L’anoressia nervosa è un grave disturbo dell’alimentazione, il disturbo psichiatrico con il più alto tasso di mortalità. “Anoressia nervosa” è un termine che, letteralmente, sta ad indicare una perdita dell’appetito dovuta a cause psicologiche e non a malattie organiche. In realtà il termine, nonostante sia ormai largamente diffuso, appare scorretto. Nelle pazienti anoressiche infatti il sintomo della fame è presente. Ma è presente un patologico controllo di questo stimolo corporeo.
Nel corso del tempo le caratteristiche necessarie per poter fare diagnosi di anoressia nervosa sono cambiate. In psichiatria infatti, a differenza di altre branche della medicina, definire i confini di una malattia non è mai semplice. I confini infatti tendono ad essere abbastanza labili e i sintomi possono presentarsi in modo variegato pur facendo riferimento alla stessa categoria diagnostica.
Fino al 2013 ad esempio, nel DSM-IV-TR, la penultima versione del Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, i criteri per la diagnosi di anoressia nervosa erano:
Questi criteri, senz’altro utili e descrittivi, presentavano però alcuni problemi. Ad esempio non erano in grado di comprendere e includere la diagnosi di anoressia nervosa in bambini e adolescenti. Oppure applicare il criterio “paura di ingrassare” spesso non era così semplice in quanto le pazienti stesse non dichiaravano di avere questa paura (per vergogna, negazione o deficit di insight).
Nel 2013, con il superamento del DSM-IV-TR e l’introduzione del nuovo DSM-5 l’APA ha cercato di risolvere alcuni dei problemi diagnostici evidenziati per quel che riguarda l’anoressia. Una differenza riguarda il focus sui sintomi, se nella versione IV-TR si dava maggior peso ad aspetti di natura cognitiva, con il DSM-5 l’attenzione si è spostata maggiormente sugli aspetti comportamentali che interferiscono con un sano peso corporeo (restrizione alimentare, iperattività, strategie di compenso etc.).
Altro aspetto di difficile applicazione in ambito clinico (ma non solo) riguarda il peso corporeo atteso. Il criterio del peso al di sotto dell’85% del peso corporeo atteso risultava problematico per due ragioni:
Nel DSM-5 è stato così eliminato il valore numerico (85%) lasciando un più generico “peso significativamente basso”.
Altro criterio del DSM-IV che è stato molto dibattuto è quello della presenza dell’amenorrea. L’amenorrea è l’assenza del ciclo mestruale, segnale di grave sottopeso in pazienti con disturbi alimentari. Questo criterio è stato particolarmente criticato per una serie di ragioni. La prima è che il sintomo dell’amenorrea non è presente in pazienti sottosoglia e in pazienti ad esordio precoce. Inoltre risulta difficilmente applicabile in pazienti adolescenti con cicli irregolari.
Altre osservazioni cliniche sconsigliavano l’applicazione del criterio. Pazienti con grave sottopeso possono infatti continuare a presentare regolari mestruazioni ogni mese. Infine il criterio dell’amenorrea è inapplicabile per pazienti in fase prepuberale, per donne in menopausa, donne che non hanno mai avuto cicli regolari o che utilizzano la pillola anticoncenzionale. E ovviamente per gli uomini.
Inoltre studi recenti non hanno trovato differenze tra gruppi di pazienti con disturbo alimentare e amenorrea e pazienti con disturbo alimentare e cicli regolari. Quindi l’amenorrea non sembra essere un criterio valido e applicabile. Uno recente studio ha osservato infatti che non esistono differenze rispetto alla risposta al trattamento, la gravità dei sintomi e la densità ossea in pazienti con e senza amenorrea. Infine l’amenorrea potrebbe non essere riportata fedelmente dalle pazienti rendendolo così un criterio debole.
