mast, R. C., & Giltay, E. J. (2012). Phenomenology of depression in older compared with younger adults. Meta-analysis. The British Journal of Psychiatry, 200(4), 275–281. https://doi.org/10.1192/bjp.bp.111.095950

Kok, R. M., & Reynolds, C. F., 3rd. (2017). Management of depression in older adults. A review. JAMA, 317(20), 2114–2122. https://doi.org/10.1001/jama.2017.5706

Luppa, M., Sikorski, C., Luck, T., Ehreke, L., Konnopka, A., Wiese, B., Weyerer, S., König, H. H., & Riedel-Heller, S. G. (2012). Age- and gender-specific prevalence of depression in latest-life. Systematic review and meta-analysis. Journal of Affective Disorders, 136(3), 212–221. https://doi.org/10.1016/j.jad.2010.11.033

Markova, H., Andel, R., Stepankova, H., Kopecek, M., Nikolai, T., Hort, J., Thomas-Antérion, C., & Vyhnalek, M. (2017). Subjective cognitive complaints in cognitively healthy older adults and their relationship to cognitive performance and depressive symptoms. Journal of Alzheimer’s Disease, 59(3), 871–881. https://doi.org/10.3233/JAD-160970

Spector, A., Thorgrimsen, L., Woods, B., Royan, L., Davies, S., Butterworth, M., & Orrell, M. (2003). Efficacy of an evidence-based cognitive stimulation therapy programme for people with dementia. Randomised controlled trial. The British Journal of Psychiatry, 183(3), 248–254. https://doi.org/10.1192/bjp.183.3.248

Steffens, D. C., Fahed, M., Manning, K. J., & Wang, L. (2022). The neurobiology of apathy in depression and neurocognitive impairment in older adults. A review of epidemiological, clinical, neuropsychological and biological research. Translational Psychiatry, 12(1), 525. https://doi.org/10.1038/s41398-022-02292-3

Autore

dott. Paolo Artoni

Paolo Artoni è Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica presso l'Ospedale Maria Luigia e dott. in Psicobiologia e Neuroscienze Cognitive.

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