Alla luce di queste riflessioni i criteri diagnostici per l’anoressia nervosa sono cambiati con l’introduzione del DSM-5 nel maggio del 2013. Nello specifico i cambiamenti riguardano:
Queste differenze, tra DSM-IV-TR e DSM-5, hanno favorito una migliore precisione diagnostica. Infatti i criteri troppo specifici del DSM-IV-TR avevano favorito l’esponenziale aumento di diagnosi generiche di EDNOS (Disturbi Alimentari Non Altrimenti Specificati) a discapito di quelle specifiche. Con l’introduzione del DSM-5 e la modifica di alcuni criteri si sono ridotte le diagnosi generiche (che nel DSM-5 non sono più EDNOS ma OSFED) e sono aumentate le diagnosi specifiche come anoressia nervosa, bulimia e binge eating disorder.
Nel marzo 2022 l’American Psychiatric Association ha pubblicato il DSM-5-TR (text revision), la versione attualmente in uso del Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (APA, 2022). Per l’anoressia nervosa, il DSM-5-TR ha confermato senza modifiche i criteri diagnostici introdotti nel DSM-5 del 2013: la revisione ha riguardato esclusivamente il testo descrittivo, con aggiornamenti su dati di prevalenza, fattori di rischio, considerazioni culturali e di genere, e una sezione più articolata sul rischio suicidario.
In pratica, quando oggi si parla di diagnosi di anoressia nervosa secondo il DSM-5-TR, ci si riferisce agli stessi tre criteri principali del DSM-5: restrizione dell’apporto energetico con peso significativamente basso, paura intensa di aumentare di peso o comportamenti persistenti che interferiscono con l’aumento di peso, e alterazione del modo in cui il peso e la forma del corpo vengono vissuti. Il criterio dell’amenorrea, eliminato nel 2013, non è stato reintrodotto nel DSM-5-TR.
Una volta posta la diagnosi, quando i trattamenti ambulatoriali non risultano sufficienti, può essere indicato un ricovero per anoressia nervosa in un reparto specializzato con équipe multidisciplinare.
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Il DSM-5-TR conferma i tre criteri diagnostici introdotti nel DSM-5 del 2013: restrizione dell’apporto energetico con raggiungimento di un peso corporeo significativamente basso; intensa paura di aumentare di peso o comportamenti persistenti che interferiscono con l’aumento di peso; alterazione del modo in cui il peso e la forma del corpo vengono vissuti, con indebita influenza di questi aspetti sull’autovalutazione o persistente mancanza di riconoscimento della gravità del sottopeso.
L’amenorrea è stata eliminata come criterio già con il DSM-5 del 2013 e questa scelta è stata mantenuta nel DSM-5-TR. Il criterio era problematico per diversi motivi: non applicabile a uomini, bambine in fase prepuberale, donne in menopausa o con terapia anticoncezionale; non presente in alcune pazienti con grave sottopeso; non associato in modo consistente a gravità clinica, risposta al trattamento o densità ossea.
EDNOS (Eating Disorders Not Otherwise Specified) era la categoria residuale del DSM-IV-TR in cui venivano inseriti i disturbi alimentari che non rispettavano pienamente i criteri di anoressia o bulimia. Con il DSM-5 è stata sostituita da OSFED (Other Specified Feeding or Eating Disorder), una categoria più specifica che include, per esempio, l’anoressia nervosa atipica, la bulimia nervosa a bassa frequenza, il binge eating a bassa frequenza e il disturbo da condotta di eliminazione. Il DSM-5-TR ha mantenuto questa classificazione.
No. Il DSM-5-TR è una text revision: aggiorna il testo descrittivo del manuale (dati epidemiologici, fattori di rischio, considerazioni culturali e di genere, sezione sul rischio suicidario) ma non modifica i criteri diagnostici dell’anoressia nervosa, che restano identici a quelli del DSM-5 del 2013.
American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed., text rev.). https://doi.org/10.1176/appi.books.9780890425787
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